Innanzitutto perché punire? Perché la società ha creato e sostiene degli istituti che rappresentano de facto un’anti-società? Quindi, quale dovrebbe essere la funzione del carcere? E in pratica qual è stata la storia di queste istituzioni? Infine, e soprattutto, quali sono le storie delle persone che abitano i penitenziari?
Ecco le domande alle quali prova a rispondere un giornalista competente, che affronta questo tema con lo sguardo di un neofita, di chi. pur non essendone toccato per motivi di studio, di lavoro o personali, vuole capire. Proprio l’approccio da “borghese medio” costituisce uno dei punti di forza dell’opera: gli unici a priori sono rappresentati dalle poche emozioni che un cittadino può avere quando sente nominare qualche “accidente” legato al pianeta carcere.
Con questo punto di vista il libro si snoda in un percorso che si articola in tre sezioni. La prima vuole svelare i presupposti teorici che riguardano la pena.
Una serie di capitoletti approfondisce gli intrecci filosofico-giuridici che, da Kant a Foucault e oltre, hanno giudicato da un punto di vista etico e sociale la struttura carceraria. L’autore spinge per un ripensamento della pena, poiché “la criminalità è un fenomeno complesso, per il quale non esiste né un’unica spiegazione, né una sola medicina”. Ma un’azione pedagogica, una maggiore attenzione alle politiche di prevenzione e, soprattutto, un atteggiamento di profonda umanità verso i detenuti sono necessari. Da ciò consegue l’assurdità di qualsiasi pensiero sulla pena di morte, ma anche solo sull’ergastolo, attuale “pena di morte camuffata”.
Come spesso avviene, però, la pena pensata è assai diversa dalla pena applicata. Un’approfondita e interessante analisi dell’istituzione carceraria in Italia permette al lettore di viaggiare attraverso i penitenziari dalla loro istituzione fino ai giorni nostri. E’ amaro constatare il permanere di alcuni caratteri comuni a quasi due secoli di storia: l’incertezza dei fini, il carattere classista, l’inadeguatezza strutturale.
L’ultima parte è dedicata alle storie, le emozioni e la quotidianità di chi vive ogni giorno la pena. Attraverso i racconti di persone “residenti” in quindici diversi penitenziari, l’autore ci porta dentro a quell’umanità che dovrebbe rendere tangibile l’effetto di queste strutture “invisibili”.
Alla ricerca di un senso per la società della pena
Remo Bassetti, Derelitti e delle pene, Editori Riuniti
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