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Commerciare armi conviene

Commerciare armi conviene, lo dicono i numeri dell’ultima relazione governativa sulle esportazioni effettuate nel 2004: il giro d’affari è di 1.489 milioni di euro, con un incremento di oltre il 16% rispetto all’anno precedente e di ben il 72% dal 2001 ad oggi.
In questa sezione abbiamo cercato di approfondire il ruolo dell’industria italiana ed i suoi legami con gli istituti finanziari e di credito. Per cercare di capire quali sono le finalità imprenditoriali ed i principi etici che animano le industrie belliche sul nostro territorio, ci saremmo voluti rivolgere ad un rappresentante della società civile e a un dirigente d’azienda. Purtroppo, le aziende contattate, la Beretta e Finmeccanica, hanno declinato l’invito, evitando di rispondere ai nostri quesiti.
Peraltro, Giorgio Beretta della Campagna Banche armate e Maurizio Simoncelli di Archivio Disarmo hanno assai bene illustrato il ruolo ed il peso delle banche e delle industrie che legano i loro profitti agli armamenti. Il colosso della produzione di armi rimane il gruppo Finmeccanica: esso raduna al suo interno la Agusta spa, la Mbda Italia e l’Alenia Marconi Systems. Oltre il 70% delle commesse per il 2004 sono sue. Per quello che concerne le banche nel 2004 sono state autorizzate transazioni per 1.317 euro. La Banca di Roma ed il gruppo San Paolo Imi si spartiscono oltre il 60% di questa quota. Seguono la Banca Antonveneta e la Banca Nazionale del Lavoro, rispettivamente con il 9% e il 5%.
Sul fronte dei paesi destinatari qualcosa è cambiato rispetto agli anni precedenti. In Italia esiste una legge, la 185 del 1990, che regola le esportazioni di armi ponendo delle limitazioni all’export verso paesi in cui vi sia un embargo, una guerra in atto o palesi violazioni dei diritti umani. Dopo una recente modifica della stessa legge, nel 2003, nei primi quattro posti dei maggiori paesi importatori figuravano Malaysia, Cina e Arabia Saudita. Sembra però che nel corso dello scorso anno le cose siano migliorate e che questi paesi abbiano perso molte posizioni: infatti, nella top ten delle destinazioni 2004 prevalgono i paesi europei come Regno Unito, Norvegia e Polonia, mentre ritroviamo solo la Malaysia al settimo posto con il 5 % delle commesse. La Cina passa da acquisti per 127 milioni di euro a 2 soli milioni di euro. Tutto ciò nonostante a novembre il parlamento europeo abbia votato una conferma dell’embargo quasi all’unanimità. Ad ogni modo, mentre i paesi Nato occupavano circa il 45% delle commesse nel 2003, oggi occupano circa l’80%.
Va però sottolineato che l’anno scorso sono stati ratificati con alcuni paesi del Medio Oriente “Accordi per la cooperazione nel campo della difesa” che, contemplando “acquisizioni e produzioni congiunte” di armamenti, favoriscono gli scambi tra i paesi firmatari e sottraggono informazioni alla relazione governativa e quindi al controllo.

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