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Gli scarti come grammatica del presente

DON DELILLO, Underworld, Scribner, New York 1997. Trad. it di Delfina Vezzoli, Underworld, Einaudi, Torino 1999. € 16,50.

Underworld è un romanzo che descrive gli Stati Uniti: ogni intersezione tra vita privata e vita pubblica, ogni anfratto psicologico, ogni folla, ogni via, ogni anno, andando all’indietro dal 1996 al 1945, a scatti, come se si stesse sfogliando un monumentale album fotografico partendo dalla nostra foto incollata sull’ultima pagina, come se ci si stesse ricordando di ogni scarto e di ogni rifiuto sepolto dal tempo od eliminato più o meno consapevolmente dalla memoria delle folle e dalla psiche del singolo. Gli scarti, i rifiuti, ciò che rimane alle spalle, ciò che torna dinnanzi agli occhi come un rigurgito violento della storia. Spazzatura pubblica e privata. Il pattume qui non è solo metaforico, ma visceralmente materiale ed onnipresente. La compresenza degli odori e la foggia dell’immondizia penetrano nei personaggi, nei capitoli e nelle scene. Il ruolo del romanzo è quello di trasformare il miasma e l’accozzaglia in sinfonia. E adesso dovrei spiegarvi per quale motivo questo libro è importante quando si pensa a ciò che buttiamo via. O meglio, a come buttiamo via. Un solo breve esempio dovrebbe bastare. In Rumore Bianco, pubblicato da DeLillo nel 1985, Jack Gladney subisce una profonda fascinazione derivante dalle immagini e dai colori dei prodotti acquistati al supermercato. Gladney si sente a disagio nei confronti della grande quantità di materia che lo circonda: gli oggetti quotidiani sono indistinti, privi di valore o simboli di connessioni segrete e preoccupanti.

Foto Francesco Passera

Foto Francesco Passera

Diversamente, in Underworld Nick Shay ed i suoi famigliari tendono a vedere «i prodotti in termini di spazzatura anche quando luccicano sugli scaffali dei negozi, ancora invenduti». Gladney espelle ciò che possiede e non conosce, tentando di sfogare le proprie angosce buttando via le cose, in un compressore per rifiuti o direttamente fuori dalla porta di casa. Al contrario, Shay è un analista dei rifiuti, che si occupa di riciclare nel miglior modo possibile ogni tipologia possibile di scarto: desidera instaurare un rapporto di conoscenza nei confronti dei particolari del mondo e dei singoli oggetti (dallo spago con cui sono legati i giornali alle stringhe delle proprie scarpe), entrando così in rapporto con essi, prima di restituirli al flusso incessante della materia che donerà loro una nuova forma sconosciuta. Nick desidera riconciliarsi con il sistema, fare parte dei suoi cicli in modo compatibile. Si tratta di un tentativo di dialogo con la grande massa di disordine che circonda l’individuo. Il segreto, secondo Nick, risiede nella conoscenza, vale a dire nel saper dare un nome ad ogni oggetto e ad ogni residuo che si incontra nel corso della propria vita, perché «le cose di ogni giorno rappresentano la conoscenza più trascurata». Conoscere è forse ciò che dovremmo fare tutti i giorni, quotidianamente, uno scarto per volta, una parola alla volta.

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