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Gli angoli del potere

Perché parlare di politica

Mettere insieme questo secondo numero è stato forse più difficile del primo. Non si trattava solo di discutere, di scrivere, di intervistare: bisognava applicare un’organizzazione che, prima, viveva solo sul piano teorico, stare attenti a correggere gli errori, a colmare le lacune, a procedere spediti. E bisognava, soprattutto, porsi come un soggetto esistente, concreto, provvisto di una sua materialità – perlomeno nelle millecinquecento copie di quel primo numero. Un soggetto, un’entità, che potesse presentarsi come tale, e come tale si potesse rivolgere ad individui, istituzioni, collaboratori.

Da queste esperienze è nata l’idea di dedicare questo numero alla pratica politica, ai rapporti di potere. Perché la politica non è, come può sembrare, un mondo a sé, separato dalla società civile, spesso ostile: non solo, almeno. E’ anche un meccanismo, un sistema di relazioni e di rapporti reciproci, del quale ovunque si trova traccia; la si fa e la si subisce nelle scuole, nell’università, nel mondo dell’informazione, persino nell’uso del linguaggio e nelle costruzioni culturali. Un meccanismo che, dal momento in cui si rapporta con l’esterno, anche un piccolo giornale universitario non può che riconoscere e con cui, in qualche modo, deve imparare a convivere.

L’insofferenza che, negli ultimi anni, va crescendo nei confronti della classe politica e del mondo parlamentare, non tiene conto di questo aspetto. Non è sufficiente rinunciare al voto, ignorare quelle dieci pagine in cui è confinata sui giornali; né basta evitare le tribune politiche in televisione, o guardare con sospetto chi discute del mondo politico. Perché questo strano oggetto, che pure proprio i mezzi di comunicazione contribuiscono a rappresentare come un mondo a sé, non è così distante dalla nostra vita pratica, quotidiana; e, volenti o nolenti, ci tocca da vicino. E’ un meccanismo, si diceva, e non un apparato; un meccanismo che ha le sue regole, i suoi principi e i suoi valori. Imparare a conoscerlo è di massima importanza, perché è un mezzo in più per comprendere ciò che ci sta attorno, e per difendersi da alcune impurità che, come per ogni ingranaggio non sempre lubrificato a dovere, sono in una qualche misura implicite.

Questo numero non ha l’ambizione di fornire una spiegazione esauriente di cos’è la politica, di come si strutturano i rapporti di potere. Non troverete neppure un tentativo di definire questi oggetti, per loro natura sfumati e contestuali. Solo una serie di spunti, eterogenei per forma e provenienza, che la formula dell’intervista ci ha permesso di raccogliere e ordinare. Abbiamo chiesto l’intervento di personaggi del mondo della politica, ma anche dell’informazione, della cultura, dell’università, e abbiamo chiesto loro di impostare non solo un discorso sul potere, ma anche di chiarire la natura del loro rapporto con esso. Non abbiamo domandato solo che cos’è il potere, ma anche che potere essi personalmente esercitano.

Il quadro è completato con alcune recensioni di libri, film e siti internet che, direttamente o indirettamente, nel centro o di lato, hanno a che fare con il nostro tema. Ci hanno consentito di inquadrare il contesto, a voi il giudizio.

Buona lettura.

La redazione

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