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La morte della democrazia

Allen, Come si diventa nazisti, Einaudi, Torino.

Thalburg (al secolo Nordheim) è un piccolo centro urbano nello Hannover, una cittadina come ce ne erano tante in Germania tra la fine degli anni venti e l’inizio degli anni trenta: un municipio, una piazza principale, piccole industrie, fiorente commercio cittadino, molte associazioni per il tempo libero, qualche giornale ideologico e alcuni centri di discussione politica. Questo è il palcoscenico sul quale si svolge il dramma che ci racconta Allen: il dramma della morte della democrazia. “Come si diventa nazisti” è infatti la ricostruzione puntigliosa degli avvenimenti occorsi a Thalburg tra il 1930 e il 1935 cioè del periodo nel quale il nazismo attua nella cittadina e in tutta la Germania la sua scalata al potere riuscendo così a contaminare ogni angolo della società. Tramite le cronache dei giornali locali e attraverso i racconti dei protagonisti l’autore ci fa rivivere passo dopo passo gli eventi che caratterizzarono quel periodo, smentendo con il racconto dei fatti la tesi Adenaueriana per la quale l’adesione tedesca al nazismo fu una vera e propria “follia collettiva”. Allen ci mostra come, tollerando le azioni violente e antilibertarie dei seguaci di Hitler, i cittadini di Thalburg divennero via via più vulnerabili alla forza della propaganda nazista.

Nel millenovecentotrenta gli effetti della crisi del ’29 si fecero sentire anche nella piccola provincia dell’Hannover: la disoccupazione crebbe vistosamente, il malcontento si fece palpabile e le istituzioni sociali e democratiche, non riuscendo più ad accontentare la popolazione, entrarono in una crisi dalla quale usciranno solo quindici anni dopo. Questo fu il clima ideale per far attecchire in una comunità fino ad allora pacifica e tollerante il germe dell’intolleranza e dell’odio. La cittadinanza cominciò a non deplorare la violenza e l’intolleranza lasciando così sempre più spazio d’azione al nazismo, sia nelle istituzioni sia nelle coscienze. Fu proprio l’espugnazione della mentalità collettiva che rese possibile la presa del potere la quale fu quindi una conquista progressiva e inevitabile dovuta a un lassismo mentale della popolazione e delle istituzioni, le quali non ebbero la forza di riconoscere e condannare fin dal principio l’assassino della democrazia.

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