twitter facebook picasa mail feed

Auschwitz e Srebrenica

Neutrality does not exist in the face of murder. Doing nothing to stop it is, in fact, choosing. It is not being neutral. (No Man’s Land)

L'inumazione di vittime del massacro di Srebrenica nel giorno del decimo anniversario della strage. Foto Simone Natale

L'inumazione di vittime del massacro di Srebrenica nel giorno del decimo anniversario della strage. Foto Simone Natale

Sono stato in Polonia recentemente, A Cracovia e Tychy in particolare, a pochi km da Auschwitz. Non sono andato a visitare il più famoso campo di concentramento che la storia conosca. Altri miei amici si. Io ho preferito andare a fare un giro turistico in un antica miniera di salgemma.
Perchè?
Non mi andava di sentirmi un turista ad Auschwitz. Mi sembrava una forma ingenua di voyeurismo macabro travestito da coscienza storica. Un po’ come quelli che vanno a vedere il museo della tortura con la faccia da studiosi ed escono arrapati. O si eccitano davanti alla tv, quando il leone sventra la gazzella.
Mia sorella mi ha chiesto, e allora Srebrenica? La gente va in pellegrinaggio a Srebrenica , Mostar, Sarajevo…
Miei amici mi hanno detto, se non vai (ad Auschwitz) non ti rendi conto. Le dimensioni… Le stanze coi capelli, le stanze con gli occhiali… L’infinito annichilente orizzonte di capanni tutti uguali dove stipavano un pezzo di umanità in attesa di consumarlo. Con metodo scientifico. Il fordismo del massacro.
La mia risposta è questa. Auschwitz, i campi di concentramento, il nazismo, il fascismo, sono stati giudicati dalla storia (50 anni fa) e nessuno può più permettersi di ritrattare. In caso contrario la società civile ti addita di negazionismo, revisionismo e ti mette all’angolo (e si sa come negli anni tanti loschi individui abbiano provato a ritrattare, molti di noi hanno avuto un nonno fascista e uno partigiano…)

L’orrore e la follia del nazismo mi sono stati insegnati a scuola (elementari, medie, superiori e università). I miei professori mi hanno portato a vedere Schindler’s list (scioccandomi per bene) la mia famiglia ha fatto il suo, persino il catechismo (che fa così male alle giovani menti) ha ribadito il concetto.
Io ho imparato la lezione. E anche se non ho visto i capelli, gli occhiali e tutte le reliquie sacre di quel macello organizzato che ti toglieva in ordine i tuoi beni materiali, la libertà, la dignità, l’identità di essere umano, e infine la vita, so cosa è successo. Combatterò sempre qualunque rigurgito revisionista che mi si pari di fronte, anche se non mi è mai capitato di doverlo fare.
Non ho bisogno di un rollercoaster emozionale di 3 ore per uscire distrutto da Auschwitz ed dire cazzo, cosa è successo. Non mi serve, non lo voglio e non ci vado.

E allora Srebrenica? E Sarajevo? E Mostar? Prjedor? Kotorsko?
E che differenza c’è tra una foto macabra da turista e un reportage per informare il mondo? E non ti ha dato sempre fastidio quando portavi degli amici a conoscere la Bosnia, l’accanimento fotografico sulle macerie? Sui crateri dei mortai? Sulle case trivellate dalle schegge di Granata, sulle infinite colline di Sarajevo trasformate in cimiteri? E perché tu per primo gli hai mostrato e raccontato tutto questo?

Potočari, Bosnia, la cerimonia nel giorno del decimo anniversario del massacro di Srebrenica.

Potočari, Bosnia, la cerimonia nel giorno del decimo anniversario del massacro di Srebrenica.

Perché è successo l’altro ieri. Perché nei libri di storia (ammesso che ancora la si studi) ci sono 15 righe scritte buttate giù. Perché è successo l’altro ieri alla stessa distanza che ci separa da Parigi, da Palermo per noi che stiamo a Torino. Perché è stato un genocidio immane ed efferato, avvenuto l’altro ieri, di fianco a casa nostra, mentre noi alzavamo il volume della TV per non sentire gli spari. Mentre l’Onu non faceva niente anzi faceva solo danni e a mezza Europa stava bene così. La storia sta ancora giudicando i diretti colpevoli (i processi vanno avanti).
Nessuno giudicherà mai l’ONU per non aver permesso a dei civili di difendersi contro un esercito organizzato, sporcandosi le mani dello stesso sangue. “Di fronte ad un aggressione, dichiararsi neutrali è già prendere una posizione” (No man’s Land)
Casomai non si fosse capito, è come vedere tuo fratello di 23 anni che picchia con la cinghia tua sorella di 7 e tu che sei il tutore legale dici: non prendo posizione, siete entrambi miei fratelli.

Perché io sono stato testimone di prima mano. Non degli spari, delle bombe. Non dei rastrellamenti o delle esecuzioni di massa. Sono stato testimone delle macerie fisiche e morali. Ho avuto l’occasione di essere là mentre si raccoglievano i cocci e si ricostruiva. Di sicuro mi sento addosso il dovere morale di raccontare, di spendere parole, di fare anche delle foto. Un meccanismo di identificazione forte con le vittime della guerra si è saldato in me, per il tempo speso là, per gli amici (tanti) che ho conosciuto.
Per il fatto che abbiano avuto la fiducia e l’amicizia di rendermi partecipe delle loro storie, non per caricarmi di un peso ma per onorarmi di essere portatore di una memoria storica. Per il bisogno di raccontare quando i giornali non raccontano e la storiografia ufficiale ti dimentica, edulcora, distorce.
La storia della guerra in Bosnia è veramente fatta dalle migliaia di persone che sono state là durante e dopo a dare a volte anche la vita per fare la propria parte e aiutare in qualche modo.

La distanza storica è minima, Srebrenica capitava 15 anni fa. L’undici luglio del 1995 (c’era Berlusconi? Chi vinse lo scudetto? Dove ho fatto le vacanze quell’estate? Ma veramente il 95?) nel giro di 3 giorni hanno compiuto il peggior genocidio dalla seconda guerra mondiale. Oggi aprivano le ultime fosse comuni (le ultime di cui sono a conoscenza le autorità, le ultime di cui hanno ammesso l’esistenza i responsabili… ultime è molto relativo). Faranno gli esami del dna e daranno nomi ai corpi.
La distanza geografica è ridicola, molti di noi sono andati più lontano al mare o a sciare.
La distanza culturale è imbarazzante, perché non è successo nell’Afrika nera o in un incomprensibile e impronunciabile regime islamico di cui si parla in modo astratto. E’ successo nel crocevia, nel cuore dell’Europa moderna.

Stanno ancora giudicando i colpevoli, non rifonderanno mai le vittime, che gli accordi di Dayton hanno umiliato ulteriormente. Moltissima gente ancora non sa. E non saprà mai, per la differenza di proporzioni e di copertura mediatica (da una parte il conflitto mondiale che ha cambiato il mondo, dall’altra il massacro di quasi un milione di persone in un territorio grande come Piemonte e Lombardia).

Quindi perché andare a Srebrenica e non ad Auschwitz?
Per quello che riguarda me, Auschwitz è una lezione che ho imparato sui libri di storia, e una grossa parte della società civile porta avanti da 50 anni il compito di ricordare e tramandare, per evitare equivoci storici e scongiurare il ripresentarsi di simili atrocità.
Srebrenica e la Bosnia non hanno ottenuto ancora il giusto riconoscimento da parte della storia, il processo è ancora in corso e non sarà mai completo. E i morti sono ancora caldi, fantasmi che chiedono se non vendetta, un minuto del nostro tempo per ricordarli.
In quel contesto mi sento investito di un piccolo ruolo, in prima persona, di fare la mia parte e aumentare un minimo la consapevolezza di ciò che è stato.
Senza protagonismi o toni esasperati. Che lasciamo alla propaganda di regime.

PrintFriendlyFacebookTwitterGoogle ReaderLinkedInMySpaceDeliciousShare

Tags: , , ,

Commenti

  • Simone Natale

    Grazie per la tua riflessione. Sono d’accordo per quanto riguarda Srebrenica.
    Ho però anche alcuni dubbi da porti. In alcune parti del tuo articolo mi sembra che tu affronti la questione quasi come se informarsi e ragionare sulla shoah sia in qualche maniera alternativo a prendere sul serio quello che successo a Srebrenica. Io invece credo che la memoria sull’olocausto contribuisca a capire meglio, e ad avere gli occhi più aperti, su quello che è successo a Srebrenica… Insomma, ricordare aiuta a ricordare, e per capire la storia dell’Europa negli ultimi cento credo che abbiamo bisogno di andare molto al di là dei libri di storia.

    Sono stato ad Auschwitz. Nonostante ci sia sempre qualche turista un po’ pirla che fotografa il campo di concentramento come se fosse un’attrazione turistica, credo che sia un’esperienza importante per almeno due ragioni. La prima è che vederlo aiuta a comprendere un po’ di più cosa è successo, non dico nella shoah in generale, ma nel specifico campo di Auschwitz. La seconda ragione è che ad Auschwitz c’è un capannone allestito da ogni nazione che ha subito delle vittime ad Auschwitz. Vale la pena di andarci anche solo per vedere come ogni paese ha gestito e rappresentato la questione della memoria (spesso anche seguendo delle interpretazioni che a me sembravano difficili da condividere, e che sono spesso legate alla storia politica di questi paesi).

  • Pingback: Auschwitz e Srebrenica « AIRONI DI CARTA

  • http://www.danielesolavaggione.it Daniele

    Innanzitutto ti devo chiedere scusa.

    Ai tempi del massacro di Srebrenica avevo 19 anni e sentivo dai telegiornali le cronache di questi massacri pensando: povera gente…….e limitandomi a questo. Fortunatamente persone come te hanno deciso di tenere sveglia la memoria su una pagina cosi’ degradante ed infame della storia contemporanea, uno “spettacolo” che pur essendo “andato in onda” nell’era della televisione e agli albori della internet cultura non ha trovato il giusto palcoscenico per denunciare le atrocita’ e le barbarie che sono state commesse.

    Io ad Auschwitz pero’ ci sono andato!!!

    A parte il fastidio provato dalla gente che si faceva fotografare con sullo sfondo il filo spinato e le baracche, come si dice: la madre dei coglioni è sempre incinta, la percezione che si ha entrando nel campo è comunque di massimo rispetto. Non voglio qui scendere in dettagli sulla visita in se che ad ognuno di noi può evocare diverse sensazioni. Cosa mi preme invece far notare è l’importanza di un luogo simbolo contro totalitarismi sanguinari come il nazismo ed il fascismo. Il revisionismo avanza, le nuove ristampe dei libri di storia contengono sempre meno particolari sulla seconda guerra mondiale e la fastidiosissima e terribile frase “ i morti sono tutti uguali” si sente dire sempre piu’ spesso. Tutti uguali un cazzo!!! Non voglio paragonare dei fascisti che per difendere un regime sanguinoso e liberticida massacravano padri di famiglia che difendevano la loro liberta’ ed il diritto a potersi esprimere come cazzo volevano. Naturalmente il campo di concentramento è stato ricostruito per commuovere e per dare un pugno nello stomaco, esattamente come Schindler’s list è stato girato per fare scendere la lacrimuccia e coinvolgere emotivamente lo spettatore per stimolare una reazione sdegnata.

    Il vero problema secondo me è un altro.

    I nipoti e pronipoti dei morti ad Auschwitz adesso vivono in uno stato chiamato Israele. Uno stato che nega la liberta’ e tiene sotto schiavitu’ da anni una popolazione come quella palestinese cui sono stati espropriati territori e che è stata costretta a vivere in zone loro concesse portandogli via le case. E’ un po come se domani uno entra a casa mia e mi dice: mio bisnonno abitava qua, da oggi sono il nuovo padrone di casa, se tu vuoi vivere qui vivi nel cesso ed occhio a non farmi girare i coglioni altrimenti ti tolgo pure quello.

    Questo penso sia il vero problema. La cultura di sinistra, cui anche io appartengo, pur essendo solidale, e ci mancherebbe, con i morti nei campi di concentramento, si rende conto che i nipoti di coloro che sono morti non solo non hanno imparato la lezione, ma stanno facendo errori simili a quelli compiuti dai loro carnefici. Nonostante questo vedo Auschwitz e tutti i campi di concentramento come una denuncia agli orrori perpetrati dai regimi totalitari chiunque ci sia morto dentro dai dissidenti politici agli omosessuali agli ebrei, e non una disneyland costruita dai Sionisti per dire: guardate cosa ci è successo, adesso possiamo fare quel cazzo che ci pare…..I massacri perpetrati dalle guerre sono tutti terribili, purtroppo la storia non ha reso la dovuta giustizia ai martiri di Srebrenica, ma non per questo bisogna abbassare la guardia rispetto a morti avvenute in passati piu’ remoti. Anche io ho studiato la storia moderna, ma ti devo dire che nonostante abbia approfondito l’argomento piu’ di quanto la nostra superficiale scuola mi abbia concesso, ma il “rollecoaster emozionale” funziona. Viviamo in una societa’ schiava dell’immagine, questo anche grazie al nostro beneamato presidente del Consiglio e purtroppo per inculcare delle nozioni e degli insegnamenti ad un popolo bue che vive di immagini bisogna dargli emozioni forti. Per una persona informata come te che non ha bisogno di toccare con mano le atrocita’ del Nazismo, ce ne sono almeno 100 che devono vedere con i loro occhi prima di capire, questo perche’ la subcultura televisiva non gli ha permesso di informarsi a dovere. Auspico con tutto il cuore un museo, un campo, un anniversario o un libro scolastico obbligatorio che racconti a tutti le atrocita’ commesse a Srebrenica, ma nell’attesa sono contento che esista un luogo in cui si possono toccare con mano le porcherie commesse da qui farabutti nazisti. Purtroppo in Italia con questa schifosa destra al potere sento addirittura dire che il fascismo fino alla promulgazione delle leggi razziali aveva fatto cose buone!!!!!!!!Ci vorrebbero 10, 100, 1000 monumenti che non facciamo passare nella mente di un popolo di telerincoglioniti questi messaggi. Ricordati che noi oggi siamo l’eccezione. La regola purtroppo e’ l’ignoranza e l’oblio delle malefatte della storia per poterle perpetrare di nuovo.

    Ti ringrazio per lo spunto datomi per esprimere la mia opinione, e se vorrai nuovamente confrontarti su delle opinioni o dei pareri, sempre tenendo presente che bene o male siamo dallo stesso lato della barricata, sarò sempre felice di condividere i miei peniseri. Daniele

Commenti Facebook