Nella zona dove vivi ci sono molti immigrati? Come giudichi la loro presenza e il loro apporto?

Foto Simone Natale
Bruno, 59 anni, impiegato
Qui ci sono solo i call-center e le risse che gli immigrati fanno tra di loro, che mettono in pericolo anche noi. Ci sono molti africani, gente dell’est e cinesi. Al mercato ormai quasi tutti i banchi sono loro. I prezzi sono generalmente più bassi per i prodotti industriali, ma sui prodotti freschi non mi fido, li prendo al supermercato.
Marco, 31 anni, Torino, quartiere Barriera di Milano
Secondo te noi italiani siamo razzisti?
Si, e devo dire che io per prima, nonostante ideologicamente non sia per nulla razzista, nella realtà quotidiana un po’ lo sono. Per me ciò che ci rende razzisti è la paura. Io in certi luoghi non vado perché ho paura, in certe fasce orarie se sono da sola ho paura e questa cosa mi dà fastidio e mi porta a covare razzismo. Spesso mi rendo conto che in questi giudizi l’emozione corre più rapida della ragione, e l’esito è una reazione di pensiero razzista.
Alice, 30 anni, Torino
Direi di si, ma non è più il razzismo su base biologica, come poteva essere una volta. Mi sembra che il razzismo di oggi sia basato su questioni economiche, più sul censo che non sui corredi genetici. La dimostrazione è che nessuno è razzista contro un tedesco o uno statunitense, e se andiamo a New York nessuno di noi si sente a disagio per la presenza dei neri.
Terenzio, 37 anni, impiegato, Torino
Tu sei giovane, ma io ricordo bene, a Torino, negli anni Sessanta, i cartelli con su scritto: qui non si affitta ai meridionali. Per me, appena arrivato dalla Puglia, quello è stato il primo incontro col razzismo dei miei connazionali. Io però non posso essere razzista: infatti in Italia prima e in Germania poi, sono sempre stato trattato bene, ora non posso avercela con chi è come ero io.
Sandro, 64 anni, emigrato pugliese, ora residente il Toscana
Giornali e tv ci restituiscono l’impressione che in Italia vada prendendo piede, se non dilagando, una forma nemmeno troppo velata di intolleranza contro gli stranieri. Secondo te questa sensazione è fondata?
Certo, ma la colpa è proprio dei giornali e delle tv che ci danno un’informazione distorta e orientata solo in un senso: quello di evidenziare tutte le malefatte dei migranti. Fosse per i giornali e le tv voteremmo tutti per la Lega Nord. E’ un malcostume italiano, la tattica del capro espiatorio, e ci si dimentica dell’apporto fornito dai migranti all’economia e si tralasciano le violenze e i misfatti compiuti dagli italiani.
Jacopo, 28 anni, operatore sociale, Milano
Io sono in Italia da 23 anni e non ho mai avuto grossi problemi. Devo però dire che parlo la lingua e lavoro, dunque è anche più facile. Nonostante questo mio figlio, che va alle elementari, a volte torna a casa e mi racconta di essere stato offeso dai compagni per il fatto di essere africano. Questo però è sempre successo, non è un fatto di questi ultimi tempi.
Daouda, 40 anni, commerciante senegalese, Roma
Secondo te noi italiani ce l’abbiamo con gli stranieri?
Si, tra la gente questo sentimento si sta diffondendo. Io sono un insegnante e vedo che anche tra alcuni miei allievi ci sono pregiudizi. L’inno nazionale dice ‘fratelli d’Italia’, ma ora noi, per colpa dei pregiudizi e di alcuni atteggiamenti di una minoranza degli immigrati, stiamo aggiungendo: se però sei nero, arabo o orientale non sei né italiano né fratello.
Christian, 41 anni, Torino
Trovate che Torino sia una città multiculturale?
Multi-cultural town? Do you really think Torino is a multi-cultural town?
Josh e Pamela, turisti newyorkesi incontrati in via Roma a Torino