twitter facebook picasa mail feed

Nepal: “Golpe reale”

31-8-2003

Un Nepal lacerato da un rigido assolutismo monarchico a cui si oppone una guerra del popolo nata dalla povertà e dalla fame. Accordi di pace che permettono di intravedere soluzioni soltanto precarie.

Nel primo pomeriggio del febbraio 1996 un gruppo di guerriglieri assalta la banca dell’agricoltura di Gorka, direttamente controllata dal governo e coinvolta in numerosi progetti col FMI, e dopo aver prelevato tutto il contante dà alle fiamme tutti i documenti. E’ la prima azione armata del Communist Party of Nepal-Maoist (Cpn-M), ex gruppo estremista d’opposizione alla monarchia costituzionale di re Birendra e uscito dai giochi parlamentari nel 1995. Il movimento maoista, guidato da Pushpa Kamal Dahal, nome di battaglia Prachanda, persegue come obiettivi il rovesciamento della monarchia e la trasformazione del Nepal in Repubblica popolare. Il terrorismo si trasforma ben presto in guerriglia, grazie all’appoggio della popolazione povera delle campagne (specie il distretto di Rolpa), e i maoisti riescono a controllare ampie zone di territorio. Alla questione economica si aggiunge poi quella etnica. Il Nepal, piazzato al centro di un crocevia di popolazioni, raccoglie non solo tutte le etnie vicine (cinese, tibetana, indo-ariana) ma anche una quantità sorprendente di piccole etnie antichissime, protette dall’inacessibilità delle vallate nepalesi.

L’esigenza di contrastare meglio l’organizzazione ribelle porta il re Birendra nel marzo 2001 a varare una legge speciale che istituisce una task force di 15000 paramilitari e affida all’esercito compiti d’affiancamento e pattugliamento. La decisione mostra da un lato come in cinque anni di guerriglia le forze di polizia locale si siano dimostrate del tutto insufficienti per combattere un movimento organizzato come quello maoista (e abbiano spesso disertato), dall’altro come nel paese non ci sia affatto il consenso all’utilizzo dell’esercito contro dei connazionali: solo il Nepali Congress, partito dell’allora premier Koirala, sarebbe stato a favore di una simile misura.

Nel frattempo il movimento maoista si era notevolmente espanso e soprattutto aveva allargato i propri legami oltre confine, favorendo la nascita di un “Comitato Internazionale dell’Asia Meridionale” che raggruppa tutti i partiti maoisti dell’area e offrendo loro la possibilità di installare basi in territorio nepalese. Non sono solo i movimenti maoisti che trovano rifugio nella terra di nessuno nepalese: in cambio di rifornimenti militari e di addestramento, il NCP-M ha offerto rifugio ai sikh indiani, agli indipendentisti del nord dell’India e del Bangladesh e, soprattutto, ai gruppi terroristi di matrice islamica, appoggiati dal Pakistan, che utilizzano il Nepal come base per le loro incursioni in India e Kashmir.

Il due giugno 2001 Dipendra, principe ereditario, ha massacrato la famiglia reale riunita per la cena, compreso il re Birendra, e si è tolto la vita. Il fratello del re, Gyanendra, si trovava per caso fuori città ed è stato incoronato re. Nella versione ufficiale Dipendra, osteggiato dalla famiglia nei suoi progetti di matrimonio, avrebbe nel bel mezzo del pranzo sparato all’impazzata con due mitra, per poi togliersi la vita con una calibro 9. Non si spiega come i colpi esplosi siano solo 47 (con due mitra!), come abbia deciso di togliersi la vita con una terza arma, come abbia fatto a entrare a palazzo così armato. E’ per queste contraddizioni, per come sono state condotte le indagini, che i partiti d’opposizione gridano all’intrigo di palazzo e temono che si sia trattato di un colpo di mano ai danni del popolare e conciliante Birendra, in favore del conservatore Gyanendra, che non ha mai fatto mistero delle sue preferenze per un ritorno all’assolutismo.

Nuove speranze di pace sono nate il 31 gennaio 2003, quando è scattato un nuovo cessate il fuoco tra le forze maoiste e la special task force della monarchia nepalese. Il governo ha tolto la taglia che pendeva sulla testa dei ribelli e li ha delistati dall’elenco interpol, ha revocato la classificazione “organizzazione terrorista” e ha formato un nuovo governo ad interim per poter giungere all’accordo. Sebbene non sia certo il primo tentativo d’accordo, la speranza di successo è alta, specie tra la popolazione, dove la sensazione è che il re abbia preso direttamente in mano la situazione.

All’inizio dell’estate Gyanendra ha imposto come capo del governo Thapa, un appartenente al partito filomonarchico Rpp, suscitando così scontri che hanno paralizzato Kathmandu e le principali città. Le opposizioni affermano che Thapa non è diverso dal suo predecessore Chand, anch’egli imposto dal re.

I partiti democratici hanno pertanto chiesto la riapertura del parlamento e nuove elezioni.

Il 27 agosto 2003 è tuttavia scaduto l’ultimatum imposto dal Cpn-M al governo Thapa al fine di soddisfare le richieste necessarie per la riapertura delle trattative. I maoisti hanno così sferrato nuovi attacchi nei confronti del regime: Deuba è sopravvissuto a un attentato, un ufficiale è rimasto ucciso, un giornalista è stato assassinato, otto ordigni sono esplosi in alcuni edifici governativi a Kathmandu nell’arco di una sola mattinata. Nel distretto di Rolpa sono ricominciate le ostilità.

PrintFriendlyFacebookTwitterGoogle ReaderLinkedInMySpaceDeliciousShare

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , ,

Commenti

Commenti Facebook