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L’Italia di domani

Zadie Smith, autrice di padre inglese e madre giamaicana, è nata e cresciuta nella stessa Londra multietnica che fa da scenario al suo romanzo d’esordio White Teeth, pubblicato nel 2000 e ben presto divenuto un vero e proprio caso letterario. Introducendo un variegato nucleo di personaggi, appartenenti ad etnie come quella giamaicana e quella bengalese, Smith mette in moto numerose scansioni temporali sia nel passato ormai remoto dei propri avi sia nel passato prossimo degli anni Ottanta e Novanta. Uno dei temi più importanti del libro è proprio l’incontro/scontro generazionale tra gli immigrati di prima generazione ed i loro figli, talmente avvezzi all’ambiente multiculturale in cui sono nati da non concepire inizialmente la differenza come un problema. Tuttavia, non siamo di fronte ad un elogio sperticato di un multiculturalismo privo di attriti: se è vero che tutti gli esseri umani sono dotati di “denti bianchi”, è anche facile comprendere come i canini possano lacerare le carni e le menti di colore diverso, come i molari facciano fatica a crescere, per non parlare dei denti finti, delle identità attraverso cui un individuo può camuffare strategicamente le proprie radici. E proprio di radici Smith narra sapientemente: il bisogno di appartenere induce il cameriere Samad a provare una totale venerazione per i propri avi e allo stesso tempo un costante senso di colpa per via delle proprie violazioni “occidentali” agli insegnamenti del Corano; il suo giovane figlio Millat passa da una scanzonata adolescenza incurante delle differenze culturali ad una problematica maturità contrassegnata dall’integralismo islamico più estremo; diversamente, la giovane Irie Jones, di origine anglo-giamaicana come la stessa autrice del romanzo, cerca disperatamente di trasformare il proprio aspetto al fine di renderlo simile a quello delle ragazze occidentali. Gli stessi “Inglesi” tentano sovente di caratterizzare la propria identità mediante un costante confronto con ciò che considerano Altro, degenerando in atteggiamenti palesemente razzisti o inconsapevolmente contrassegnati da un imbarazzante “esotismo”. Esemplare è l’episodio in cui, alla domanda «Da dove vieni?», il giovane Millat risponde: «Intende dire da dove vengo in origine … Da Whitechapel, attraverso il Royal London Hospital e l’autobus 207».
All’interno di un numero che tenta di approfondire le tematiche della multiculturalità e del razzismo in Italia, non sembrerebbe fuori luogo l’invito a leggere un libro che descrive una società che ha già vissuto questi problemi da molto più tempo, in cui gli immigrati nati su suolo straniero continuano spesso a migrare da un’identità all’altra, e da un pregiudizio all’altro. La speranza è quella di poter coniugare senza attriti i propri progetti di vita con la natura indelebile delle proprie radici.

Foto Francesca Meloni

Foto Francesca Meloni

[caption id="attachment_2039" align="alignleft" width="300" caption="Una manifestazione di immigrati islamici a Roma. Foto Simone Natale"]Una manifestazione di immigrati islamici a Roma. Foto Simone Natale[/caption]

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