Vecchio e nuovo modo di fare politica. La centralità del contatto diretto con i cittadini. Deodato Scanderebech, eletto nelle liste di Forza Italia, ex Assessore all’agricolutura, ora Consigliere Regionale nel Gruppo Misto, ci spiega le circostanze e le motivazioni del suo passaggio dal mondo dell’imprenditoria a quello della politica.
Che cosa l’ha spinta da imprenditore che era ad appassionarsi alla politica, ad entrare in politica?
Quando ho iniziato a fare politica la caduta del muro di Berlino aveva da poco segnato la fine dell’era della contrapposizione degli ideali, non che questi fossero venuti meno, però era crollata la contrapposizione, inoltre, subito dopo, in Italia vi fu l’avvento di Mani Pulite. Questi eventi causarono lo scardinamento della vecchia politica, di un modo vecchio di fare politica, e tutto ciò coinvolse i cittadini e, in particolar modo, quella società civile che fino allora era stata esclusa da ogni partecipazione politica ad interessarsi a questa attraverso la lettura, i media, i fatti che accadevano: ed è in questo contesto che è emersa politicamente la figura di Berlusconi. Fu molto bravo perché colse il malessere che c’era in tutti i cittadini italiani, studiò bene il prodotto da vendere comprendendo che la gente voleva cambiare e quindi persone come me e come altri, che fino ad allora non si erano interessati alla politica, furono coinvolti da un partito nuovo che riuscì a toccare i tasti giusti, le corde giuste, ossia la voglia di cambiamento che c’era nelle persone.
Personalmente rimasi coinvolto in modo spontaneo a far politica; casualmente conobbi, tramite una ragazza, l’Onorevole Meruzzi a Mirafiori, questi mi coinvolse politicamente nell’organizzare la sua campagna elettorale. Per me era un evento, e mai avrei pensato che sarei arrivato ad essere consigliere comunale, allora non sapevo neanche cosa fosse un Consigliere comunale, perché il mio tempo lo dedicavo ventiquattro ore su ventiquattro a far crescere le mie aziende e a lavorare per cercare di migliorare le mie condizioni economiche e sociali, nonché per migliorare sempre me stesso.
Lei ha parlato della caduta del muro di Berlino, di Mani Pulite e dello scardinamento della vecchia politica; in questo nuovo panorama gli ideali hanno ancora un ruolo?
Gli ideali sono ideali e la politica è l’arte del pensiero, no? Ritengo che se un politico non mette in pratica i propri ideali, i propri principi, è difficile poi che possa essere coerente con le scelte che prende.
Oggi forse dovrebbero avere più importanza di prima, perché in qualche modo si è ricreata una contrapposizione data dal bipolarismo: o stai dalla parte del centrodestra, o stai dalla parte del centrosinistra; il centrodestra rappresenta un modo di fare politica e determinati ideali, il centrosinistra ne rappresenta altri.
Il vero problema sta nel chiedersi se gli ideali viaggiano in modo parallelo o convergente con quello che è il progresso economico e sociale; poi, ognuno di noi, deve cercare di conciliare in modo coerente ideali e realtà.
Durante il suo mandato Lei ha abbandonato Forza Italia, come pensa si concili questa scelta con la campagna elettorale e con quello che è stato il suo operato politico all’interno di Forza Italia?
Prima di lasciare Forza Italia ho vissuto un travaglio enorme, notevole: non sono uscito subito dopo che sono stato cacciato da assessore, ho affrontato serenamente questa vicenda, anche se ritengo che sia stato molto ingiusto nei miei confronti; però la politica è fatta di queste cose, e grazie anche alla mia forte personalità sono stato pronto ad affrontare problematiche di questo genere. Inoltre non rimpiango niente di quello che ho fatto con Forza Italia, perché l’ho fatto con entusiasmo, perché ci ho creduto, ho messo la mia faccia e ho portato avanti un certo discorso su un programma.
Tuttavia, quando Berlusconi e Forza Italia si sono trasferiti al governo sono rimasto deluso per diversi motivi: innanzitutto perché non ho più visto un partito, cioè non ho visto la voglia di costruire quel partito che all’inizio c’era, e sul quale tutto si fondava: Io ero un uomo di partito e con entusiasmo, decisione, con il mio lavoro mi sentivo coinvolto in quel processo di nascita e organizzazione che in seguito è venuto meno: oggi non c’è più la volontà di farlo crescere come partito organizzato, radicato sul territorio.
Un altro punto fondamentale è che non si è rispettato il patto con gli elettori; io mi sono impegnato in campagna elettorale portando avanti delle iniziative e delle tematiche, come l’immigrazione, la terza età, alle quali oggi non sono state date delle risposte adeguate. Per fare un esempio: riguardo al problema della sanità, giusto o sbagliato che fosse, io non sono stato coinvolto nelle scelte che sono state prese quali l’imposizione di tasse come il ticket, l’irpef o altre scelte regionali. Non sono stato coinvolto come Consigliere regionale, io che rappresentavo un certo numero di preferenze, ma soprattutto che rappresentavo l’ala sociale all’interno di Forza Italia, io che quotidianamente mi pongo come interlocutore della gente, la ascolto e la incontro nel mio ufficio tutte le settimane, vedo quali sono le problematiche più sentite. Quel che penso è solo e soltanto che una persona come me, che rappresenta la volontà popolare, una certa fascia di gente, doveva essere coinvolta in queste scelte, così come sono stato coinvolto a vendere la mia faccia, il prodotto, il programma durante la campagna elettorale. Di conseguenza non essendo coinvolto non potevo continuare ad essere io l’oggetto del contendere nei confronti degli elettori come se fossi responsabile delle scelte che sono state prese: vorrei essere stato corresponsabile, in modo tale da poter anche andar a giustificare le decisioni prese.
In che modo Lei mantiene un contatto con la base, con i potenziali elettori? Ci riferiamo in particolare alle lettere, agli auguri di compleanno che invia ai cittadini…
Continuo a mandare auguri di compleanno perché credo in questo modo di far politica; ho anche un giornalino di comunicazione, sul quale scrivo, dove trasmetto più informazione di quella che offrono alla Regione Piemonte. Questo per me è un modo di farsi conoscere, di far sapere qual è il ruolo del Consigliere regionale: in queste cartoline metto numero di telefono, indirizzo, e-mail, perché la gente deve sapere chi è il Consigliere regionale, cosa fa, cosa non fa. Dedico settimanalmente un pomeriggio a tutte le persone, sapendo già che non a tutte posso dare delle risposte adeguate, ma ci sono tante persone che vengono qui e che vogliono soltanto esporre il loro problema, capire se ci sono delle soluzioni, se io ne conosco, se la Regione, come ente, può risolvere certe cose. Beh, io penso che questo sia uno dei compiti fondamentali del Consigliere regionale, cioè far sapere, ed ecco qui arrivo al potere politico, far sapere che cosa fa e che cosa offre la Regione Piemonte. Una volta il politico gestiva il proprio potere tenendosi le cose nascoste, perché così acquisiva più potere. Ma quando facevo l’assessore all’agricoltura della Regione Piemonte, io comunicavo tutto.
Questo è il punto su cui continuo a battermi tutti i giorni, è questo modo di fare comunicazione, delle cartoline o di altri messaggi, il fax, tutti i mezzi che ci sono a mia disposizione, affinché i cittadino sappiano, vengano informati.
Lei parla dell’importanza che ha l’informazione per il cittadino, ma una scelta come quella di far auguri di compleanno che relazione può avere con la sua attività politica?
E’ stata un’idea che ho avuto, e adesso me la stanno copiando in tanti; ci sono tanti miei colleghi, Consiglieri regionali, che adesso si adoperano a mandare questo tipo di messaggio, perché pensano che sia solo questo che ti porta a prendere voti. Ma questo è uno come tanti altri messaggi con cui io do la possibilità a tutta questa gente, a tutte queste persone di interagire con me, tramite Internet, tramite il telefono, tramite delle lettere; e al venerdì li ricevo, e cerco di instaurare un dialogo, un rapporto…
Nella Sua carriera politica si è mai trovato in conflitto di interessi rispetto alla Sua carriera di imprenditore?
No, perché penso ci sia un modo nuovo e buono di far politica, non solo del centrodestra ma anche del centrosinistra, perché ora i politici cercano di contare per il potere che esercitano, non per le risorse economiche di cui dispongono. Dal mio intuito, dall’esperienza che ho, penso che il politico di oggi sia veramente una persona seria; poi è chiaro la mela marcia c’è sempre, certo, ma il politico di oggi in genere vuole apparire più come una persona seria, un politico importante, che non far vedere quanto conta economicamente.
Ma, per costruirsi come soggetto politico, possono essere utili gli strumenti acquisiti da imprenditore?
Certo, il fatto che sia stato un imprenditore per me è stato un grosso vantaggio, perché ho affrontato la politica nello stesso modo in cui affrontavo i problemi in azienda. I problemi sono stato abituato ad affrontarli e risolverli. Inoltre, ho studiato ingegneria, e ingegneria aiuta a risolvere i problemi, offre gli strumenti necessari: ogni esame fatto in ingegneria è una piccola scommessa, un piccolo mattone che si mette su un altro per costruire una casa. Questo modo di fare l’imprenditore è chiaro che in politica ha fatto paura; ecco, per chiudere il discorso, io oggi faccio paura, dove mi affaccio hanno il terrore di me.
Lei ha mai raccomandato qualcuno, ha mai assistito a raccomandazioni?
No, no. Oggi è difficile aiutare qualcuno se non è all’altezza di farlo, mi spiego meglio: oggi io non credo si possa falsificare un concorso pubblico, questo non avviene più.
Se invece qualcuno si presenta, non sa dove indirizzarsi, dove fare la domanda, da chi presentarsi, se sono a conoscenza delle persone o dell’ufficio a cui presentare la domanda, in queste cose lo aiuto di certo.
Dunque Lei pensa che nel sistema politico attuale il clientelismo, la logica clientelare sia stata sconfitta, sia scomparsa definitivamente?
Sì, sì. E chi la adopera ancora è perché lo fa in modo illegale. Oggi si tratta solo di sveltire le procedure, di abbreviarle; questo ancora manca, ma la trasparenza c’è, il controllo c’è. Oggi chi utilizza le proprie conoscenze, le adopera per nascondere l’informazione. Io, invece, quando arriva qualcuno con qualche proposta alzo il telefono, telefono al dirigente, al funzionario, a chi si occupa di questo affare… “Per favore può ricevere queste persone per verificare se i documenti sono a posto?”. Telefono cioè a qualsiasi persona, non me ne frega niente chi è, chi non è, qual è il suo colore politico, alzo il telefono e dico: “Deodato Scanderebech, per favore arriva Tizio e Caio, compatibilmente con le vostre esigenze potreste riceverlo per vedere se la documentazione è a posto?”.
Questo bisogna fare, perché il cittadino ha bisogno di queste cose, per avvicinarsi alle istituzioni, alla politica, il cittadino ha bisogno dell’informazione: basta che qualcuno gliela dia nel tempo giusto e senza perdere tempo.
Pensa che in qualche modo il semplice cittadino, oltre che il politico di professione, possa fare politica?
Io direi subito questo: oggi si stanno un po’ riducendo gli spazi, bisogna essere onesti, qualche anno fa ce n’erano di più, spazi per tutti. Adesso che è nata una nuova classe dirigente, una nuova ondata di persone che dalla società civile sono entrate a far politica, è evidente che gli spazi si sono un poco ristretti. Se però avverrà un nuovo rimescolamento delle forze politiche, penso che qualsiasi persona, povera o ricca che sia, abbia le stesse possibilità. Perché in politica le idee sono una ricchezza, oggi a valere sono le idee… Berlusconi una volta, prima che diventasse ciò che è diventato, mi telefonava ogni quindici giorni per carpirmi, per prendermi qualche idea, perché le idee oggi sono una ricchezza.
Poi, certo, dipende da diversi fattori, non è tutto bianco o tutto nero. Per esempio: in politica il tempo è oro, il tempo è denaro. Allora, ci sono tre cose che secondo me sono fondamentali: innanzitutto, il tempo a disposizione, e poi le idee; i soldi li metto al terzo posto. Perché se c’è il tempo e ci sono le idee, i soldi arrivano al terzo posto. La politica è tempo: non vorrei passare per un pazzo, ma dedico ventiquattro ore su ventiquattro a fare politica.
Poi, beh, sarebbe da ipocrita non dire che ognuno deve mettere un minimo di proprie risorse.



