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Romanzo di una strage

Recensione di "Romanzo di una strage" di Marco Tullio Giordana. Con Valerio Mastandrea, Pierfrancesco Favino, Fabrizio Gifuni. Italia 2011, 129’

Era il 12 dicembre 1969 quando a Milano, dentro la Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana alle ore 16.37 esplose la bomba che gettò l’Italia in quel clima di tensione che ha aperto ufficialmente le porte ai cosiddetti anni di piombo. Una ferita che a quarant’anni di distanza non sembra essersi ancora rimarginata e che con tutti i suoi fantasmi prende forma nell’ultimo film di Marco Tullio Giordana, “Romanzo di una strage”.

La pellicola, sceneggiata da due nomi icona del cinema italiano d’impegno, Sandro Petraglia e Stefano Rulli, riapre uno dei capitoli più duri della storia del nostro paese, raccontando quel drammatico pomeriggio attraverso le vicende di tre personaggi altrettanto tragici. Il commissario Luigi Calabresi (Valerio Mastandrea), l’anarchico Giuseppe Pinelli (Pierfrancesco Favino) e Aldo Moro (Fabrizio Gifuni) sono le figure chiave che, unite da un destino di morte prematura, rappresentano i cardini di un paese sull’orlo della lacerazione e pronto per il colpo di stato. Proprio a questi personaggi sono legati i momenti più importanti e intensi della pellicola, che procede con lo spettatore all’interno del reticolato fittissimo che era la politica di quegli anni.

Partendo dal romanzo di Paolo Cucchiarelli Il segreto di Piazza Fontana, Giordana tenta di portare alla luce dei brandelli di verità, quella verità sepolta sotto le macerie insieme alle 17 persone che persero la vita durante l’attentato. Il film abbraccia la tesi della doppia bomba: a partire da qui il regista ricostruisce passo passo le due piste investigative, ricreando con un’attenzione quasi maniacale personaggi e vicende. Asciutto nella regia, Giordana procede mettendo a fuoco, insieme all’oggetto dell’indagine, il vero volto delle gerarchie del potere, che si muovono alle spalle dei protagonisti utilizzandoli come elementi di un ingranaggio ben più grande. Ecco allora delinearsi profili nuovi di verità sulla figure che per anni hanno raccolto spiegazioni comode, come Calabresi, lasciato solo dai suoi superiori e implicitamente colpevole, o lo stesso Pinelli, fintamente suicida per il senso di colpa. Pronto a fare nomi e cognomi dei responsabili che ancora oggi dovrebbero pagare, Giordana dimostra con questo film che non c’è stata giustizia e che spesso in Italia la soluzione è rappresentata da un sottile e omertoso meccanismo di rimozione.

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Il blog di recensioni Verifica incerta è curato dall’Associazione Museo Nazionale del Cinema di Torino per Il Contesto.

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Commenti

  • Giovanna Bova

    Film molto bello, Giordana si conferma ancora una volta regista di alto livello.
    Consiglio a chiunque di andarlo a vedere!

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