L’autrice di “Le guerre dell’acqua”, Vandana Shiva, fisica ed economista indiana, è completamente pazza. Predica l’agricoltura di sussistenza, l’uso di tecnologie arcaiche. Si scaglia contro l’urbanizzazione, il progresso delle tecniche di coltivazione nei paesi poveri. “Le pompe motorizzate, che in meno di un ventennio hanno prosciugato vaste aree di terreno agricolo di prima qualità, sono considerate più efficienti di metodi tradizionali quali la ruota persiana, che per secoli hanno portato avanti l’agricoltura in maniera sostenibile.”
E’ l’acqua il nodo del ragionamento. Luogo di scontro fra differenti filosofie: l’una, quella arcaica, lega l’acqua alla vita, e la considera, quindi, un diritto di tutti, una risorsa sacra della comunità, da gestire in modo equo ed oculato. L’altra scuola di pensiero, invece, considera l’acqua una merce, qualcosa di privatizzabile, che può essere venduto ad un determinato prezzo. Le conseguenze di questa mentalità sono molteplici, e pesantemente negative. Anche perché chi la sostiene dispone di ingenti mezzi economici e diplomatici (il più famoso, il WTO), per imporla.
Portabandiera della prima concezione, le piccole comunità rurali, i cittadini, che dell’acqua sono i tradizionali fruitori. Sull’altra barricata, le multinazionali, i soliti “mostri”.
Una cultura di scarso rispetto dell’acqua e delle specificità del territorio porta a scelte sbagliate e controproducenti, che determinano inquinamento, siccità, inondazioni. I metodi tradizionali insegnano che esistono colture, come il sorgo, il ”grano della Siria”, che resistono alla siccità; allora, perché coltivare il cotone, che richiede grandi quantità di acqua?
Vandana Shiva denuncia un preoccupante tentativo di turbare l’equilibrio ecologico mondiale. Mettendo anche in evidenza, nell’introduzione, come una indotta competizione per le risorse possa creare terribili conflitti sociali e guerre tra Stati. L’alternativa che indica è una “democrazia delle risorse”. Nel 1995 il vicepresidente della Banca Mondiale affermò che “le guerre del prossimo secolo avranno come oggetto del contendere l’acqua.”. I fiumi più importanti del globo attraversano un gran numero di Stati. La prossima volta che sentirete parlare del progetto di una diga di enormi proporzioni, ponetevi delle domande.



