I belli – si sa – hanno vita più facile dei brutti. Ma le agevolazioni date dall’apparenza piacevole non restano circoscritte nella sfera degli affetti, della seduzione o di quelle professioni incentrate sull’aspetto fisico, come gli indossatori, gli attori, o i commessi. Pare che i belli abbiano migliori chances di successo professionale anche laddove la bella presenza non rientra di diritto tra i criteri di selezione e valutazione.
A prescindere dal tipo di lavoro ricercato, infatti, sembra che i curricula accompagnati da foto di volti gradevoli abbiano maggiori probabilità di essere scelti. Inoltre, i selezionatori sarebbero esposti all’influenza dell’aspetto fisico del candidato/a durante un colloquio di assunzione. “La prima impressione è quella che conta”, ma essa dipende dal modo in cui ci si presenta, anzitutto in termini di bellezza e look. Le statistiche mostrano come l’aspetto fisico sia uno dei fattori che pesano sul destino (non solo personale ma anche professionale) delle persone: se sei bello, sei avvantaggiato non soltanto nel “mercato dell’amore”, ma anche in quello del lavoro. Il beautism – termine con cui si indica la discriminazione sulla base di criteri estetici – influenzerebbe anche le possibilità di carriera a vantaggio degli uomini alti e delle donne dall’aspetto gradevole nel complesso.
Secondo il sociologo francese Jean François Amadieu (autore di Le poids des apparences) la discriminazione a danno dei brutti comincerebbe sin dalla scuola materna. Le maestre, infatti, sarebbero inconsciamente propense a preferire i bambini più graziosi, e tenderebbero ad associare alla bellezza caratteristiche quali bontà, intelligenza, gentilezza. Così, sin dalla più tenera infanzia, i belli beneficerebbero di una maggior autostima e sicurezza di sé, a loro volta importanti se non determinanti per il successo scolastico, professionale e sociale in genere.
Si potrebbe contestare a questi studi il fatto di sottovalutare il carattere soggettivo e relativo (alle culture, alle epoche storiche) dei canoni estetici. Come è noto, non esiste un criterio oggettivo sulla base del quale sarebbe possibile identificare due categorie ben distinte di persone: i belli e i brutti. Tuttavia, il modello unico in materia di bello si sta imponendo su scala globale determinando una convergenza dei gusti estetici. Si potrebbe allora parlare di dittatura, se non del bello, per lo meno di ciò che piace a (quasi) tutti.



