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Un classico sempre attuale

Max Weber, La politica come professione, Edizioni di comunità.

Svelando la politica dagli orpelli che si cuce addosso, lasciando da parte le varie discussioni sulla direzione che deve prendere e i valori che cerca di perseguire, la politica si presenta come il luogo di scontro tra fazioni di interessati che lottano per il controllo di uno stato. I partiti, che nella società contemporanea sono i soggetti di questo scontro, si configurano quindi come società di persone finalizzate alla conquista del potere. Prescindendo quindi dai valori che animano i componenti dei partiti e dalle motivazioni pratiche che spingono all’impegno attivo questi gruppi di persone, si può scorgere una struttura comune di questi aspiranti controllori del potere pubblico. Weber cerca infatti, in una serie di conferenze tenute tra il 1917 ed il 1919 e proposte al grande pubblico con il titolo di La politica come professione, di studiare e spiegare il funzionamento di questo sistema, politico, di conquista del potere. Tra i vari argomenti trattati, di particolare interesse è la presentazione di figure quali il boss ed il funzionario di partito, poco note all’elettore modello ma fondamentali per il funzionamento ed il successo di una fazione politica. Un partito infatti ha bisogno di finanziamenti e la ricerca di questi ultimi è compito appunto del boss, personaggio alquanto oscuro e tendenzialmente operante lontano dai riflettori della cronaca che agisce in funzione di un guadagno personale; invece il funzionario si presenta come la naturale estensione politica della “burocratizzazione universale” che pervade ormai ogni campo. Infatti, anche alle formazioni di partito serve mantenere un impianto stabile dal quale far partire ogni attività e questo impianto è retto da burocrati stipendiati, appunto i funzionari. Molti altri spunti offre questa analisi di Weber ragion per cui lasciamo la scoperta, o la riscoperta, di questo classico sempre attuale.

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