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Energia, il caso Torino: prima di tutto, le leggi

Intervista a Luca Mercalli; Torino, 17-4-2006 (telefonica)

È opinione diffusa che la sfida energetica si giochi in primo luogo a livello di comuni, province e regioni. In questa prospettiva abbiamo incontrato due esperti del settore per discutere la situazione di Torino e della regione Piemonte. Secondo Luca Mercalli, climatologo, presidente della Società Meteorologica Italiana e direttore della rivista Nimbus, a guidare il cambiamento devono essere i provvedimenti legislativi (vai all’articolo). Per Giampiero Godio, responsabile del settore energia di Legambiente Piemonte, il comportamento del settore pubblico deve servire come esempio per tutti i cittadini(vai all’articolo).

Foto di Giorgio Ferruzzi

Foto di Giorgio Ferruzzi

Quali sono le carenze del sistema energetico in Piemonte?
Prima di tutto la scarsa efficienza, come un po’ in tutta Italia. Poi, c’è un grande limite culturale: la gente non ha le conoscenze per accedere alle attuali tecnologie per il risparmio energetico, e anche quando le ha non è invitata a farlo per via dei costi o di certi luoghi comuni ai quali si è rimasti ancorati. Sia nel settore industriale che in quello residenziale si possono fare tantissimi passi avanti, magari spendendo un po’ di soldi subito, ma rientrando in brevissimo tempo in questo investimento e aumentando peraltro il comfort. Dando isolamento termico agli edifici, usando nuovi sistemi di riscaldamento, caldaie più efficienti, integrazione con energia solare ovunque sia possibile, e così via, si potrebbe raggiungere in moltissime situazioni un risparmio annuale dell’ordine del 30/40%.

Qual è la situazione delle risorse rinnovabili a Torino?
Il nodo a Torino è l’energia solare. Quando parliamo di rinnovabili nei nostri climi dobbiamo pensare che è l’energia solare a poterci dare un contributo rilevante, sia il solare termico per fare acqua calda, sia il solare fotovoltaico per fare energia elettrica. L’eolico in Piemonte ha poche possibilità, prevalentemente concentrate sulle colline dell’Alessandrino verso l’Appennino Ligure, e l’idroelettrico non è chiaramente alla portata di una città come Torino.

Si stanno facendo degli sforzi concreti in questa direzione?
Se ne stanno facendo, ma non abbastanza. Ci sono certamente dei buoni esempi a livello dimostrativo, ma bisogna fare ancora tantissima strada perché queste tecniche vengano utilizzate in modo diffuso. Si continua a dire: “Si può fare, guardate qui questo bell’esempio!”. Invece bisogna instaurare delle prassi diffuse. Con degli incentivi di tipo economico o delle agevolazioni a livello legislativo questi processi potrebbero diventare patrimonio di tutti, non solo di chi crede nella salvaguardia dell’ambiente.

Secondo lei è più una responsabilità delle istituzioni o delle singole persone?
Tutte e due. Direi però che, se lo si fa con delle leggi, i risultati sono rapidi e tendono a raggiungere tutte le persone senza investire troppo in cultura. Ci sono già dei buoni esempi in Italia e basterebbe seguirli; per citarne uno, la provincia autonoma di Bolzano sta seguendo la via della certificazione energetica degli edifici. Magari ci si appoggia anche alla crescita della cultura dei singoli, ma quando si fanno le leggi il giorno dopo entrano in vigore e, che uno sia scemo o non sia scemo, le deve applicare.

Lei ha citato il caso di Bolzano. Molti sostengono che lì abbia un ruolo decisivo l’influsso della cultura tedesca. Ma cosa c’è nella nostra che manca rispetto a questi modelli del nord-Europa?
Il fatto è che siamo ancora ancorati a una serie di complessi di inferiorità, se possiamo chiamarli così. Moltissime cose si fanno perché nel dopoguerra si è usciti dalla miseria e si è sentito il bisogno di dimostrare di essersi affrancati da certe schiavitù. Quindi anche il risparmiare viene visto in maniera negativa, e non come un valore. Si tende a riconoscere sempre un valore alla crescita, all’avere di più, più grande, più costoso, per dimostrare che al limite con i soldi si può comprare di tutto. Invece il valore del risparmio dell’energia è un valore assoluto, prioritario, non ha nulla a che vedere con lo status symbol. Si può essere ricchi, avere soldi, e usare l’energia in maniera efficiente. Non c’è nulla di contraddittorio. Credo che ci sia proprio un gap culturale tra la cultura tedesca, che da questo punto di vista è molto più matura, e quella italiana, più frivola… basta guardare le macchine che si vendono ogni giorno e si è capito tutto.

Concretamente, cosa si deve fare ora in Piemonte e cosa a Torino?
Si dovrebbe arrivare subito a definire delle norme chiare sull’isolamento termico e sull’uso efficiente dell’energia per tutti gli edifici di nuova costruzione. Mi è giunta voce che la Regione stia elaborando delle legislazioni in proposito, ma non ho dati recenti. Ad ogni modo ciò dev’essere imperativo e immediato: non ci si può più permettere di costruire degli edifici dalle basse prestazioni energetiche. Per quanto riguarda Torino, questa città avrebbe tutte le carte in regola per dare un grande contributo su questi argomenti, sia dal punto di vista scientifico sia da quello produttivo. La questione energetica potrebbe anche essere un modo per far partire un’industria che serva per tappare i buchi della crisi attuale. Meno auto e più isolamento termico.
C’è tutta la cultura industriale e scientifica, in una città come Torino, per fare un grande salto di qualità che può portare conoscenza e produzione industriale verso questi obiettivi per i prossimi vent’anni. Se non ci svegliamo, ci penserà qualcuno altro.

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