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Intervista a Giorgio Bocca

Dalla democrazia al mercato

La democrazia in Italia sta attraversando una grave crisi derivante dall’assenza di forze in grado di smuovere la società civile, che ormai subisce passivamente tutto ciò che le viene propinato. In una situazione di questo genere l’unico potere forte, che può e sta’ assumendo il ruolo di stella polare nella formazione delle decisioni, sembra essere il denaro, la cui “irresistibile” forza di suggestione è palesemente in antitesi con i valori tradizionali della democrazia.

Secondo lei, in Italia, il potere politico può dirsi indipendente o è da considerare trainato da altri poteri?

Penso sia trainato dall’assoluta mancanza di idee. Nella storia ci possono essere dei periodi come questo, in cui si procede un po’ a tastoni in quanto risulta molto difficile controllare lo sviluppo e le mutazioni della società. E’ un periodo di transizione, tipicamente italiano, in cui tutti badano soprattutto a curare i propri interessi.

L’unica cosa che emerge chiaramente è che tutti hanno paura di mettersi contro Berlusconi.

Questa gestione del potere politico è difficile da definire, è una specie di banda che si comporta come gangster: questo sistema di continuare a fare leggi ad personam che fanno scampare dalla galera è una atteggiamento tipicamente mafioso.

Sembra che potere politico ed economico si siano assommati, sono praticamente la stessa cosa. Non c’è più la politica, c’è solo il potere economico. Questo Governo ha grandi clienti che fanno i loro affari insieme al potere. Ha vinto il partito degli abusivi, delle grandi opere perché hanno appalti su misura.Mi sembra un periodo di disfacimento. Siamo arrivati alla pre-politica o post-politica. Ci sono delle iniziative sistematiche volte ad “arraffare” più poteri, non vedo neanche un disegno politico di tipo reazionario… tutti cercano di fare le cose che gli fanno comodo e se trovano un ostacolo cercano di annullarlo, giorno per giorno, prescindendo da un progetto politico organico.

In Italia sembra esserci una grave crisi del potere politico. Quali potrebbero esserne gli elementi scatenanti?

Quello che c’è di nuovo è la totale mancanza di decenza. Accadono cose in modo incredibilmente sfacciato: la maggioranza di Berlusconi ad un certo punto fa una legge che toglie il reato di falso in bilancio e iniziano le assoluzioni. Tutto ciò non solo avviene allo scoperto ma diventa anche un vanto. Previti alla Camera si è vantato di aver commesso un reato grave come la frode fiscale e il Presidente del Consiglio non ha detto nulla. Siamo all’impudenza: sono i colpevoli che diventano i padroni dello Stato.

Il desiderio della gente comune di avere l’uomo forte che decide per conto suo e di togliersi ogni responsabilità mi pare molto forte. Mi sembra che la tendenza generale sia quella di accettare le prepotenze di questo nuovo regime. Anche per quel che riguarda i giornali, salvo “La Repubblica”, è percepibile un allineamento più o meno esplicito.

Il fatto che queste violazioni della legalità non suscitino più grandi resistenze mi sembra significativo. L’opinione pubblica non esiste più. E’ paurosa, si manifesta con questi girotondi che tuttavia mi paiono abbastanza innocui. Ho la sensazione che in questo momento sia in atto uno di quei fenomeni di massa per cui ad un certo punto la molla della resistenza si rompe e da quel momento tutti tirano i remi in barca.

Credo che queste siano logiche che rispondono alla psicologia di massa e che non si possano spiegare attraverso una politica razionale. Ci sono periodi in cui la gente impazzisce e cerca un ubi consistamLa situazione morale-psicologica è disastrosa. E’ un tipo di economia che è arrivato al capolinea. Anche questi aggeggi, questi telefonini di cui ogni tre mesi ti annunciano l’arrivo del nuovo modello, ma alla fine cosa vogliamo farcene, cosa abbiamo da raccontarci tutto il tempo, adesso ne fanno uno in cui si vede chi ti sta parlando, ma chi se ne frega, sono sciocchezze. nella persona forte. Forse questa situazione dipende dalla paura del nuovo, che deriva dall’incertezza sul futuro: questo mutamento dell’economia da industriale a post-industriale crea delle crisi spaventose.

L’industria non è più il centro dell’economia. Adesso i prodotti reali sono stati sostituiti da prodotti virtuali ed è quindi cambiato tutto. La decadenza della classe operaia è incredibile, chi ha vissuto come ho vissuto io, in un lungo periodo in cui la classe operaia aveva il potere di controllo del mercato del lavoro, non credeva potesse venire fuori uno che parlasse male del sindacato. Adesso si fa politica dicendo che i sindacati fanno schifo. Sono cambiate delle cose e sembra siano passati dei secoli, non pochi anni. Il rispetto del potere politico era incredibilmente più forte.

La globalizzazione porta ad una rottura delle vecchie gerarchie, inoltre il numero degli uomini eraerano radicati soprattutto nella lotta di classe. C’erano dei poveri, degli sfruttati che ad un certo punto si stancavano e cercavano di rompere le loro catene. Adesso c’è un ceto medio indeterminato che corrisponde ai due terzi della popolazione, che è contento di come vanno le cose, e quindi non c’è più un’opposizione vera. La gente non va più in piazza a battersi. Non c’è più una classe operaia che fa un’opposizione. L’unica opposizione che ha funzionato è stata quella della CGIL che almeno ha organizzato degli scioperi… minore come lo era anche il numero delle nazioni ricche. Tutto ciò ha inciso sui fondamenti della lotta politica.

Pensa che in tutto questo abbia avuto un ruolo anche il modo di informare adottato dai media?

La televisione… il grande oppio… Alla sera ad un certo punto tutti si mettono davanti alla televisione che diventa, non a caso, di consumo. Da quando Berlusconi si è impadronito totalmente sia della televisione privata che di quella pubblica il suo livello qualitativo è paurosamente disceso. Non si può più discutere di politica perché lui non vuole, e quindi riempe la televisione di spazzatura. Sono tutte cose che appaiono casuali, ma sono tutte parte di una politica che tende al regime e alla dittatura anche se credo che lui stesso non sappia che tipo di dittatura volere.

Tolto il nazionalismo, tolta la lotta di classe, oramai di grandi forze che possano smuovere la società ne sono rimaste poche. E purtroppo la televisione è una di queste, ed è molto più importante di quanto pensiamo. E’ la prima volta che realmente tutti pensano alla stessa maniera.

In quest’ottica il potere della dittatura non è più di tipo poliziesco, ma è di tipo informativo, basta vedere i programmi, sono tutti uguali. L’unica cosa rimasta, e questo mi fa sorridere, è l’anticomunismo. Però i comunisti non ci sono più e il partito comunista mi pare mansuetissimo. Ho visto una trasmissione che era tutto un trionfo di anticomunismo a vuoto. Venivano enumerate tutte le ferocie che i regimi comunisti fanno come se nei paesi capitalistici non accadessero le stesse cose.

Inventare un nemico che non esiste serve a dare una ragion d’essere alla situazione attuale.

Pensa sia una situazione reversibile o un processo a senso unico verso la disgregazione?

In questa transizione risulta molto complicato dare un giudizio. Alcuni negano la tesi del mio libro, cioè che questa sia una crisi generale della democrazia nel mondo e che ci sia un passaggio dalla democrazia politica alla democrazia economica, però mi pare sia così. Anche tutte queste guerre e gli atti terroristici mi paiono in ultima analisi finalizzati ad accaparrarsi il petrolio. Mi pare che la politica estera di Bush sia talmente dissennata da non riuscire a capire come possa venire in mente ad una persona ragionevole di fare una guerra al terrorismo in tutto il mondo, cioè una guerra contro un nemico imprendibile; questo può significare che sotto invece c’è un progetto molto più realistico, cioè impadronirsi dell’economia mondiale.

E’ una situazione imprevedibile: all’inizio della rivoluzione sovietica o del nazismo, nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo. Sono moti che quando si mettono in marcia non si sa dove vadano a finire.

Cosa pensa del modo in cui il mondo politico si sta muovendo in questa confusione generalizzata?

Mi sembra abbiate un’idea un po’ mitizzata della classe politica. In Italia la classe politica sono i pubblicitari di Publitalia che ad un certo punto sono diventati Onorevoli del partito di Berlusconi. In sostanza la classe politica italiana è formata da piazzisti. E’ per questo che le cose vanno in maniera così confusa, perché la selezione politica è consistita nel mettere dei piazzisti a fare i deputati, quindi gente che sulla politica ha idee confusissime.

Ma anche il modo di fare politica dei “politici puri” non sembra così diversa. Considerando le recenti alternanze politiche le sembra che il modo di governare sia mutato o sia sostanzialmente analogo a quello delle legislature passate?

I “politici puri” sono stati soppiantati o cacciati via, non ci sono più. Nei partiti di Governo la maggioranza è gente che obbedisce a Berlusconi; quando è stata votata la legge Cirami mi aspettavoopposizione mancano reazioni politiche serie. Non si capisce che funzione abbia questa classe politica e quand’è così ad un certo punto si rischia l’arrivo di un regime. che ci fosse un discreto numero di oppositori dentro la maggioranza, ma non si è verificato. Anche per quel che riguarda le forze d’

Inoltre non mi spiego come mai partiti come AN, che avevano un retroterra politico, siano riusciti ad aumentare i voti e conservare quelli vecchi pur avendo cambiato totalmente politica. Erano contro gli ebrei e adesso vanno a Gerusalemme, erano per la giustizia e adesso sono contro la giustizia. Hanno cambiato totalmente tutti i valori che aveva il vecchio M.S.I. Inoltre a suo modo aveva un senso dello Stato e principi di onestà che adesso non emergono più. Ormai credo che a contare siano prevalentemente le lottizzazioni clientelari. I partiti resistono finché trovano dei posti da distribuire.

Il presidente di un partito, che comunque è erede del partito comunista, non capisce che non può comperarsi una barca per fare delle gare, ed aggrava ancora l’errore nel rapporto psicologico col suo seguito spiegando che la barca l’ha presa con degli altri: non capisce che è il fatto in sé che fa ridere. Questo significa che non c’è più nessuna regola di coerenza politica, non c’è più un rapporto con gli iscritti. L’unico che ha dato l’impressione di avere un’idea è stato Cofferati che cerca di conservare il potere degli operai delle fabbriche che sono almeno il 40% della sinistra. Sarà una politica conservatrice, ma è l’unico che ha una qualche minima consistenza.

Il centro-sinistra non è stato un miracolo di sapienza governativa, però aveva il rispetto dello Stato, della giustizia e cercava di salvare la faccia. L’attuale coalizione di centro-destra non solo non salva la faccia ma si vanta di perderla. C’era la tradizione politica dei comunisti, dei liberali ed anche dei cattolici per cui almeno formalmente il rispetto verso lo Stato e la giustizia non poteva essere negato, non ci sarebbe stato nessuno che avrebbe osato dire che aveva intenzione di scegliersi il proprio giudice ad hoc, fregandosene delle leggi. Questo mi sembra un cambiamento molto importante.

I vecchi come me sono lì che aspettano un sussulto di dignità, ma passano i mesi e non capita nulla. Questo Parlamento andrebbe chiuso, cosa ci sta a fare? Il Parlamento in questa democrazia dei numeri è una cosa assolutamente ridicola. Non funziona, tutto è già deciso prima, i giornali sono servi, la televisione non parliamone; trovo sia molto strana questa ritrosia generale ad ammettere che ormai in Italia la democrazia sia agonizzante.

E’ una democrazia mutante, e a mio avviso si tratta di cambiamenti tali da poterne comportare la morte. Mi pare che stia venendo meno la dialettica interna del sistema democratico basata sulla lotta di classe e sulla contrapposizione di interessi.

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