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L’infame storia dell’infamia

Luis Sepúlveda, Il generale e il giudice, Guanda, Parma 2003.

Il generale e il giudice è una raccolta di articoli di Luis Sepúlveda pubblicati fra il 1998 e il 2003 su riviste e quotidiani Spagnoli, francesi, tedeschi e italiani. Attraverso proprie esperienze di vita, l’autore propone amare riflessioni sulla condizione di un Cile ancora vittima del potere economico e militare; un Cile bendato, la cui vera storia non è ancora stata scritta. A distanza di 30 anni dal colpo di stato i responsabili di torture e omicidi sono ancora impuniti e l’attuale ministro degli interni ha chiesto di recente che “non vengano sporte altre denuce contro uomini in uniforme, a meno che i casi non si siano conclusi con la morte della persona”, si tratta di un appello implicito all’ omertà: “se, tu donna, sei stata solo violentata, […] se ti hanno solo tenuta sei mesi in un buco immondo di Villa Grimaldi, dimentica, perdona, e non attentare alla pace sociale e alla tranquillità economica con le tue denunce.”

“L’infame storia dell’infamia è ininterrotta. […] varie generazioni di cileni hanno appreso a scuola che in questi «deplorevoli avvenimenti ci furono alcune vittime».”

Oltre a ripercorrere alcune vicende del Cile propone anche un’analisi degli avvenimenti più recenti di cui direttamente o indirettamente siamo stati parte: la guerra, gli attentati, la globalizzazione, la menzogna… “Hanno detto che dopo l’11 settembre nulla al mondo sarebbe stato più come prima. In effetti tutto è cambiato per le vittime degli attentati terroristici. […] Tutto è cambiato a favore dei signori della guerra”. Le sue parole, intrise di sentimento, rabbia e disgusto per ciò che avviene, ci danno un quadro inquietante e vivido di una situazione generalizzata, di cui siamo parte. “ Le parole che cercano un ordine per rendere comprensibile e trasparente la ragione su cui si fonda la nostra civiltà vengono atrocemente pervertite, e così i giudici che compiendo il loro dovere di giudicare le infamie hanno denunciato la corruzione di certi poteri economici, sono accusati di provocare guerre civili”,

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