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Una furtiva lacrima

"Ruggine" di Daniele Gaglianone. Con Filippo Timi, Valeria Solarino, Valerio Mastandrea, Stefano Accorsi. Italia 2011, 109’

Ruggine conferma che Daniele Gaglianone è un autore italiano tra i più importanti (non solo a livello nazionale) e degno di attenzione, di studi e di approfondimenti, che invece tardano ad arrivare.

Valerio Mastandrea in "Ruggine" di Gaglianone

Il film è diviso nettamente in due parti frammiste fra loro. Il tutto si svolge in una lunga giornata: da un lato il presente di tre adulti e dall’altra la loro memoria che li affligge ritornando incessantemente al periodo della loro infanzia, periodo in cui come si accenna nella canzone finale di Vasco Brondi “eravamo giovani e non soffrivamo di vertigini, eravamo bellissimi”. Ma l’infanzia termina presto quando dal nulla compare il nuovo medico condotto: il dottor Boldrini (un eccezionale Filippo Timi). Il luogo della vicenda è la periferia (luogo caro a Gaglianone, soprattutto negli ultimi lungometraggi) di una Torino caldissima, assolata e mai nominata (tranne nella targa del dottor Boldrini o nell’entusiasmo dei bambini per Pulici) quindi misteriosa ed espressionista. Lo stesso Gaglianone afferma di essersi rifatto alla cinematografia tedesca degli anni 20 e le geometrie del “castello” di lamiere ne sono un esempio siginificativo.

Nonostante la svolta, per certi versi commerciale, di Gaglianone, che per la prima volta lavora con un cast di attori decisamente affermati nell’industria cinematografica come Solarino, Timi, Accorsi (imbarazzante, ma forse è un’idiosincrasia personale) e Mastandrea, il film conserva una sua dimensione di genuinità e di autenticità autoriale, soprattutto nelle sequenze interpretate dai bambini, in cui Gaglianone dimostra ancora una volta la sua sensibiltà e abilità nel portare davanti alla macchina da presa interpreti giovanissimi e non professionisti (ricordiamo anche Nemmeno il destino o il documentario La classe dei gialli).

Il limite del film è forse quello di delineare un po’ troppo semplicisticamente la differenza tra bene e male. Il dottor Boldrini è chiaramente, fin da subito, un personaggio negativo del quale nulla va salvato o giustificato. Lo stesso vale per i colleghi di Cinzia (Solarino) tratteggiati come delle macchiette, di cui è fin troppo facile esprimere un’opinione, negativa ovviamente. Forse il male reale non è così assoluto, ma più ambiguo, più subdolo e per questo più insidioso. A parziale difesa di Gaglianone va comunque detto che le intenzioni, come afferma il regista stesso, erano di prendere il punto di vista dei bambini, per i quali ovviamente il dottor Boldrini non poteva che essere il più mostruoso degli orchi e per i quali la distinzione tra bene e male è più semplicistica. Infine vanno segnalati alcuni momenti veramente toccanti quanto dolorosi: la visionaria sequenza in cui Timi completamente fuori di sé canta “Una furtiva lagrima”; e lo stesso Timi, in una immagine tremenda e crudele come non può che essere l’immagine della pedofilia, quando solleva per i capelli la piccola e terrorizzata Rosalia.

Dopo la visione del film la realtà ritorna lacerata dalle memorie e dalle coscienze, perchè a differenza dei personaggi di un film, per noi “non c’è un campo lungo cinematografico”.

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