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Un problema italiano

Pensando alla mafia vengono in mente stragi, spargimenti di sangue, tanti nomi diventati tragicamente famosi, film, libri, inchieste lasciate cadere nel vuoto e paesi conosciuti solo per la loro scomoda posizione geografica. È molto complicato affrontare questo argomento per svariati motivi: si ha paura di andare a scavare in profondità in territori non propri, si ha paura di scoprire qualcosa di “scomodo”, si sa che di certe cose non si può veramente parlare, oppure si danno giudizi avventati e stereotipati senza essere davvero in grado di capirne il recondito significato.

Foto Simone Natale

Foto Simone Natale

Noi stessi ne abbiamo un’idea molto diversa a seconda del ceto di appartenenza, dell’area geografica nella quale siamo nati, della cultura e dell’educazione ricevute. In questo territorio “minato” abbiamo voluto camminare alla ricerca di qualche notizia, interpretazione e visione della realtà non veicolate da paura o ignoranza ed è per questo motivo che abbiamo cercato di proporre un percorso di conoscenza della mafia restringendo il campo e affrontando solo certe tematiche. Questo numero esce in occasione della celebrazione della manifestazione nazionale del 21 Marzo proposta ogni anno da Libera-Associazioni. Nomi e numeri contro le mafie che quest’anno si svolgerà a Torino.
Capire per conoscere una realtà che imbarazza molti, che spaventa tanti altri e che viene troppo spesso accantonata e considerata eredità culturale del nostro meridione. La mafia nasce e si sviluppa nel Sud d’Italia, ma non rimane e non si diffonde solo lì, entra nella vita di tutto il nostro paese, controlla settori della nostra economia, delle nostre amministrazioni locali fino a giungere ai vertici del potere politico. La mafia è un pezzo del nostro paese e non possiamo continuare ad ignorare la gravità della situazione né a fare finta che “certe cose accadano solo al Sud” perché purtroppo così non è. Non si può tuttavia neanche negare che la diffusione e l’esercizio del potere mafioso cambi radicalmente da Nord a Sud, che si manifesti in forme diverse. Torino è stata scelta per tre principali motivi: la mafia non è solo dei calabresi, dei pugliesi, dei campani, dei siciliani e dei sardi, la mafia è purtroppo italiana, e sta anche diventando sempre più organizzata in un network internazionale; il Piemonte ha avuto un triste primato, ovvero il primo comune del nord Italia commissariato per mafia, Bardonecchia; e Torino è la città dove sono nate, cresciute e hanno operato molte figure dell’antimafia italiana.
In questo numero si parla della mafia combattuta, di quello che si cerca di fare da anni ormai per arginare e distruggere il potere mafioso. Si parla di quelle associazioni che con coraggio si sono organizzate per proporre qualcosa di concreto, per costruire dei percorsi di formazione ed educazione alla legalità e di che cosa hanno fatto e stanno facendo le nostre istituzioni nella battaglia antimafia. E si conclude cercando di capire la genesi, i motivi e le conseguenze della collusione mafia-politica, che è forse uno degli aspetti più inquietanti del problema perché si esula da territori di violenza ed estorsione per arrivare in quei territori che dovrebbero organizzare e gestire la cosa pubblica, di tutti.
Un esercizio del potere secolare che è cambiato col mutare delle condizioni del nostro paese, ma che si cerca di combattere con ogni mezzo, dalle associazioni antimafia, dalle istituzioni e da chi studia da anni questo fenomeno: questo è il tema della nostra ricerca di comprensione e conoscenza di questo “pezzo di mafia” e di chi lo combatte. Abbiamo cercato di inquadrare il contesto, a voi il giudizio.
Buona lettura.

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