twitter facebook picasa mail feed

Breve saggio sulla libertà di informazione e i suoi modelli

Quando la storia insegna

neppi_1

In questi tempi di debordante occupazione mediatica e di falsa retorica liberista è facile perdere di vista il fatto che i princìpi del liberalismo sono inscindibili dalla libertà di espressione delle opinioni a mezzo stampa. Più che addurlo ad esempio rispetto alla nostra italiana contingente realtà dove la libertà di stampa e sì garantita, ma, per quanto riguarda i mass media, confinata in un sistema oligopolistico di cui peraltro un solo padrone, come capo politico o in fratellanza economica, possiede il 90 % del valore commerciale, trovo interessante rivolgere alcune riflessioni sulla genesi e l’effettuazione di tale principio di libertà. A partire da John Milton, il cui spirito polemico non era inferiore all’arguto ingegno dialettico, che nell’”Aeropagitica” difende la libertà dall’imprimatur di fronte ai magistrati del Commonwealth che hanno posto il timbro censorio come condizione per la stampa : provvedimento odioso, inefficace, ridicolo per le modalità di applicazione, pericoloso per la sua caratteristica di impedire la discussione e con essa il progresso civile. Quello stesso progresso civile è stato portato nell’isola inglese dalla diffusione degli autori latini e greci, ebrei e cristiani, le parole dei quali hanno avuto il merito di elevare le popolazioni preesistenti alla conquista romana al pensiero astratto. Un lampo di luce nell’oscurità. Allora il provvedimento che sottopone a una commissione di prelati il controllo preventivo delle pubblicazioni tende naturalmente ed inesorabilmente a cancellare quell’istruzione che, in principio a beneficio soltanto di alcuni, ha poi consentito a costoro di usare i concetti e l’umanità appresa per elevare un intero popolo a opere grandiose e rivoluzionarie. Lettura, libero dibattito, confronto di idee: questi sono i modi con i quali si rafforza la rettitudine degli uomini e dei popoli maturi, che sanno usare la cultura come strumento di crescita. E non fanno testo gli esempi tragicomici di frati ossessionati dagli scritti di Wikliff ed Huss (come tentati dal Demonio, sostengono) né il suicidio intellettuale di un altro convintosi della giustezza di una tesi avversa alla sua stessa fede e perciò coscienza infelice. È questo l’approccio degli stolti, perché un popolo fonda la sua verità nel dibattito libero di liberi, che non possono temere il disvelamento della verità tramite il confronto delle opinioni. Il discorso si fa pubblico, e questo discorso soltanto è in grado di guidare lo stato verso la rettitudine sociale, intesa come conoscenza del bene collettivo che dovrebbe essere realizzato da quegli stessi magistrati ai quali Milton rivolge invettive ed ironiche lagnanze. Ma forse il sogno rivoluzionario, sanguinario e liberale, che ha guidato la rivoluzione e già tradito dal ducismo di Cromwell e dalla volontà totalizzante del Commonwealth.

Tuttavia, al di là degli esiti politici dell’intervento di John Milton, positivi nell’abrogazione della norma, fatto dovuto più alla contrapposizione tra i governanti puritani e le gerarchie della Chiesa anglicana che ad un reale intento liberale della Salute Pubblica, l’”Aeropagitica” è storicamente importante perché e informata della mentalità di quella che prima di tutte le altre si trasformerà in una società dell’opinione pubblica. Nella cultura e nelle tradizioni delle società anglosassone e americana il puritanesimo liberale è un fattore fondativo del diritto all’opinione e alla critica, ripetuto mille volte nelle funzioni puritane e quacchere in cui la resipiscenza e confessione pubblica delle proprie debolezze alla comunità. E il consiglio legislativo di Milton è assolutamente moderno, indicazione chiara dell’autore e dell’editore nelle pubblicazioni a stampa, nulla di più e di meno.

Nulla di meglio se andiamo a leggere il testo del primo emendamento della Costituzione americana, principio ancora oggi valido nel testo fondamentale dei contestatissimi USA: il congresso non potrà fare alcuna legge per il riconoscimento di qualsiasi religione, o per proibirne il libero culto; o per limitare la libertà di parola o di stampa, o il diritto che hanno i cittadini di riunirsi in forma pacifica e di inoltrare petizioni al governo per la riparazione di torti subiti . In questo articolo, frutto anch’esso di una rivoluzione liberale contro la stessa Inghilterra, troviamo elementi di continuità nella cultura politica e civile che accomuna originariamente i due sistemi parlamentari. Ma è ancora attuale il Primo emendamento ? È davvero deregolamentato il sistema dei media statunitense ?

Alcuni fatti fanno pensare che nella storia della stampa anglo-americana il principio di non regolamentazione sia frutto autentico di una cultura preparata a confrontarsi liberamente attraverso la libera pubblicazione di tesi ed articoli: la diffusione dei mercuries e dei courants nel 600 inglese (il primo corantos fu in realtà veneziano, venduto al prezzo di una… gaxeta), la penny press americana nell’800 che, per numero di testate e diffusione delle copie, potrebbe far impallidire oggi i direttori delle maggiori testate italiane. Tuttavia Inghilterra e USA sono anche le prime nazioni ad applicare il news management durante la prima guerra mondiale, a dotarsi di psycological boureau, a studiare politiche di comunicazione volte a costruire consenso intorno all’operato degli esecutivi e a preservare il morale dell’opinione pubblica dai contraccolpi psicologici di eventuali sconfitte militari. Walter Lippmann, nel suo famoso saggio sull’opinione pubblica del 1921, chiarisce i principi in base ai quali si formano e consolidano gli stereotipi a partire dall’opera congiunta dei mezzi di informazione. Dettando l’agenda condizionano emozioni e riprovazione popolare. Sono strumenti di controllo del potere in origine, ma diventano strumento di controllo politico conformando l’opinione delle persone ad un idea di bene (l interesse nazionale) contro un idea di male (i popoli di volta in volta bombardati). Come dimenticare il cinismo parossistico di queste politiche di comunicazione durante l’attacco a Panama, così lucidamente svelato da quel genio dell’interpretazione dei fatti di parole che è Noam Chomsky?

Secondo Ithiel De Sola Pool un’ombra scura si addensa sulla libertà di espressione e di critica negli States. Non è soltanto il conformismo manicheo quanto la stessa legislazione dei media venuti dopo la stampa a non garantire più le libertà costituzionalmente garantite. Lo strappo avvenuto a partire dall’introduzione della rete telegrafica, che accomunava il medium alle ferrovie nella gestione da parte dell’AT&T, ha portato molti media (telefono, TV via cavo…) ad essere gestiti secondo logiche finanziarie di oligopolio, lontane anni luce da una concezione realmente democratica della funzione informativa. È internet esente da questa tendenza? Se riflettiamo sulla storia della rete figlia dell’ARPA, l’agenzia di ricerca della NASA, proprio no, e in questo troviamo conferme in fatti inquietanti come Echelon. Tuttavia gli spazi di libertà si definiscono sempre contrattualmente, dialetticamente, come scontro di interessi contrastanti. E allora ci conviene, pena la perdita di tanta libertà, reimpostare il discorso non più soltanto come libertà di espressione, ma come diritto dei cittadini ad un’informazione plurale, confrontabile e perciò potenzialmente veritiera.

Un impegno civile in senso miltoniano se non vogliamo uscire dalla nostrana fabbrica del consenso come tanti piccoli semilavorati consenzienti.

Bibliografia

JOHN MILTON, Aeropagitica, 1644

WALTER LIPPMANN, L’opinione pubblica, 1921

ITHIEL DE SOLA POOL, Tecnologie di libertà, 1996

FRANCO CARLINI, Internet, Pinocchio e il gendarme, 1996

PIERRE BOURDIEU, Sulla televisione, 1997

NOAM CHOMSKY, La fabbrica del consenso, 1998

CARLO GOZZINI, Storia del giornalismo, 2000

TRANFAGLIA E VITTORIA, Storia degli editori Italiani, 2000

MARIO BORSA, La libertà di stampa, 1925

PrintFriendlyFacebookTwitterGoogle ReaderLinkedInMySpaceDeliciousShare

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Commenti

  • http://Sito... Franca

    come cittadino se diffondo notizie veritiere tratti sia dal punto personale che da atti di cause già chiuse su persone o ditte su blog, giornali etc. vado incontro a diffamazione o altro? Il libero cittadino non può appellarsi art. 21? deve stare sempre zitto e tenersi le verità sulle malefatte altrui? deve sempre tacere e subire?

Commenti Facebook