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Voci dal carcere

All’inizio di quest’anno, il progetto Dentroefuori ha festeggiato i suoi primi cinque anni di vita. In questo arco di tempo poco o nulla è cambiato. Dentroefuori, il primo blog in cui scrivono detenuti delle carceri, ha pubblicato sulla rete circa cinquecento scritti, firmati da più di quaranta autori, tutti ristretti. Ma i detenuti coinvolti nel progetto sono ancora pochi, e alla stragrande maggioranza non sono aperti né questo né altri progetti. Nell’estate del 2006 c’è stato un indulto. Prima del provvedimento, il carcere di Torino era pieno fino a scoppiare: 1500 persone rinchiuse, con una capienza ufficiale inferiore alle 1000 unità. Oggi, quasi quattro anni dopo, il numero di detenuti rinchiusi nella stessa sede è di poco inferiore: circa 1400 persone.

Disegno di Roberta Mercurio

Il blog è stato, in questo periodo, specchio fedele della realtà carceraria, in cui ci sono tantissime cose da dire e da fare, ma allo stesso tempo sembra che non accada mai nulla per davvero. Sulle pagine di Dentroefuori si sono alternati gli scritti di persone come Roberto, in arte Dobermann, che ci ha consegnato una specie di romanzo a puntate, una storia di amore che finiva con il suo arresto; come Sebastiano, che immaginava di dialogare con il gatto che aveva trovato e addomesticato nel cortile dell’istituto; o come Giancarlo, che una volta scrisse che ci sono persone fantastiche con vissuti bruttissimi e persone bruttissime con vissuti fantastici. Nella sezione Prometeo molti sono usciti, altri sono entrati, e qualcuno ha passato un periodo fuori per poi rientrare di nuovo.

Dall’8 marzo del 2008, il blog è stato aperto anche alle detenute delle sezioni femminili. Se questa novità ha portato a rimediare a uno degli squilibri più evidenti del blog, ossia il fatto che gli autori fossero tutti uomini mentre le persone che rispondevano nei commenti fossero principalmente donne, ha introdotto allo stesso tempo nuovi problemi ancora da risolvere. Rispetto alla sezione a statuto speciale Prometeo, i cui detenuti godono di maggiori libertà di movimento, nelle sezioni del femminile si è rivelato infatti più difficile raccogliere gli scritti e comunicare con le autrici.

Per quale ragione, allora, dedicare uno speciale al progetto dopo cinque anni di attività? Una prima risposta riguarda il legame tra il progetto e la rivista «Il Contesto». Sei anni fa, quando «Il Contesto» era una rivista universitaria (e chi ci lavorava aveva tra i venti e i ventitré anni), uscì il numero 4, intitolato “Un mondo ristretto” e interamente dedicato al mondo del carcere. Fu sulla spinta di quel numero che, grazie a una buona idea e all’invito a collaborare del regista Claudio Montagna e dell’associazione Cast, nacque Dentroefuori. Dedicare uno speciale de «Il Contesto» al carcere e a questo blog vuole essere un modo, qualche anno più tardi, di riconoscere e confermare questa filiazione. La seconda risposta riguarda il fatto che, dopo cinque anni, ci ritroviamo in possesso di una quantità di materiale così ampia che varrebbe la pena di pubblicare un libro, piuttosto che il numero di un giornale. Guardare indietro, allora, è una maniera di ricordare la presenza di cinquecento testi, tutti accessibili in rete, che rappresentano una finestra molto ampia, per quanto opaca, emotiva, anomala, verso l’altro lato del mondo carcerario. Ve ne diamo, in queste pagine, un assaggio, tentando di corredarlo con la presentazione di film, libri e altre proposte che riguardano il problematico tema della comunicazione tra carcere e società, tra ciò che sta dentro e ciò che sta fuori. Buona lettura.

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