Il salafita mi osserva con sguardo fiero e impettito. I peli della barba lunga si arricciano sotto il mento allungato. La palandrana grigia è arrontondata dal ventre sporgente. Parli arabo? No. Non c’è comunicazione tra noi. Salvo un sorriso, pieno, umano, reciproco. Poi arriva il traduttore. E comincia l’intervista. Il programma è semplice, conciso, chiaro. Sharia. E’ il nostro primo e unico punto per la futura costituzione, dice. Sono il secondo partito, hanno quadruplicato i consensi rispetto agli ultimi sondaggi. Sono una realtà e adesso fanno paura a molti. Ma a me non fanno paura. Mi fa molta più paura chi li userà per tirare e mollare il cavo della tensione. E i cavi qui sembrano tanti, appesi dall’alto. Senza sapere chi è il Mangiafuoco. L’esercito? Gli americani? Le teorie complottiste si sprecano e molti egiziani ci credono. Ma il più grande complotto mi sembra l’abbia subito proprio piazza Tahrir.
Quella che solo una settimana fa, pareva un magma di vita, pronta a sprigionare la potenza delle sue richieste di libertà e giustizia, oggi è un accampamento dismesso. I cani randagi rovistano nella spazzatura lasciata dai venditori ambulanti. Sparuti gruppi di giovani e meno giovani vagano nella piazza alla ricerca di altri compagni di ventura. Idisegnatori sul cemento hanno finalmente spazi immensi sui quali imprimere la loro immagine delle proteste. Azzurra, che ha vissuto qui un anno, e del Cairo conosce tutti i vicoli più nascosti, mi dice che la rivoluzione è come un vulcano dormiente. Può scoppiare in qualsiasi momento. E quando meno te l’aspetti. Sarà. Ma oggi mi sembra il simbolo di una sconfitta. A febbraio avevano vinto la guerra. Oggi pare che abbiano perso la battaglia. Domani chissà. Io riparto tra poco. E allora good night Tahrir. And good luck.
Finisce oggi la serie di brevi racconti di fine giornata di Francesco Candelari, nostro redattore e inviato a Il Cairo dal 25 novembre al 2 dicembre, per seguire le elezioni egiziane come giornalista e come osservatore esperto di relazioni internazionali. I post precedenti sono disponibili sul sito de Il Contesto www.ilcontesto.org




