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Capire l’oblio

I conflitti dimenticati, a cura della Caritas Italiana, Feltrinelli, Milano 2003.

“In quali paesi del mondo sono attualmente attivi conflitti armati? Tali conflitti sono dimenticati in Italia? Per quali ragioni?” Queste le tre domande fondamentali che hanno guidato la ricerca collettiva di un gruppo di lavoro composto da Caritas Italiana, “Famiglia Cristiana” e “Il Regno”.

Attraverso una serie di rilevazioni statistiche effettuate in oltre due anni si è analizzata la presenza di notizie nei media riguardanti sette conflitti simbolo (Angola, Colombia, Sierra Leone, Sri Lanka, Guinea Bissau). I risultati hanno evidenziato una sostanziale dimenticanza: la maggior parte delle guerre che dilaniano il mondo sono costantemente ignorate dai maggiori attori sociali del paese e dai mezzi d’informazione. Una conclusione confermata anche da un sondaggio telefonico effettuato su un campione rappresentativo della popolazione italiana: un quarto degli intervistati non è in grado di citare nessun paese coinvolto in guerre, e il 40 % delle risposte sono errate o generiche.

Per documentare la “dimenticanza”, il saggio propone una serie di dati aggiornati anche sulla produzione legislativa del governo italiano e delle istituzioni europee, insieme ai documenti ufficiali del Papa e della Chiesa sull’argomento. Servendosi di grafici chiari ed esplicativi, gli autori hanno approfondito in particolare il ruolo dei mass media, consapevoli della loro cruciale importanza: “poiché ciò che non si vede non esiste, l’oblio dei media finisce per diventare inconsapevolezza dell’opinione pubblica”. Il volume presenta perciò un’analisi approfondita e rigorosa della stampa quotidiana italiana, delle agenzie di stampa, delle principali emittenti radiotelevisive nazionali e dell’offerta disponibile su Internet. Particolarmente interessanti si rivelano così le riflessioni sulle distorsioni del sistema informativo, che offrono spunti inediti di comprensione del problema.

“Conflitti dimenticati” è una denuncia seria e pacata di una palese disattenzione del mondo industrializzato nei confronti delle zone più instabili e sofferenti del pianeta. Alla descrizione della situazione si affiancano numerose proposte di intervento per rispondere alle carenze dei paesi occidentali: un cambiamento che non può non partire, secondo gli autori, da una maggiore responsabilizzazione individuale, e da una minore indifferenza nei confronti del dolore e della sofferenza altrui.

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