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Una guerra da dimenticare

Black Hawk Down, di Ridley Scott, USA 2001.

Più che di guerre dimenticate, questo film, uscito nel 2001 e firmato da Ridley Scott, tratta di una guerra da dimenticare.

L’azione è ambientata nel 1993 a Mogadiscio, in Somalia, all’epoca della missione ONU “Restore hope” (restituire la speranza), con la quale le Nazioni Unite cercarono di porre rimedio alla tragica situazione somala: un paese sprofondato in una spirale di guerra civile, carestie e sofferenze che pareva non aver fine. L’invio del contingente multinazionale avrebbe avuto il compito di assistere la popolazione (per i risultati si veda la scena iniziale del film) e cercare di catturare i signori della guerra. Proprio per raggiungere quest’ultimo obiettivo gli USA inviarono nel paese del corno d’Africa l’élite dei propri corpi speciali: la Delta Force e i Ranger.

Il film racconta una missione di queste truppe scelte che si è svolta realmente; una missione che avrebbe dovuto essere di routine, e che invece si risolse in tragedia: diciotto soldati USA furono uccisi e due elicotteri Black Hawk abbattuti, da cui il titolo.

Il film è essenzialmente una pellicola di guerra, l’azione è veloce, spettacolare, coinvolgente, a tratti cruenta. Limitarsi però alla mera trama non rende giustizia a quest’opera, premiata con due Oscar, che, più che essere un film di guerra, vuole essere una riflessione su di essa. Esemplare a riguardo è il personaggio del giovanissimo caporale dei Ranger, impersonato dal bravo Josh Hartnett, alla sua prima uscita come capo squadra, motivato da precisi ideali (“…noi abbiamo il dovere di fare qualcosa per questa gente”): quando si scontra con la dura realtà della guerra, essa non appare più come un grande gioco, dove si finge una sorta di safari a bordo degli elicotteri, ma rivela il suo lato più assurdo, con la morte, tra mille sofferenze, dei propri amici.

Senza dubbio il film può apparire a prima vista filoamericano, ma non bisogna dimenticare come i fatti raccontati abbiano fortemente colpito l’opinione pubblica statunitense, a tal punto da indurre il governo a ritirare le proprie truppe, pur non avendo raggiunto alcun risultato. Questa pellicola è perciò da vedere anche per premiare la scelta controcorrente dei suoi autori, che hanno voluto non dimenticare: cosa che invece, oggi, al cosiddetto mondo civile, riesce splendidamente.

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