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Storia di un innocente dietro le sbarre

"Detenuto in attesa di giudizio" di Nanni Loy (Italia 1971)

Immaginiamo un paese di montagne, mari, colline e pianure. Immaginiamo che questo paese sia considerato “il più bel paese del mondo”. Immaginiamo una vacanza in questo paese: tre settimane di un cittadino emigrato all’estero. Una vacanza con la famiglia, attesa, da sogno. Quindi l’arrivo alla frontiera e, invece dell’inizio di un periodo di relax, l’inizio di un incubo.
Immaginiamo che in questo paese i cittadini possano essere arrestati e trasferiti in quattro prigioni diverse senza poter vedere né un avvocato, né un giudice. Immaginiamo lo stato d’animo di quel cittadino che, a malapena cosciente dei capi d’imputazione, si vede costretto a subire le angherie dei secondini e dei compagni di cella, le umiliazioni dei controlli alla toilette e dell’ora d’aria in pochi metri quadrati. Immaginiamo che questo cittadino sia effettivamente innocente, ma che, a causa di strane alchimie burocratiche, carcerarie, ma non solo, sia costretto a passare dei mesi in questa condizione. Immaginiamo che lo sconforto, l’incomprensione colga questo cittadino e che quella che doveva essere la sua vacanza finisca in un ospedale psichiatrico. A questo punto, finalmente, immaginiamo che anche la burocrazia si accorga dell’errore e questo cittadino sia liberato. Libero sì, ma ancora segnato dall’esperienza dietro le sbarre. Se infine immaginiamo che questo cittadino sia Alberto Sordi e che il suo direttore di carcere sia Lino Banfi ci verrà pure da ridere. Ma se pensiamo che questa sarebbe potuta essere la storia di un “Detenuto in attesa di giudizio” nell’Italia degli anni ’70, forse il nostro sorriso verrebbe meno. Oggi il codice di procedura penale fascista, in vigore all’epoca del film, è stato sostituito da un nuovo codice, approvato nel 1989. Eppure, sebbene l’ironia e la splendida interpretazione di Sordi diano una forza particolare alla trama, sembra incredibile che solo quindici anni fa nel nostro paese vi fosse la possibilità di sospendere i diritti civili di una persona per qualche mese, senza doverne rendere conto a nessuno.
Oggi le forme di custodia cautelare sono cambiate e la possibilità di avere un avvocato è assicurata sin dal primo avviso di garanzia, quale che sia il reato in questione. Tuttavia, casi di errori giudiziari sono ancora all’ordine del giorno. Infine, cosa che dal film non traspare, anche le persone che finiscono in carcere per una colpa effettiva possono subire nell’animo le umiliazioni della prigione. Da vedere!

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