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Un anno fa

editoriale10Circa un anno fa, nel maggio 2008, un laconico portavoce del Ministero dell’Ambiente della Sassonia tedesca spiegava ai giornalisti che fine avevano fatto quei famosi treni partiti dalla Campania dell’emergenza rifiuti per trasportare tonnellate di spazzatura in Germania. “Buona parte di questi rifiuti non sono stati bruciati” aveva precisato. I rifiuti non organici erano stati separati e indirizzati nell’efficiente sistema di riciclaggio in funzione in Germania; il resto, “una parte minore”, era stato trattato in un impianto e venduto alle industrie, che l’avrebbero utilizzato per produrre energia.
La vicenda di quei treni dal carico sgradevole, ma in buona parte riciclabile, riassume bene quanto speriamo di avere imparato da quello che è successo a Napoli: che chi, come la Germania, si è mosso in tempo, sviluppando fin dall’inizio degli anni novanta un sistema di raccolta differenziata funzionale e agevole per i cittadini, oggi ne raccoglie i frutti; e che la soluzione per il nostro paese non va cercata nelle misure straordinarie, ma in uno sforzo comune di istituzioni e cittadini per giungere alla costruzione di un sistema sano e sostenibile.
Abbiamo scelto di dedicare l’inchiesta guida di questo numero a un caso apparentemente in contraddizione con quanto detto fino a qua. “Germania, modello Napoli” racconta dei legami tra criminalità e smaltimento dei rifiuti che hanno fatto tremare, se non il governo tedesco, alcune amministrazioni locali nelle regioni dell’ex Germania dell’Est. Le indagini e i processi che ne sono seguiti, raccontati dalla stampa tedesca facendo ampio riferimento alle vicende napoletane, non tolgono nulla alla funzionalità del sistema tedesco, che rimane un modello da imitare. Dimostrano, però, che la questione dei rifiuti è uno dei punti critici, delle zone deboli che la nostra società, con la massima urgenza, deve riconoscere come tali. Lo è a Napoli, e lo è, anche se in misura minore, millecinquecento chilometri più a nord, dove la raccolta differenziata è un’abitudine assodata e dove “tutto funziona bene”.
Non solo in Campania, ma in molte regioni italiane possiamo parlare, oggi, di “emergenza rifiuti”. Altri giornali, e altre inchieste, hanno fatto molto per svelare gli interessi della ‘Ndrangheta in Calabria, della mafia in Sicilia. Al Nord la situazione è migliore, ma rimangono grandi contraddizioni e problemi. (A Torino, dove ha sede la nostra redazione, si parla da anni dell’inceneritore di Gerbido, ma molti scommettono che l’inizio dei lavori tarderà di ancora cinque anni, e rimangono molto dubbi sulla sensatezza del progetto.) Il rischio è che, della drammatica esperienza napoletana, rimanga troppo poco: un commissariamento, alcune sedute del governo a Napoli, l’indignazione di un’estate. Anche per questa ragione, a qualche mese di distanza, abbiamo voluto riflettere su quanto è successo, dedicando un numero della nostra rivista non solo agli inquietanti intrecci tra criminalità e spazzatura, ma anche a una quantità di piccoli gesti con cui, nella nostra esistenza quotidiana, ci rapportiamo alla questione “monnezza”.

Questo numero è diverso da tutti gli altri che abbiamo pubblicato finora, se non altro per una ragione: sotto la testata, a destra, potete trovare un prezzo di copertina. Il Contesto è nato nel 2001, per iniziativa di un gruppo di studentesse e studenti torinesi, e per anni è stato distribuito gratuitamente grazie ai finanziamenti dell’Università e a iniziative di autofinanziamento. Per sette anni ci siamo riuniti ogni settimana, di domenica, e abbiamo lavorato a questa rivista dedicandoci il tempo e le risorse che lo studio ci lasciava. Oggi la maggior parte di noi non è più una studentessa o uno studente, e ci è sembrato più giusto continuare l’avventura fuori dall’università – che pure è ancora uno dei nostri luoghi di riferimento e, come hanno dimostrato le vicende degli ultimi mesi, rimane tra i luoghi più vitali della società italiana. D’ora in poi ci sosterremo con gli abbonamenti e la vendita delle copie. Produrremo meno carta, e la distribuiremo solo a chi è davvero interessato a leggerci. Quando avrete finito, sapete cosa fare: conservate la nostra rivista in libreria, oppure indirizzatela negli appositi bidoni della raccolta differenziata.

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