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BlogPills

Arancione

Storie di conflitto e riconciliazione

Le pillole sono brevi storie di conflitto e riconliazione raccontate dal nostro redattore e coordinatore internazionale dell’International Fellowship of Reconciliation, Francesco Candelari. Da marzo a maggio ci saranno pillole dal Medioriente, Sudest asiatico, Nordamerica ed Europa. Prendere una pillola ogni tre giorni. La versione inglese sarà disponibile sul sito dell’IFOR (www.ifor-mir.org).

Ricordate K.? Il fixer tuttofare che mi aveva fissato l’agenda per i cinque giorni in Myanmar? Telefono staccato. Indirizzo sconosciuto. Sparito nel nulla. Volatilizzato.

Tempio, Myanmar

Poco male. Dopo qualche ora a Yangon m’imbatto in Ashin. Testa rasata, sguardo profondo, sandali marroni e tonaca d’ordinanza. Ma una tonaca viva, arancione, di un colore speranza. Chiacchieriamo in un inglese stentato e poi m’invita a casa sua.

Tra i vicoli della periferia di Yangon i bambini giocano scalzi mentre gli ultimi raggi di sole illuminano la sabbia sollevata a ogni passo. E prima che faccia buio arriviamo a casa di Ashin. La chiamo casa, ma non lo è. Questa è molto di più e molto di meno.

E’ un tempio. Si, proprio così. Un tempio. Anche se non si direbbe. Il primo piano è sfondato dal marcio di un incendio divampato qualche anno fa. I muratori lavorano indefessi per ricostruire il muro di cinta.

Ashin torna sui suoi passi e mi presenta i compagni di viaggio. Sono quattro. Beviamo un tè. E mi raccontano la loro storia.

Se oggi il Myanmar è andato a votare, se le magliette di Aung Sang Suu Kyi sono vendute ai turisti per le strade di Yangon, se i giornali pubblicano le foto dei leader dell’opposizione al governo, se tutto questo è possibile è grazie alle cinque persone che sorseggiano una tazza di tè con me oggi.

Era il 2007, quando Ashin e i suoi compagni d’avventura decisero che era arrivato il momento per i 300mila monaci buddisti nel paese di giocare il proprio peso politico a favore della popolazione civile. Organizzarono e guidarono le proteste dei loro confratelli contro la giunta militare. Alcuni di loro furono uccisi, molti incarcerati.

Ashin è uscito di prigione il 13 gennaio, sono passate poche settimane, giusto il tempo per riprendere possesso del vecchio tempio pieno di muffa, la “casa” di Ashin.

Ma il suo sacrificio è servito. C’è ancora tanto da fare, ma oggi si respira un’aria nuova nel paese.

da Yangon, Myanmar

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