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L’evasore totale

Nella vita quotidiana mi tocca confrontarmi con il problema dell’evasione fiscale da diversi punti di vista: professionale, in quanto dipendente dell’Agenzia delle Entrate in carico ad attività legate al contrasto all’evasione; come cittadina e contribuente; come dipendente pubblica, con tutto quello che ciò rappresenta anche nell’immaginario collettivo; e infine, come persona – con le sue relazioni, convinzioni e sentimenti.

Foto di Matteo Neppi Modona

L’analisi e la ricerca dei soggetti da sottoporre ad indagine fiscale presuppone coordinamento e confronto tra molti colleghi, motivati , oltre che dall’esperienza e dalle competenze, da legami affettivi e convinzioni personali e sociali. Siamo fortunati perché quello che normalmente è lavoro di routine a volte si trasforma in un evento, anche piccolo e casuale, che scatena discussioni e riflessioni anche personali.

Ad esempio, mi è successo recentemente di ricevere una segnalazione riguardante una persona conosciuta. In casi come questo, per correttezza, chiedo a qualcuna delle mie colleghe di lavorare insieme nell’analisi della situazione fiscale e, di seguito, all’inserimento o meno del soggetto nel piano dei controlli.

Così ho chiamato una collega e ci siamo accordate per lavorarci nel primo pomeriggio. “Ma và! Tizio? Ma è così simpatico, sono sicura che non ne uscirà niente.”

Il risultato di tutte le ricerche è stato invece stupefacente e davvero sconfortante. Ci siamo accorte che questa persona, pur essendo gestore di un’attività commerciale, per il fisco praticamente non esiste. Non ci sono redditi derivanti da lavoro di alcun genere, non ci sono atti registrati a suo nome (contratti, comprevendite, ecc.), non ha mai fatto una dichiarazione dei redditi, non ha mai pagato un’imposta. Lui e sua moglie, lavoratrice dipendente, non hanno mai usufruito di un’agevolazione, una detrazione per spese di nessun genere: nessun contatto con lo Stato!

E’ emerso quindi un modo di vivere e di “lavorare” che presuppone volontà e organizzazione. Oltre che, naturalmente, un preciso modo di pensare. Una famiglia, nel senso dei legami parentali allargati, comprese le nuove generazioni, che si divide i ruoli: qualcuno si assume l’onere di essere titolare delle attività e ne dichiara i redditi (bassi), altri non compaiono, non “esistono” quasi, fiscalmente parlando.

E’ stata un’esperienza anche dolorosa, soprattutto per me, che conoscevo “il soggetto” da molto tempo, pur senza averlo mai frequentato in età adulta. Avendolo ritrovato per caso dopo molti anni, avevo desiderato conoscere i suoi cari e fargli conoscere i miei. Pensavo che fosse una persona onesta ed invece non è vero. Quello che mi ha colpito di più è che ha cresciuto i suoi figli così, esponendoli, probabilmente inconsapevole, alla riprovazione delle persone serie. Ora spero di non incontrarlo più. Non saprei come guardarlo in faccia.

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