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Indipendente

La prima volta che nella vita mi sono posta il problema di avere una certa indipendenza economica dalla ma famiglia avevo diciotto anni e avevo appena finito il liceo. Ero una giovane ragazza inesperta che detestava i bambini e decisi senza indugio di gettarmi a capofitto nel precarissimo lavoro della ristorazione, onde evitare babysitteraggi poco pagati e poco appaganti. Quando hai diciotto anni e nessuna esperienza lavorativa alle spalle la ristorazione è, infatti, il primo posto dove vai a parare. Così è iniziata la mia deludente carriera come cameriera.

Negli anni ho imparato a servire piatti caldi e freddi, cambiare tovaglie e posate, prendere comande, fare cocktail, bere cocktail, lanciare bottiglie in aria come i migliori freestyler e spaccarne la metà, servire champagne a gente ricca e focacce a gente “scoppiata” alle sei di mattino. Ho imparato innumerevoli metodi per far vomitare gente troppo ubriaca, per sorridere a persone che avrei volentieri ucciso, per farmi passare il mal di piedi a fine serata e l’odore acre di sigaretta dai vestiti. Ho imparato ad ascoltare le persone sconosciute, a confortarle, a conoscere mode e modi di essere molto diversi dai miei. Infine ho imparato che avere un contratto di lavoro è non solo difficile, ma per giunta un qualcosa di scortese da chiedere.

Nel giro di dieci anni ho avuto contratti co-co-co, precari, interinali, intestinali, a chiamata, a telefonata delle dieci di sera perché mancava una persona. Sono stata assunta con contratti falsi, a tempo determinato come barista di ultima classe, come tramezzinista, ho lavorato spesso in nero, poco partime, mai con un contratto vero. Dopo sei anni di lavoro mal pagato ai Murazzi alla mia cortese richiesta di un aumento, mi è stato risposto che di persone che lavoravano a meno era pieno il mondo e che potevo anche starmene a casa. Quando ho chiesto una liquidazione, sono stata liquidata con un sorriso ironico e 200 euro in una busta. Ho dato da bere a gente corrotta, gente strafatta e gentaglia ogni notte, per anni, per 50 euro in nero a serata. Ricordo un sabato sera in cui rimanemmo in due a lavorare in un dehor affollato perché c’erano dei temibili controlli e noi eravamo le uniche persone con un contratto a chiamata; un centinaio di persone isteriche davanti al bancone che facevano la coda e gli altri sei colleghi che bevevano birra a un tavolo facendo finta di essere clienti. Ricordo serata estenuanti fino alle sei di mattina, risse, urla, bottiglie spaccate e ricordo che quei 50 euro avevano ogni giorno meno potere di acquisto. Dopo un esame di economia decisi di impormi con le nuove conoscenze acquisite e di spiegare a chiare parole che, se non venivano adeguati gli stipendi, il sistema economico mondiale ne avrebbe risentito su larga scala. Finì con una risata. E non era la mia.

Ho cambiato decine di locali, di colleghi, di posti di lavoro, l’unica cosa che è rimasta immutata è stata la mia costante precarietà. Non ho mai avuto ferie pagate, mutua, contributi. A volte stavo male. Cose normali, tipo la febbre. Quando hai la febbre e non hai un contratto, stare a casa da lavoro per 4/5 giorni vuol dire non fare la spesa la settimana dopo. A volte stavo male. E allora iniziavo: Aulin, Zerinol, Fuimucil, Buscopan, Oki, aspirina, vitamine, wodka e lavoro per forza, “che poi l’affitto come lo pago?”. Ho fatto questo lavoro per anni. Quando ho deciso di cambiarlo, come una manna dal cielo, ne è spuntato un altro. Di giorno. Con un orario più “semplice”. Mi sono presentata al colloquio con un vestito carino, un filo di trucco, la faccia sorridente e propositiva. Ora sono felicemente laureata, ho cambiato lavoro da due anni. Faccio la segretaria, lavoro di giorno, niente alcol, niente gente ubriaca, niente urla, né risse, né contratto, né ferie pagate, né mutua. E ogni volta che sto male ricomincio da capo: Aulin, Zerinol, Fuimucil, Buscopan, Oki, aspirina, vitamine, wodka e lavoro per forza, “che poi l’affitto come lo pago?”.

Questa testimonianza è stata raccolta per il numero speciale del Contesto sul lavoro, in uscita a fine giugno 2011. Hai anche tu una storia da raccontare? Qui trovi le istruzioni per contribuire con il tuo racconto.

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