Il carcere minorile di Palermo, l’istituto Rosaspina, è il protagonista di “Mery per sempre”, bellissimo film di Marco Risi, del 1988. E’ difficile raccontare il disagio che può comportare l’esperienza del carcere per un ragazzo di quindici anni o meno; è difficile farlo senza perdersi nella retorica, nella critica generalizzata alla società o al sistema. Per questo il regista si affida direttamente ai carcerati, ai ragazzi della periferia di Palermo, chiusi dentro l’istituto per scontare le loro pene, alle prese con il problema di sopravvivere all’interno di quel microcosmo. In primo piano rimane sempre il “Rosaspina”, vissuto attraverso le storie di un gruppo di detenuti che ne tratteggiano un quadro dalle tinte molto forti: ciò che risalta nettamente è la violenza, fisica e psicologica, cui l’istituzione stessa spinge i ragazzi, in un gioco perverso che ricalca i meccanismi della violenza che fuori da quelle mura, nel mondo reale, spinge gli stessi ragazzi a commettere reati per guadagnarsi una rispettabilità – e un futuro – che è inevitabilmente subordinata alla dimostrazione di forza.
La legge che governa il Rosaspina è quella del più forte, in una scala gerarchica che si definisce subito, e che non esenta le guardie e il direttore stesso, un uomo, questo, per cui dirigere un istituto per minori è una missione, per il quale il recupero dei ragazzi è il senso stesso della sua presenza lì dentro, e che mentre lo dichiara si fa servire il caffè su un vassoio da uno dei ‘suoi’ detenuti. In questa realtà irrompe un professore, un insegnante di liceo classico, in fuga dalla caotica Milano, che in attesa che gli venga assegnata una cattedra dal Ministero accetta di insegnare a una classe di detenuti. Parlando con i ragazzi, e soprattutto ascoltandoli, offrendo loro un confronto basato non sulla forza, ma sul rispetto, farà breccia nel muro di odio e violenza che circonda i detenuti, proverà ad intraprendere con loro una strada diversa. Una battaglia persa, ma forse non del tutto.
I ragazzi del Rosaspina
"Mary per sempre" di Marco Risi (Italia 1988)
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