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La paura della bomba

Recensione di "Take Shelter", regia di Jeff Nichols. Con Michael Shannon, Jessica Chastain. Usa 2011, 120’

Curtis (Michael Shannon) è un tranquillo operaio che ad un tratto, inspiegabilmente, inizia durante un temporale a soffrire di strane visioni. Col tempo le visioni si trasformano in terrificanti incubi. L’angoscia che ne deriva lo porta a diffidare di tutto e tutti (moglie compresa) e ad avere una tremenda e smisurata paura per gli uragani. Decide allora di dedicarsi compulsivamente alla costruzione di un bunker sotterraneo anti-tornado, che sembra essere l’unica possibilità di sopravvivenza…

Più volte il cinema americano ha tentato di rappresentare metaforicamente l’angoscia schizofrenica che collettivamente coinvolge l’Occidente dal dopo guerra ad oggi: la paura della bomba atomica nei tempi della Guerra Fredda o la paura dell’attacco terroristico in tempi più recenti. Il tentativo di Jeff Nichols, regista di Take Shelter, qui al suo secondo lungometraggio, di rappresentare questa inquietudine mondiale è riuscito solo a metà. Se da un lato abbiamo la precisione della descrizione della malattia del protagonista ed una progressiva e tesa discesa all’inferno (che culminerà con la fuga dentro al bunker), dall’altra abbiamo la vaghezza metaforica che solo a tratti riesce a convincere, talmente è slegata dalla realtà e compromessa con il “genere”. Troppo decise e forti risultano le immagini dell’angoscia che rischiano di screditare la natura stessa dell’emozione che rappresentano. Il “genere” essendo tale, rende percettibile e spettacolare la rappresentazione, sottraendo la grande carica che le emozioni profonde e nascoste possiedono, su tutte la paura.

Tutto ciò porta ad una critica alle contraddizioni americane: l’assicurazione sanitaria che scompare con il licenziamento, la macchietta dello psicologo. Ma soprattutto porta ad una critica verso il discorso cinematografico che continuamente vacilla mettendo a tutti i costi una trama al servizio della metafora, rischiando più volte di cadere addirittura nel ridicolo: si pensi alla pseudo-citazione hitchcockiana degli uccelli che attaccano il protagonista o si pensi alla scena “forzata” in cui anche la moglie corre nel bunker con tanto di maschera ed ossigeno.

Se ne potrebbe dedurre quindi che oltre alla precarietà della società americana a cui si tenta di dare forma, sia molto precaria soprattutto anche l’idea stessa del cinema di Nichols. Questa idea, invece, dovrebbe essere alla base di ogni progetto cinematografico.

Il blog di recensioni Verifica incerta è curato dall’Associazione Museo Nazionale del Cinema di Torino per Il Contesto.

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