twitter facebook picasa mail feed

Al di là degli “assoluti”del Novecento

Marco Revelli, Oltre il Novecento: la politica, le ideologie e le insidie del lavoro, Einaudi, Torino.

“Il secolo è finito”: attorno a questa frase il libro costruisce una lucida analisi di due epoche del Novecento, ma allo stesso tempo cerca di individuare le possibili vie d’uscita.

Ripercorrendo i paradossi che hanno caratterizzato il ventesimo secolo, anche avvalendosi di analisi già compiute (vedi ad esempio Hobsbawm ne “Il secolo breve”), il professore piemontese ne evidenzia il carattere eterogeneo. Da un lato fini e mezzi universali, volti a includere chiunque nella loro progettualità, si sono succeduti nei campi della politica, delle ideologie, del lavoro; dall’altro la frenesia del fare, il potere delle cose, l’incapacità di vedere le masse come insieme di singoli individui hanno dato luogo alle più grandi aberrazioni che l’uomo abbia mai potuto generare: ecco perché gli anni che ci lasciamo alle spalle sono un “ossimoro”.

I riferimenti ad avvenimenti precisi, come il socialismo reale, Auschwitz o Hiroshima, non mancano, ma sono le “radici del mostruoso”, i “deliri dell’homo faber”, a costituire l’asse portante della prima parte. Il contrasto stridente tra le capacità tecniche a nostra disposizione e l’assenza di “strumenti cognitivi per percepirne il significato e rappresentarne il senso” ha dato luogo a una dimensione meccanica del fare, che ha colpito e destrutturato, in primis, il lavoro e l’agire sociale.

Peraltro il tardo-novecento ha anche fornito le chiavi per uscire da questa metafisica della costruzione materiale. Proprio le suddette chiavi, lette dall’autore in maniera più tecnica e meno teorica, costituiscono le possibilità di un passaggio, già concretizzatosi, e forse, in parte, anche esauritosi, nel post-fordismo lavorativo, nel movimentismo culturale e nella dimensione orizzontale del vivere insieme.

Su questo quadro storico si inserisce il ruolo della politica, che è stata la dimensione portante dell’organizzazione sociale, emarginando di fatto le altre possibilità. Così l’ex consigliere comunale torinese, memore delle esperienze passate nella sinistra italiana, mette in evidenza i peccati della militanza, più volte protagonista assoluta nella fabbricazione delle ideologie a scapito di forme di solidarietà individuale.

Eppure, infine, l’obiettivo è di andare oltre questo Novecento. E, per andare oltre, Revelli sceglie di affidarsi a una figura che lavora spesso in domini nascosti, che agisce spinta da un banale desiderio di ”vicinanza”, ma che propone “un modello di alterità da vivere e non da edificare”.

PrintFriendlyFacebookTwitterGoogle ReaderLinkedInMySpaceDeliciousShare

Tags: , , , , , , , , , , ,

Commenti

Commenti Facebook