Il carcere è per sua natura un luogo chiuso, e i suoi rapporti con l’esterno tendono a essere rigidi e definiti. La legislazione esistente non permette ai detenuti di utilizzare internet. Il problema è principalmente la sicurezza: di regola niente può entrare o uscire dal carcere senza il benestare della direzione, e se è possibile controllare le lettere scritte dai detenuti, non si può esercitare la stessa sorveglianza sulle email o sulle conversazioni online.
La rigidità di questo divieto si sta lentamente stemperando, sia in Italia che all’estero. Negli Stati Uniti questo è avvenuto specialmente tra i condannati a morte, a cui le direzioni delle carceri hanno in alcuni casi permesso di tenere un sito internet: particolarmente celebre e visitato è stato il sito “Dead Man Talking” di Dean Carter. In Italia, alcuni interessanti progetti sono emersi nell’ambito dei giornali scritti dai carcerati, che in alcuni casi, a San Vittore per esempio, hanno dato vita a edizioni sulla rete. Di recente sono stati ipotizzate, a livello ministeriale, due possibilità per rendere accessibile internet ai detenuti. La prima è quella della tecnica ‘mirroring’: si scaricano le pagine di alcuni siti internet, accuratamente selezionati, e si permette ai detenuti la visita off-line. La seconda possibilità, di più difficile attuazione, è quella di consentire l’accesso solo ad alcuni siti, criptando il resto della rete. Per le email e la comunicazione via internet, la strada da percorrere sembra invece essere ancora lunga.
E’ però proprio in quest’ambito, quella della comunicazione interpersonale, che internet potrebbe offrire al mondo carcerario una potenzialità inaspettata di apertura verso l’esterno. Il progetto ‘Dentro e fuori’ si propone di portare internet in carcere non come un mezzo di informazione, ma come lo strumento per incoraggiare relazioni e dialoghi tra persone. Di costruire dialoghi virtuali tra persone che di virtuale non hanno nulla. Per questa ragione, si è fatto di tutto per presentare gli scritti apparsi sul sito non come dei pezzi da leggere, ma come delle lettere a cui rispondere, e si è progettato il sito per incoraggiare i commenti e l’interazione da parte dei lettori.
Le condizioni che hanno reso possibile l’attuazione del progetto sono tre. La prima è la collaborazione della direzione, che si è dimostrata disponibile non solo ad aiutarci a ottenere i permessi necessari, ma anche a leggere ogni settimana i pezzi scritti dai detenuti, in modo da eliminare l’ostacolo principale, quello della sicurezza. La seconda è l’aiuto e la fiducia di Claudio Montagna e della CAST, che ci hanno permesso di esercitare il nostro mestiere di ‘postini’ negli spazi e negli orari del loro laboratorio. La terza è stata la risposta dei detenuti e dei visitatori del sito, che hanno costruito con la loro attenzione e con i loro scritti, da dentro e da fuori, il sito internet. Nelle pagine interne di questo numero speciale de Il Contesto abbiamo pubblicato alcuni dei loro scambi di lettere e dei loro interventi, così da fornire alcuni esempi di ciò che è avvenuto nel sito in questi mesi.
Si parla spesso di internet come di un mondo irreale, senza consistenza. Ogni settimana, quando portavamo in carcere i messaggi e le lettere dei visitatori del sito e li consegnavamo a ogni detenuto, e quando questi ci consegnavano i loro pezzi, scritti a mano, al computer o addirittura con la macchina da scrivere, ci si dimenticava facilmente di lavorare per un progetto virtuale. Sembrava, invece, che ogni strumento assumesse un senso e un significato solo alla luce di come viene usato.
Buona lettura.
Internet e carcere
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