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Blockbuster d’autore

THOR, di Kenneth Branagh, con Chris Hemsworth, Natalie Portman. USA 2011, 114’

Anticipato dalla breve scena al termine dei titoli di coda di Iron Man 2 esce anche nelle sale italiane Thor, secondo tentativo, dopo il disastroso Hulk di Ang Lee, di affidare ad un regista dalla spiccata personalità autoriale un tassello dell’universo Marvel trasposto sullo schermo.

thorBranagh sembra comprendere perfettamente quali sono i confini entro i quali può muoversi, e costruisce un film che unisce ad uno sguardo divertito sull’America tutta la sua competenza shakespeariana nella descrizione di Asgard, la dimora degli Dei dalla quale Thor proviene. Paradossalmente, rispetto a quelle che potevano essere le aspettative, Branagh non è risultato il regista sbagliato per questo tipo di film: nella sua carriera, in larga parte composta da adattamenti (Shakespeare, Čechov, Shelley, Mozart/Schikaneder e Shaffer[/Pinter]), il regista ha infatti dimostrato sempre un grande rispetto della fonte originaria, pur nell’apparente stravolgimento. Un atteggiamento, questo, evidentissimo anche in questo ultimo film. Che però finisce per assomigliare troppo a tutti gli atri prodotti Marvel che dal 1998 di Blade la Marvel Studios (co)produce.

Questo solleva un altro problema non da poco: se Branagh non trova necessario “nobilitare” la materia come invece tenta di fare Ang Lee, è anche vero che egli non coglie appieno la complessità del fumetto americano (che non ha, a nostro avviso, alcun bisogno di nobilitazione), collocandosi così ad ingrossare la lista dei cineasti, primo tra tutti Sam Raimi, che mettono il loro indubbio talento al servizio di adattamenti bidimensionali e poco incisivi. Il Thor di Branagh non è quello originario di Stan Lee (qui alla guida del furgone che cerca di trainare il martello precipitato nel deserto), non è quello meravigliosamente hippie di Millar e tantomeno quello maestoso e straniato di Straczynski, che pure è uno dei soggettisti del film e vi compare in un cameo. Piuttosto, l’eliminazione dell’alter ego umano e l’accento sul mondo originario del dio farebbero pensare a Walter Simonson, creatore di un’epica kitsch che sulla carta riusciva ad essere più epica che kitsch, e che trasposta sullo schermo finisce per apparire il contrario.

Il blog di recensioni Verifica incerta è curato dall’Associazione Museo Nazionale del Cinema di Torino per Il Contesto.

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