Antonin Artaud, Lettere ai prepotenti, Stampalternativa.
Poeta, scrittore, disegnatore, attore teatrale e cinematografico Antonin Artaud fu una delle figure più originali e incomprese dell’inizio del secolo scorso. Fu un geniale pensatore ma non espose mai la sua “dottrina” in forma sistematica e unitaria poiché convinto dell’impossibilità di risultati ultimi e definitivi. L’uomo infatti, secondo Artaud, non è mai in grado di raggiungere la realtà del pensiero ma solo di coglierne immagini rapsodiche ottenute tramite esperienze estreme quali la sofferenza e soprattutto l’utilizzo delle droghe. La verità a cui l’uomo può arrivare è comunque sempre individuale e concreta e mai astratta, legata talmente alla persona da poter confrontarsi solo con lo spirito e mai con la ragione.
Affiancata a questo pensiero originale e sicuramente anticonformista sta la figura di un uomo sempre rabbioso e indisponente nei confronti delle istituzioni. durante tutta la sua vita, Artaud si scagliò violentemente contro i rappresentanti del potere costituito imbracciando come arma non la politica ma solo il “pensiero autentico”. Nelle Lettere ai Prepotenti (Stampalternativa 1994) sono raccolte alcune delle pagine più significative di questa lotta contro il potere che segnò profondamente la vita dell’autore. Pagine crude, aspre e visionarie nelle quali i potenti sono accusati di rinchiudere l’uomo nella pura forma dell’uomo-sociale facendogli così perdere la sua stessa sostanza, cioè lo spirito; la società infatti impone all’individuo di rinunciare alla propria particolarità e spiritualità a favore di un pensiero astratto e alienante (nel senso di portar fuori da se) che si concretizza in leggi, norme e istituzioni che favoriscono la collettività a scapito della persona. Lo scontro con la società è inevitabile allorquando si sceglie la particolarità come cavallo di battaglia e la persona diventa il primo avversario del potere istituzionale in quanto rappresentante del pensiero unico che privilegia la collettività. Prepotenti, e quindi colpiti dalle critiche, sono non solo legislatori, educatori e capi spirituali ma anche i primari dei manicomi i quali, utilizzando il mezzo della scienza psicologica, si macchiano del crimine di “costringere alla normalità” persone inermi ree solamente della propria diversità.



