twitter facebook picasa mail feed

L’impotenza

La storia di Luna, siriana, oggi in Italia, è stata raccolta nell’ambito dell’iniziativa AAA: Cercasi storie di rivoluzione politica. Per contribuire con la propria testimonianza o racconto, scrivete a tellyourrevolution@gmail.com.

Proteste in Marocco. Foto di Fadil Elmansour

Sono stata a Damasco a gennaio, e tutto è iniziato a marzo. Ovviamente c’era il malcontento di una società che viveva sotto dittature da tanto tempo, però no, non mi aspettavo che sarebbe esploso così. E invece é esploso. Certamente la “primavera araba” ha influito parecchio. Le società arabe hanno un sentimento, non dico di panarabismo, ma comunque c’è qualcosa di forte che le accomuna. In Siria c’erano alcune restrizioni della libertà individuale, perché vigeva ancora la legge d’emergenza del ‘67, promulgata dopo la guerra dei sei giorni, che vietava gli assembramenti non autorizzati e imponeva il partito unico. Anche se con Bashar Al Assad c’erano state delle aperture al mercato internazionale, il vero problema credo fosse l’entourage di Assad, del partito Baath. La Siria è cruciale nello scacchiere geopolitico, anche per la sua posizione geografica. E molto dipende da Israele, che sicuramente ha paura, perché nell’incertezza di chi andrà al governo dopo Assad potrebbe anche aprirsi un fronte unico anti-israeliano. Se si mettere in ginocchio la Siria, invece, quest’ultima sarà troppo occupata sul fronte interno per interessarsi al fronte esterno. Divide et impera!
La cosa che fa soffrire di più è precisamente il fatto che stanno fomentando la guerra civile interreligiosa, prima in Siria si conviveva pacificamente. Gli amici di mia cugina sono cristiani, per esempio, ma la cosa non aveva alcuna importanza, non glielo chiedevi nemmeno alle persone di che religione fossero! I miei parenti in Libano hanno un po’ paura di quello che può venire dopo, si paventa un’ipotetica presa di potere da parte dei Fratelli musulmani, ma anche gli sciiti non sarebbero ben accolti, per il timore di un possibile asse Iran-Siria-Hezbollah
Io, anche se lontana, non posso che essere orgogliosa della mia gente, non posso che ammirarne il coraggio, perché ci vuole davvero un gran coraggio per rispondere alle violenze con balli e canzoni.
Poi, certo, non è facile restare a guardare a distanza… la cosa più difficile da accettare per me è l’impotenza. Inoltre, alla preoccupazione e al dispiacere per quel che è successo e potrebbe succedere alle persone, si aggiunge la tristezza di assistere alla distruzione del Paese. Mi dispiacerebbe molto se negli scontri si prendessero di mira dei siti archeologici, per esempio. A questi sentimenti si aggiunge poi il senso di colpa per essere qui, mi sento una privilegiata.
Penso che ci vorrebbe una rivoluzione anche qua, comunque. Ci vorrebbe più consapevolezza per i diritti che non ci sono, che ci stanno togliendo, per esempio! Abbiamo il parlamento, d’accordo, ma non credo che questo basti per poterci definire una democrazia. Mi fa rabbia vedere quanta ignoranza c’è in giro, quanto menefreghismo. Se solo volessimo, potremmo provare a cambiare le cose! E’ proprio una mancanza di volontà il problema, secondo me.
Luna

Per leggere altre storie e tante altro materiale sulla primavera araba, il movimento occupy, gli indignados, i cazerolazos, abbonati al Contesto e riceverai il numero 15, in uscita a luglio, dedicato a rivoluzioni, contro-rivoluzioni e proteste per la strada di questi nostri ultimi, agitati mesi.

PrintFriendlyFacebookTwitterGoogle ReaderLinkedInMySpaceDeliciousShare

Tags: , , , ,

Commenti

Commenti Facebook