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I Grünen al tempo della crisi

In un articolo uscito il 13 novembre scorso, il settimanale tedesco Die Zeit metteva in risalto un’apparente contraddizione: “cambiamento climatico, energia rinnovabile, riciclaggio: mai i temi verdi sono stati importanti come ora, e mai i Verdi si sono trovati così in difficoltà. La loro battaglia politica sembra oggi decisiva, eppure questo non sembra andare a loro favore”.

Un comizio di Joschka Fischer a Bonn, durante la campagna elettorale per le elezioni del 2005. Foto Simone Natale

Un comizio di Joschka Fischer a Bonn, durante la campagna elettorale per le elezioni del 2005. Foto Simone Natale

Il partito dei Grünen tedeschi rappresenta un po’ il padre fondatore di tutti i partiti verdi europei e, mentre in Italia le varie sigle con cui si sono presentati gli ambientalisti non hanno mai raccolto grande consenso a livello nazionale, in Germania viaggiano stabilmente intorno all’8-10 per cento, e hanno fatto parte del governo rosso-verde del socialdemocratico Schröder dal 1998 al 2005. Entrato a far parte dei pochissimi partiti (attualmente sono cinque) che in Germania superano stabilmente lo sbarramento del cinque per cento di voti alle elezioni federali negli anni Ottanta, ovvero in un periodo in cui le grandi catene di supermercato potevano ancora permettersi di produrre imballaggi sempre più vistosi e meno sostenibili, i Verdi affrontano la più grande crisi della loro storia proprio oggi, quando l’importanza delle tematiche a loro care è diventata una realtà davvero condivisa. Come si può spiegare una parabola del genere? L’ascesa dell’ambientalismo dovrebbe coincidere con la fine degli ambientalisti?

La stessa elezione a leader di Cem Özdemir, immigrato turco di seconda generazione, che è stata salutata in Italia come una specie di piccolo caso Obama, nasconde dietro di sé una nuova consapevolezza dei dirigenti del partito tedesco: per sopravvivere è necessario aprire ad altri temi oltre all’ambiente, primi tra tutti l’integrazione. Se infatti persino i liberali della FDP, che si trovano all’estremo opposto dello spettro politico rispetto ai Verdi, cominciano a trattare le tematiche ambientali con una certa attenzione, significa che il loro spazio politico si sta riducendo, che la loro stessa identità è in crisi.

Intervistata per Il Contesto, Krista Sager, vice-presidente del gruppo parlamentare dei Verdi al Bundestag di Berlino, ha dichiarato che i Verdi non sono mai stati un “Punkt-Partei”, un partito incentrato su un solo tema, e men che meno lo possono essere in questo momento. Secondo la Sager, la peculiarità dei Verdi tedeschi sarebbe invece “quella di puntare programmaticamente su cose che non sono utili solamente nella prospettiva del presente, ma anche in quella del futuro: come l’istruzione, la ricerca scientifica, l’integrazione delle popolazioni immigrate”. E la questione ambientale? Secondo la Sager, anche in Germania c’è ancora molto da fare, soprattutto in un periodo di crisi economica, in cui si può avere la tentazione di prescindere dai problemi ‘verdi’. “Anche per questo siamo qui”, conclude, “per evitare che questo possa accadere”.

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