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Una vita per la giustizia

Ingrid Betancourt, Forse mi uccideranno domani, Sonzogno, Milano 2002.

“Mi chiamo Ingrid Betancourt, sono candidata al Parlamento e credo che la corruzione sia l’equivalente politico dell’AIDS. Tenga, le regalo un preservativo, così penserà a me il giorno delle elezioni”. Con queste parole, nel gennaio 1994, una giovane donna si rivolge agli automobilisti fermi ai semafori della soffocante Bogotà; ha scelto un preservativo come simbolo della sua prima campagna elettorale, desiderosa di lanciare ai suoi connazionali un messaggio forte, come forte è la sua volontà.

Dal ‘94, questa icona di una nuova Colombia non smette di lottare con determinazione e una sete di verità che non hanno eguali nella storia del suo paese, perché il suo popolo venga a conoscenza della cancrena che in Colombia colpisce i vertici dello Stato, strozzando ogni iniziativa, accecando ogni possibile via di uscita dal conflitto, dalla povertà, dall’illegalità. E per questa sua battaglia è stata ricompensata con altissime preferenze alle elezioni politiche del ’94 e del ’98, anno in cui risultò la candidata più votata al Senato in tutto il paese.

In Forse mi uccideranno domani, Ingrid Betancourt racconta la sua vita donata alla Colombia: le rinunce, la lotta, le vittorie. Il pubblico e il privato, la cronaca e l’utopia si mescolano in queste pagine scorrevoli ma dense di eventi e di speranza: la speranza che questo paese ricchissimo di risorse possa finalmente risollevarsi dal baratro in cui i cartelli della droga, la corruzione della classe politica e la guerriglia l’hanno gettato. Una rinascita che, secondo la Betancourt, potrà avvenire solo se si potrà ritrovare fiducia nell’efficienza, nella trasparenza e nell’onestà dello Stato.

Al momento della pubblicazione del libro, nel 2001, Ingrid è sopravvissuta a due attentati volti a mettere a tacere questa voce fin troppo sincera e si prepara con determinazione alle elezioni presidenziali del maggio 2002 alla testa di Oxigeno, il partito da lei fondato nel 1998. Questa sua autobiografia è il più convincente e il più efficace dei programmi: la vittoria della giustizia e la pace sembrano possibili, sebbene ancora lontani.

Il 23 febbraio 2002, mentre, mentre entra nel territorio di distensione per tenervi un comizio, Ingrid viene sequestrata dalle FARC. Da questo momento, poco si saprà di lei e la sua scomparsa è rapidamente archiviata rispetto alle priorità della politica, nonostante i numerosi appelli da diverse parti del mondo, i premi, i riconoscimenti attribuiti alla Betancourt.

Alcuni sostengono, forse con eccessiva immaginazione, che sapesse a cosa andare incontro e che avesse scelto il sequestro come ultimo sacrificio, l’ultima denuncia al marciume del sistema, che avrebbe fatto di lei la “versión moderna de Juana de Arco”. Unica certezza è che ancora un volta la Colombia ha visto scomparire una strada verso la pace.

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