Lega Nord, una questione europea

Intervista a Margarita Gomez e Michel Huysseune

Quali altre forze della destra europea sono avvicinabili alla Lega? L’opinione di due tra i massimi esperti internazionali della Lega Nord: Margarita Gomez-Reino Cachafeiro, docente di studi politici all’università spagnola Uned, e Michel Huysseune, docente alla Vrije University di Bruxelles e autore di “Modernità e secessione. Le scienze sociali e il discorso politico della Lega” (Carocci, 2004).

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Quali sono i caratteri della Lega che le sono sembrati significativi?

Gomez-Reino: C’è una dualità, possiamo dire così, nel partito. All’inizio, quando sono arrivato in Italia per fare il lavoro di campo, la Lega era già studiata dagli accademici italiani. C’erano, in sintesi, due strade: la strada di Ilvo Diamanti, che era quella che puntava sulla frattura territoriale, sulla rivolta del Nord. Dall’altra parte c’era la strada che sottolineava soprattutto il populismo della Lega Nord, il fatto che queste politiche antimigranti emergessero chiaramente già dalla fine degli anni Ottanta. E proprio questa dualità mi è sembrata interessante, e ho cercato di mettere insieme entrambe queste caratteristiche. Secondo me la Lega Nord ha una doppia identità, come partito regionalista e come partito di nuova destra radicale in Europa.

Huysseune: Credo che ora sia sempre più vicina ai partiti xenofobici e di estrema destra. Direi che è un caso interessante per molte ragioni, ma soprattutto per l’indeterminazione ideologica dei suoi primi anni, un processo di definizione di un’identità che certo è proprio di tutti i nazionalisti, però nel caso della Lega Nord è stato particolarmente lungo.

Foto Antonino Natale

Foto Antonino Natale

In tempi recenti l’immigrazione è diventato il tema principale dell’impostazione politica della Lega Nord, superando in importanza le rivendicazioni sulla Padania. Come giudica questo cambio di argomenti?

G.: Io direi che questa politica contro l’immigrazione è stata sempre presente. A volte la Lega ha moderato i toni e le parole, negli anni Novanta di più, meno in questi ultimi anni, ma è sempre stata una politica molto importante per capire il movimento.

H.: Direi che si tratta della radicalizzazione di una posizione già presente, piuttosto che una nuova. Fin dall’inizio, l’ostilità verso ciò che viene da fuori la comunità è stata una componente importante di come la Lega si presentava come organizzazione. Nei primi anni il partito parlava con più prudenza di questi aspetti, veniva ripetuta l’affermazione secondo cui ognuno potesse divenire un italiano del nord, mentre recentemente la considerazione secondo cui l’identità è radicata nel territorio compare molto più spesso. L’ostilità verso gli immigrati, però, era già presente nei primi anni: per esempio nei primi libri di Bossi si legge che la Lega è a favore del libero movimento dei capitali, ma non delle persone. In questo senso possiamo dire che l’ostilità riguardo al fenomeno dell’immigrazione è stata una costante. Ciò non toglie che le posizioni anti-immigrazione siano diventate più forti e più esplicite. E direi che oggi la secessione è, nella leadership del partito, più una questione retorica che una vera strategia. Anche perché il tema dell’immigrazione può portare più facilmente a dei risultati rispetto alla secessione.

Come giudica le leggi sull’immigrazione nel recente pacchetto sicurezza?

G.: Le giudico molto male. L’effetto del governo italiano in Europa è stato, secondo me, nefasto: per quanto riguarda la direttiva di ritorno, è stata un’iniziativa italiana a dare forma a questa direttiva, che pure è stata approvata dal parlamento europeo. Quindi possiamo parlare di due effetti della Lega Nord: uno diretto sull’Italia, perché con il ministero dell’interno e con il coinvolgimento nel governo hanno un ruolo importante nel territorio italiano, e uno, indiretto, sulle politiche migratorie in Europa.

H.: E’ certamente parte di una tendenza a un inasprimento generale delle leggi sul tema in Europa. Per certi aspetti è senza dubbio più estrema, ma se lo guardi da una prospettiva europea dobbiamo tenere conto che uno stesso trend sta avendo luogo in nazioni come Francia, Grecia e Malta.

Quali altri forze della destra estrema europea, secondo lei, si possono avvicinare alla Lega Nord?

G.: Sicuramente, per quanto riguarda l’immigrazione, la propaganda del partito belga Vlaams Belang, che significa l’Interesse Fiammingo, è molto simile. Per quanto riguarda il discorso nazionalista oppure regionalista, però, l’Interesse Fiammingo non vuole essere avvicinato a un partito come la Lega Nord, perché per loro non sono degli autentici nazionalisti in Europa: il movimento fiammingo ha un secolo di storia, e la Lega Nord è nata con questa invenzione della Padania, e dunque non avrebbe nessuna legittimità. Certo, per quanto riguarda l’immigrazione e l’euroscetticismo, si somigliano moltissimo: anche loro hanno questa doppia identità come partito regionalista e come partito dell’estrema destra radicale.

H.: Ci sono certamente delle somiglianze con i partiti di estrema destra in generale. Nei primi anni la Lega faceva costante riferimento a tutti i partiti regionalisti, ma adesso questo aspetto è diventato più debole, anche perché molti di questi partiti hanno dimostrato di non amare l’estremismo della Lega Nord.

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