I Maggiori problemi dell’informazione italiana oggi, dalla malainformazione, al problema del pluralismo, alle polemica sulla satira e sulla censura, di cui il caso-Satyricon è l’emblema, e dal nuovo CDA RAI alla “Terza Via” in un contesto televisivo bipolare (RAI – Mediaset): questi gli argomenti trattati nell’intervista rilasciata via e-mail dal Ministro Maurizio Gasparri, la più alta carica istituzionale nel campo dell’informazione.
Un dedalo di risposte e di proposte per “risolvere” o affrontare in maniera diversa i problemi inerenti a questo settore da parte di chi, già giornalista, direttore associato de “Il secolo d’Italia” e attivista politico in diverse organizzazioni giovanili (Fronte della Gioventù e Fuan), ora riveste la carica di ministro del settore delle Comunicazioni nel Governo Berlusconi.
On. Ministro, per far in modo che i nostri lettori siano in grado di comprendere meglio il significato e la portata delle sue risposte, le chiederemmo di descriversi brevemente qual è stata la sua formazione e la sua esperienza nel campo dell’informazione. Immaginiamo, infatti, che ivi risieda il motivo per cui Lei è stato scelto a rappresentare e dirigere l’opera del governo in questo campo.
Mi sono sempre occupato di nuove tecnologie, ne sono stato un pioniere nel mio gruppo politico. Nel 1987, ad esempio, quando nessuno si interessava a certi argomenti, ho scritto anche un libro, “L’età dell’intelligenza”, dedicato all’informatica. E nelle passate legislature sono stato autore di diverse proposte di legge riguardanti questo settore, in particolare preoccupandomi di rendere accessibili a tutti i nuovi sistemi di comunicazione, internet anzitutto. Sono inoltre giornalista dal 1985 e ho, tra le altre cose, diretto il “Secolo d’Italia”, il quotidiano del mio partito.
Sempre al fine di inquadrare meglio il suo ruolo, vorremmo sottoporLe la seguente riflessione. Spesso i ministri vengono associati ad eventi marginali per i quali risaltano all’occhio della pubblica opinione. Questo occhio, spesso, non tiene conto del lavoro che sta a monte e che impegna una così alta carica dello Stato in maniera totalizzante o quasi. Nel confermare o smentire questa valutazione, può indicarci quali sono, secondo un’analisi che Lei avrà effettuato, i maggiori problemi dell’informazione oggi e quali politiche intende applicare per risolverli?
Si, è probabile che si venga giudicati per singoli e marginali episodi, ma io credo che esistano anche delle valutazioni sul lungo periodo: e per me sono quelle che contano. Ad esempio, se entro il 2006 riusciremo a realizzare il digitale terrestre, come dovremmo, io spero di essere ricordato per questo e non per polemiche che lasciano il tempo che trovano. Detto questo, senza dubbio c’è una parte dell’informazione italiana che ha fatto della faziosità la sua cifra. Io mi auguro che si possa ritornare a fare un’informazione pluralista, seria, di qualità, almeno nella televisione pubblica.
Peraltro anche noi non possiamo esimerci di rilevare che la sua figura è stata ultimamente associata alla telefonata durante il programma “Quelli che il calcio”, alle nomine del Cda Ra, alle polemiche mai sopite relative al ruolo della satira e ai presunti scandali su un informazione poco obiettiva. A questo proposito vorremmo chiederle se si ritiene soddisfatto della scelta dell’attuale Cda ed in questa scelta Lei ha avuto un qualche ruolo? Inoltre pensa che i rischi di lottizzazione del passato siano ancora possibili?
Come ministro delle Comunicazioni non avevo alcuna competenza e alcun potere di intervenire sulle scelte dei presidenti di Camera e Senato, Pier Ferdinando Casini e Marcello Pera, cui spettava il compito di indicare il nuovo consiglio d’amministrazione. Detto questo, credo che Antonio Baldassarre sia stata un’ottima scelta, è una figura di garanzia, non solo per il suo passato di presidente della Corte costituzionale ma anche per la sua storia personale, che lo ha visto vincere diverse e importanti battaglie per la giustizia e la legalità. Ci siamo incontrati al ministero subito dopo la sua designazione, insieme agli altri componenti del Cda: la battaglia per il pluralismo, per una tv di qualità, per la difesa dei minori sarà senza dubbio combattuta fianco a fianco, con spirito di collaborazione assoluto.
Se fosse stato ministro prima delle elezioni come si sarebbe comportato nel caso Satyricon?
Esattamente come mi sono comportato da deputato dell’opposizione. Avrei criticato l’uso strumentale e politico che, in quell’occasione, è stato fatto del mezzo pubblico.
Ritiene che i mezzi d’informazione in generale diano un’immagine obiettiva del governo e della sua azione?
Francamente, in generale, credo di no. C’è stata disinformazione sulla legge per le rogatorie, sulla riforma dell’articolo 18, su tantissimi altri argomenti che hanno distinto l’azione del governo in questi mesi e che sono stati presentati strumentalmente, senza entrare davvero nel merito, nella sostanza, che in molti casi è profondamente diversa da quello che si vorrebbe far credere.
Ultimamente dei sondaggi di Datamedia ritengono che la tv abbia spostato migliaia di voti in occasione delle elezioni. Pensa che questo sia vero e, soprattutto, che sia corretto? Come porre rimedio a ciò o, viceversa, alla proliferazione di sondaggi che si avvalgono di campioni di poche centinaia di persone?
I sondaggi sono solo un’indicazione, e credo non si possa neanche lontanamente pensare ad impedirne quella che lei chiama “proliferazione”, non credo facciano male a nessuno, forniscono piuttosto un’idea, una tendenza. Certamente la tv ha un’influenza sugli spettatori e dunque qualche voto sarà stato senza dubbio spostato in campagna elettorale, però non credo sia stata così determinante.
La televisione, come risulta anche dai quesiti precedenti, fa la parte del leone all’interno dell’informazione. La sua gestione in Italia è stata spesso difforme rispetto ad altri Paesi occidentali. Il dualismo Rai-Mediaset lascia poco spazio ad altre iniziative. Pensa ancora che la privatizzazione Rai possa risolvere la questione? E non ritiene che un oligopolio così ristretto sia un rischio per il pluralismo?
Come lei certamente saprà, recentemente ho sostenuto che la privatizzazione in questo momento sarebbe un atto di autolesionismo economico, anche se ritengo che privatizzare la tv pubblica resta un passaggio indispensabile. Prima, però, bisogna cambiare le leggi Mammì-Maccanico, che sono superate e impediscono agli editori italiani di partecipare ad un’eventuale offerta di vendita della Rai, per cui un francese potrebbe comprare un canale e un italiano no, a causa dei tetti antitrust, che oggi vanno ridefiniti. Quanto all’oligopolio, il rischio sarà scongiurato con l’avvento del digitale terrestre, che moltiplicherà a dismisura l’offerta e cambierà completamente lo scenario non solo italiano, ma europeo. Si tratterà di una vera e propria rivoluzione, che avrà un influenza profonda sul pluralismo.
Non si può dimenticare che stanno emergendo sempre più nuovi metodi di comunicazione assai difficilmente controllabili. Cosa pensa di internet e delle sue potenzialità per ciò che concerne l’informazione?
Credo che il futuro è lì e l’ho sempre creduto, fin dai tempi in cui aprii i primi siti internet del mio partito. Ovviamente l’avvento della banda larga (che con il digitale terrestre e l’Umts abbiamo inserito nella legge obiettivo sulle grandi opere, dal momento che non si possono considerare tali solo ponti, strade e autostrade), ossia di internet veloce, cambierà lo scenario ancor di più, permettendo interattività oggi impensabili. Come ministero lavoriamo anche per non creare un “digital divide” tra Nord e Sud del Paese e per consentire a tutte le regioni italiane pari opportunità.
Recenti ricerche hanno dimostrato che il numero dei quotidiani in Italia sta diminuendo annualmente. Ciò dimostrerebbe che nel nostro Stato rischia di esserci un problema relativo al pluralismo. Ritiene che questo sia vero e perché?
Non ritengo sia un problema posto nei termini giusti. Voglio dire che, se è vero che il numero dei quotidiani in Italia sta diminuendo, è altrettanto vero che aumentano i siti internet dedicati all’informazione, che si moltiplicano veri e propri giornali on-line e che comunque è la forma, non la sostanza, che sta mutando profondamente. Io non credo che il futuro metta a rischio il pluralismo, anzi.
La televisione, i giornali e i libri, a livelli differente, sono produttori di cultura. Indi veicolano messaggi ed educazione soprattutto per i più giovani. Lei come pensa che si relazionino i giovani con il mondo dell’informazione? E soprattutto ritiene come in passato dissero suoi colleghi di partito, che i giovani possano essere influenzati in maniera pregnante da una malainformazione?
Sicuramente tv, giornali e libri veicolano messaggi per i più giovani e, per quanto riguarda i più piccoli, a volte questi messaggi possono essere devastanti. Io mi sto impegnando moltissimo per fare in modo che almeno la tv rispetti i minori, proponendo loro un’informazione-formazione adeguata. Ci sono, infatti, ben 11 codici di autoregolamentazione non rispettati affatto, anche perché non accompagnati da adeguate sanzioni. Resto dell’opinione che la malainformazione può influenzare, ma sono anche convinto che l’approccio oggi è diverso e i giovani hanno molte più possibilità, rispetto al passato, di formarsi opinioni più complete e approfondite. Internet è solo uno dei tanti esempi che si potrebbero fare a tal proposito. Anche in questo campo, comunque, lavoriamo per difendere i minori, con monitoraggi costanti della rete: stiamo per istituire un numero verde, il 114, per difendere i bambini dagli effetti negativi della tv e di internet.
Infine una curiosità: come si informa il ministro Gasparri?
In molti modi e costantemente. Leggo diversi quotidiani, il ministero prepara una corposa rassegna stampa tutti i giorni, guardo i tg quando posso, navigo su internet, ma soprattutto ricevo notizie da moltissime fonti e in molti modi: via e-mail, telefonicamente, per posta, addirittura via sms.




