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Se in Germania ti pagano per studiare

La stragrande maggioranza dei politici italiani non sa cosa significhi esattamente vivere in Italia. Molti di loro vivono in una specie di Olimpo, isolati in un mondo tutto loro, completamente distaccato dalla realtà. Giù da quell’Olimpo ci siamo tutti noi. Quelli che devono fare i salti mortali per pagare le bollette e le tasse. Quelli che non hanno l’auto blu e quindi la benzina se la devono pagare di tasca propria, che ogni giorno si alzano per andare a lavorare o a cercarsi un lavoro. Mentre loro litigano su cose che non miglioreranno la vita di nessuno. Parliamoci chiaro: la riforma del digitale terreste era più urgente di altre questioni? sarebbe morto qualcuno se fossimo rimasti un anno in più col tubo catodico…? Ne dubito. Oggi parlavo con una mia amica che vive e studia in Germania, e mi sono fatto qualche domanda su quello che da noi si chiama “diritto allo studio”.
 

Un nuovo edificio in costruzione nel campus dell'Università di Colonia in Germania. Foto di Simone Natale

Fotografiamo la situazione italiana. L’Italia è terzultima nell’Unione Europea per numero di giovani laureati. Tra i ragazzi di età compresa fra i 25 e i 35 anni, soltanto 18 italiani su 100 risultano in possesso di un diploma di laurea. La media scende a 15 su 100 se si considerano le lauree di secondo livello e le lauree magistrali di nuovo ordinamento. Soltanto Romania e Repubblica Ceca fanno peggio di noi. La media europea è invece del 30 per cento. Poi ci sono Paesi come Francia, Svezia, Danimarca e Inghilterra attorno al 40 per cento. E la Germania davanti a tutti al 42 per cento di giovani laureati. In Italia tre studenti universitari su quattro (73%) vivono con i genitori. La metà è pendolare e il 39% oltre a studiare fa lavori part time. Come mai così tanti pendolari? Nel 2011 chi non ha avuto aiuti economici ha pagato in media 1.160 euro di tasse. Il pendolarismo è una strategia di sopravvivenza. In Italia infatti solo 3 studenti su 10 ricevono aiuti economici per lo studio, due su dieci e uno su trentacinque della media complessiva usufruisce invece di un alloggio isu. In generale, tra lezioni in aula e tempo trascorso sui libri, ogni studente dedica all’università una media di 41 ore a settimana, contro le 32 dei primi anni ‘90. Nonostante la crisi economica influenzi le loro scelte, questi ragazzi si applicano e fanno sacrifici, considerando ancora l’università come un ascensore sociale.
 
Nel 2011 il 68,5% degli studenti non ha ricevuto alcun aiuto economico. Il 15,2% ha ottenuto un esonero parziale, il 9,3% l’esonero totale, il 7,1% una borsa di studio da enti di diritto allo studio. Questi enti erogano il 56,7% del totale degli aiuti, mentre le università partecipano con il 31,2%. Gli enti privati concorrono per il 6,8%. L’importo mediano delle borse di studio è pari a 1.600. L’Italia spende quattrocentottantuno milioni per le borse di studio ai giovani universitari. La Germania spende 1 miliardo e 400 milioni.
 
Il sistema tedesco è davvero interessante e penso sia utile conoscerlo almeno sommariamente.
 
Dal 1º ottobre 1971 gli studenti ricevono degli aiuti grazie alla legge per il sostegno alla formazione individuale degli studenti: la cosiddetta BAföG (Bundesausbildungsförderungsgesetz). Il termine BAföG indica il denaro mensile disponibile mediamente per ciascuno studente. In linea di principio non è su base meritocratica, è un assegno per tutti, tuttavia si riduce per gli studenti che non concludono gli anni di università nei limiti di tempo previsti. Si tratta più propriamente di un prestito per metà a fondo perduto (sotto forma di borsa di studio), e per metà da restituirsi, a tasso zero, a partire dal quinto anno successivo alla laurea. In prima approssimazione possiamo dire l’ammontare medio del BAfoG è di 417 euro mensili. Poi vedremo più precisamente come viene calcolato. In altre parole in 5 anni lo stato tedesco finanzia ogni studente con un assegno che gli permetterà di comprarsi libri, pagarsi tram, metro e di non pesare sulle famiglie. Trascorsi cinque anni dal completamento del percorso universitario, nei quali si presume l’inserimento lavorativo del soggetto, il cittadino comincerà a restituire rateizzate e a tasso zero la metà dei soldi ricevuti per il sostentamento accademico.
 
I fondi per il BAföG prevedono una copertura del 65 % da parte del Governo Federale, mentre il restante 35 % è a carico dei Länder (più o meno le nostre Regioni). E’ interessante notare come, al contrario delle altre materie lasciate alla competenza dei Länder, quella relativa al diritto allo studio è disciplinata a livello centrale, a garanzia di un trattamento uniforme e di pari opportunità in tutto il territorio nazionale.
 
In linea di principio, il sostegno viene garantito a coloro che ne fanno richiesta e iniziano il percorso formativo prima di aver compiuto il trentesimo anno di età. L’ammontare medio del BAföG come detto è di 417 euro ma in realtà è proporzionale ai bisogni degli studenti, sulla base della stime dei costi di mantenimento. La legge federale prevede degli importi fissi che dipendono dalla tipologia del corso di studi (se si tratta di allievi o di universitari, l’equivalente della nostra differenza tra diploma di laurea e laurea vera e propria) e anche dal fatto che lo studente viva a con la famiglia di origine o fuori casa. Il livello dell’importo in concreto viene stabilito sulla base del bisogno standard dello studente (che comprende i costi di mantenimento e i costi d’istruzione) e delle spese di alloggio. Le spese per l’alloggio sono previste per gli studenti che vivono fuori casa e quindi andranno ad incrementare l’importo di base. Questo, inoltre, può essere ulteriormente aumentato nel caso in cui lo studente sostenga dei costi di assicurazione sanitaria. Ma questo aspetto è meglio trascurarlo. L’importo del BAfoG è quindi variabile. Considerando tutti i possibili incrementi della quota di base, l’ammontare mensile massimo del BAföG è pari a 630 euro al mese per gli studenti che non vivono con i genitori.
  
Gli importi sono consessi al 50% sotto forma di borsa di studio mentre il restante 50% viene concesso come prestito a tasso zero. Solo per i disabili è prevista l’erogazionevdell’intero importo come borsa di studio. La restituzione inizia dopo cinque anni dalla fine degli studi e può essere rateizzata in un termine non superiore a 20 anni con una rata minima di rimborso di 105 € al mese.
 
Solo queste considerazioni basterebbero a stropicciarci gli occhi per lo stupore. Ma i tedeschi hanno fatto di più. Nel 1999 hanno elevato il BAföG a livello costituzionale e lo hanno inserito nella Costituzione. Il nuovo schema di aiuti comprende anche strumenti per eguagliare il carico delle famiglie: ossia oltre alla mensilità del BAfoG prevista per tutti, sono previste detrazioni di imposta per figli a carico e concessione di assegni esenti d’imposta. Naturalmente questa seconda categoria di aiuti può essere richiesta solo nel caso in cui l’individuo rispetti specifici requisiti economici. Il sostegno dipende dal reddito della famiglia, dal quello dello studente e da quello dell’eventuale partner. Sono inoltre previste tutta una serie di agevolazioni economiche come forniture elettriche e telefoniche a prezzi ridotti, sconti sul canone televisivo e sugli abbonamenti ai trasporti pubblici. Se poi lo studente ha anche un figlio, prende altri 113 euro al mese e se ne ha più di uno, prende altri 85 euro per ogni figlio.
 
Ma ancora non basta. Una recente riforma ha stabilito forme di riduzione del debito dipendenti dalla performance dello studente: se lo studente finisce gli studi nel tempo previsto per il proprio corso di studi, otterrà una riduzione del debito del 20% sulla restituzion. Esistono poi casi particolari in cui il rimborso può essere rinviato o addirittura prescritto: per esempio, se, trascorsi i 5 anni, lo studente risulta disoccupato o con figli a carico di età inferiore ai 10 anni, non ripaga subito il debito, ma il periodo viene prolungato. Inoltre implicitamente lo Stato rinuncia alla restituzione totale nei casi limite dal momento che per legge nessuno può mai ripagare un ammontare superiore a 10.000 €, anche se il prestito ricevuto eccede tale soglia. Questo vuol dire che prendendo il caso estremo del BAfoG da 670 euro mensili, in un percorso universitario di 5 anni fanno 40 mila euro, di cui la metà 20 mila euro andrebbe restituità, ma in realtà la restituzione pretesa è solo di 10 mila euro. La stessa riforma ha stabilito che a godere del BAföG non siano solo gli studenti di nazionalità tedesca, ma anche quelli di nazionalità straniera fuori dall’Unione Europea con diritto di asilo, e gli universitari provenienti dagli stati dell’Unione Europea qualora abbiano trasferito la propria residenza ed abbiano sottoscritto un contratto di lavoro in Germania.
 
Un sistema efficiente ed ingegnoso. Questo probabilmente spiega perché la Germania voglia una applicazione rigorosa del trattato di Maastricht secondo cui i paesi UE non possono farsi garanti del debito di un paese appartenente alla Comunità stessa: di fatti gli aiuti economici ai Paesi come la Grecia aumentano il debito pubblico dei singoli Stati che partecipano agli aiuti. Ovviamente un aumento del debito pubblico non permette di fare ulteriori investimenti nel proprio Paese.
 
La ricetta tedesca è investire e contenere le spese, garantendo nel frattempo una minima rete di protezione sociale per chi è stato individualmente colpito dalla crisi; questo comporta quindi l’ingresso, rigidamente regolamentato, di soggetti privati nel finanziamento del welfare e, dall’alta l’opposizione al salvataggio di paesi dell’area Euro. Ma la domanda di fondo è: perché la Germania spende tanto per il diritto allo studio? Perché è un investimento, non un costo. Per uno Stato la formazione, la preparazione, le competenze di una persona sono un investimento. Una persona con un buon grado di istruzione ha maggiori possibilità di trovare un lavoro ben retribuito. Così si producono due effetti: un lavoratore qualificato e preparato che offre un servizio al suo Stato e un buon contribuente perché, avendo un lavoro ben retribuito, pagherà più volentieri le tasse. Ma c’è anche un vantaggio immediato: i BAfoG sono un modo ingegnoso per non far calare i consumi. Gli studenti sono portati a spostarsi fuori sede quindi a stipulare contratti  di locazione per usufrure delle maggiori agevolazioni, su quei contratti di locazione lo Stato fa cassa, ma non solo: gli studenti spendono più ragionevolmente soldi che di fatto per metà gli vengono concessi a fondo perduto, e spendendo fanno girare l’economia. In questo modo i consumi nazionali si mantengono stabili anche in periodi di crisi.

Che qualcuno prenda nota.

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Commenti

  • Gina

    articolo molto interessante. vale la pena secondo me ricordare che, oltre alla carota, i tedeschi usano anche il bastone, nel senso che, se non sbaglio, ogni 2 anni ci sono degli esami sbarramento, che possono essere sostenuti 2 volte per scritto e una volta oralmente. se neanche all’esame orale si passa si è espulsi dall’università e per continuarla bisogna iscriversi in un’altra regione (land)… l’autore mi corregga se sbaglio! :)

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