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Il codice degli ultras

ultrasOre 22 di un martedì qualsiasi di novembre. Fine lavoro. Esco dal palazzetto di arrampicata di corso Tazzoli, a Torino, giusto di fronte alla porta 2 della Fiat, in contemporanea con la fine del turno. Una fiumana di gente per strada, i loro pensieri rivolti altrove, sguardi stanchi e gesti automatici che accendono sigarette appena messo piede in strada. Mi dirigo a passo lento verso le vie interne dove, tra palazzi popolari e strade deserte, sorge la mia costante fonte di cibo: la pizza da asporto. Piove senza sosta e mi rifugio nel piccolo
ma caldo locale, il pizza’ro chiatto, che emana deliziosi profumi. Il “pizza’ro” in questione è impersonato da un ragazzo sulla trentina, accento napoletano, capello rasato, pancia prominente.

Mentre aspetto, mi cade l’occhio su una pila di libretti, appoggiati su un tavolino di fianco a me. All’apparenza sembrano essere i soliti depliant pubblicitari a diffusione gratuita con la descrizione di locali e serate in giro per Torino. Un’analisi più attenta rivela però un titolo alquanto insolito che mi fa immediatamente ricredere. Sfoglio le prime pagine del libretto con aria distratta e decido di infilarlo nella borsa per leggerlo con più attenzione dopo aver riempito lo stomaco.

Arrivata a casa, dopo cena, mi dedico a una lettura approfondita di quella che pare essere già la XIV edizione di: “Guida al campionato. Dal 1977 combattenti al tuo fianco”. La copertina ritrae una figura di uomo incappucciata con uno stemma della Juve su una spalla e un simbolo, a me sconosciuto, con le parole “antichi valori bianconeri”. Sempre più incuriosita decido di aprire il libretto, che a pagina 1 esordisce con il seguente motto” “juventino e me ne vanto, italiano e me ne frego”.
La cosa si fa interessante, penso tra me e me.

I riferimenti a fatti e persone sono vaghi ed io, che il calcio non lo seguo per niente, faccio fatica a capire di chi o cosa si sta parlando. Ma una cosa è chiara e lampante e troneggia a pagina 8 a caratteri maiuscoli, ovvero: “onore alla famiglia Agnelli” (questi almeno so chi sono, mi dico, anche se mi sfugge il vero motivo per cui debbano essere addirittura onorati…). Le pagine che seguono sono ricche di contenuto e mi faccio travolgere dall’appassionante lettura. Nell’articolo “falsa verità” scopro con orrore che è in rapida e continua ascesa una nuova corrente di pensiero di persone che credono che “il mondo non è dei più furbi, ma di chi ha più soldi”. I soldi? “Il mondo non è di chi ha più soldi, il mondo è dei più furbi!” Ma come ho fatto a non pensarci prima? Scuoto la testa con aria sommessa…

A pagina 16 il vero dramma. Gli ultrà bianconeri hanno subito una “sorta di 11 settembre”! E io che sto qui con la pancia piena a digerir la pizza. Continuo a leggere con aria preoccupata…ma di cosa staranno mai parlando?! Dello stadio, ovvio. Dello stadio che non c’è più, il Comunale. “ non esisterà più l’odore acre dei fumogeni […] sostituito dal deodorante al limone che lo steward spruzzerà in ogni angolo. Il nostro vicino sarà un maestro di sci o un professore in pensione […] non sarà un ultrà come noi”. Maledetti steward, rimugino, loro e i deodoranti al limone e maledetti siano i maestri di sci e i professori in pensione… Qui bisogna far qualcosa sul serio!

Molti di voi, come me, non erano al corrente di questi tragici eventi, ma spero che da oggi in avanti nessun ultras juventino debba più sentirsi solo. Per aiutare tutti voi a identificare con chiarezza questa categoria troppo a lungo emarginata, riporto di seguito alcune delle caratteristiche che, a pagina 44, definiscono il vero ultrà.
Il vero ultrà è:
- colui che crede fermamente in un’idea e la difende nonostante i pericoli.
- colui che combatte fino all’ultimo respiro senza arrendersi.
- colui che non si vanta di esserlo, ma dimostra con onore di meritarne il titolo.
- colui che, da uomo valoroso, non parla, ma agisce. (!)
- i sui valori sono lealtà, fedeltà, onore e passione.

Per concludere questa breve sintesi di un libretto che andrebbe veramente letto, vi lascio con la morale di pagina 28 (nel caso qualcuno la capisse è caldamente invitato a spiegarmela): “è meglio mangiare aglio e tenere lontano i vampiri, che puzzare di letame con carico di mosche al seguito che ronzano… ronzano… ronzano…”

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Commenti

  • http://punkrecipes.wordpress.com Flavio Ponzio

    L’unica partita di calcio che ho mai visto allo stadio è stato quando un mio amico tifoso del Torino mi ha chiesto di accompagnarlo.
    Era Torino-Salernitana nell’ormai defunto Delle Alpi.
    Per me era tutto nuovo: la grandezza dell’edificio, il fragore dei tifosi, l’energia che si respirava, la partita che era molto più diffcile da seguire che in televisione..
    Sicuramente gli Ultras sono la cosa più pittoresca e sociologicamente interessante di tutta la faccenda.

    Per me erano come alieni e io probabilmente avrei suscitato la stessa sensazione in loro. Mondi lontanissimi che non parlano la stessa lingua.

    Folklore è la parola giusta credo.
    Mi ricordo che nell’attesa del calcio di inizio i Torinisti si scaldavano la voce intonando all’unisono una canzoncina che parlava della mamma di Del Piero.
    E la partita era Toro-Salernitana :)

  • http://Sito... Angela

    Hanno ragione sulla morale: pensa se avessero scritto ‘è meglio puzzare di letame che mangiare aglio’…

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