Proseguiamo la pubblicazione delle testimonianze sul lavoro precario in Italia col racconto della lunga, faticosa ricerca di un impiego da parte di un ragazzo laureato.
Chiamatemi Marco. Sono veneto e vivo nel trevigiano.
Dopo la laurea in scienze della comunicazione (a Trieste, novembre 2006) punto al Leonardo. Non sono riuscito a qualificarmi. Quindi cerco lavoro senza avere un’idea ben precisa.

Lavorare in Italia: un affare da funamboli? Foto di Enrico De Santis
Il 30 aprile 2006 faccio un colloquio in una televisione privata. Cercano un venditore di spazi pubblicitari. Propongono un periodo di prova come segnalatore senza contratto e poi un inquadramento come autonomo o dipendente. Si è pagati a provvigione sul venduto. Il lavoro è attinente a quanto ho studiato e se va bene si può guadagnare molto. Accetto.
Non riesco a vendere niente e intanto cerco nuove strade. Faccio colloqui, ma non ottengo nulla. Mio padre è socio di minoranza in una piccola azienda metal meccanica. Mi fa ottenere uno stage come impiegato. Lo stage non diventerà mai ufficiale per non pagare assicurazioni. Tanto sono figlio di un socio e non ci possono essere problemi in caso di controlli.
Intanto mi iscrivo a un master in comunicazione con formula week end presso l’Università di San Marino nella speranza di inserirmi professionalmente nel campo dei miei studi.
Arriviamo a gennaio 2008 ho una crisi di nervi che mi costringe a lasciare lo stage che d’altronde non amo. Dopo un periodo dedicato alle cure chiedo di poter fare lo stage previsto dal master in una delle aziende convenzionate (ci sono nomi prestigiosi). Purtroppo non ho i requisiti richiesti per nessuna di queste.
Mi offrono di fare lo stage all’ufficio comunicazione dell’Università di San Marino. Non ho nessun risarcimento spese e devo pagarmi vitto e alloggio, ma accetto lo stesso tanta è la voglia di fare esperienza. All’Inizio (fine aprile 2008) il mio responsabile mi fa capire che ha bisogno di gente e che ci sono buone probabilità di assunzione dopo lo stage, ma più passa il tempo più mi rendo conto che sono un tappabuchi nell’attesa che una signora torni dalla maternità.
Finita l’esperienza a San Marino ritorno a casa.
Prima della Maturità ho fatto il subagente assicurativo. Deluso dal mondo della comunicazione riprovo con le vendite. Inizio a lavorare per un’agenzia assicurativa. Sono pagato a provvigione e per i primi mesi ho un fisso di cinquecento euro lordi.
A febbraio 2009 secondo la direzione ho venduto poco per cui sono invitato a togliere il disturbo.
Vado un periodo in Inghilterra a fare un corso di lingua, ma intanto mando curriculum in Italia. Li mando anche a reti di vendita perché voglio vedere se l’ultima esperienza sia andata male per colpa mia o per responsabilità dell’agenzia.
Ritornato dall’Inghilterra (agosto 2009) vengo chiamato a fare un colloquio con Cattolica Previdenza, una rete del gruppo Cattolica che vende principalmente pensioni integrative. Infatti i loro venditori si chiamano Consulenti Previdenziali.
L’azienda offre un fisso al raggiungimento di obiettivi minimi di vendita più provvigioni. L’inquadramento è a partita IVA, ma se nel tempo si diventa bravi venditori vi è la possibilità d’assunzione.
Mi prendono e inizio la formazione a carico dell’azienda che comprende una settimana di studio dei prodotti in sede a Treviso, due settimane di formazione teorico-pratica in Lombardia con tutti i neoassunti d’Italia, quindici giorni di affiancamento sul campo a casa e in fine altri cinque giorni in Lombardia di “ripasso”.
La formazione è molto seria, ma trovare clienti è dura. Resisto un anno. Poi, con l’ innalzamento degli obbiettivi per avere il fisso, sono costretto a lasciare visto che devo pagarmi da solo l’INPS (come tutte le Partite Iva) e sto andando in rosso.
Da settembre sono disoccupato e l’azienda in cui mio padre è socio usufruisce della cassa integrazione.




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