Prima della pioggia, [Before the rain], di Micho Manchevski, Skopje, Macedonia 1994.
Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia, 1994.
Film che racchiude parole, volti, fotografie, ricco di metafore e di intrecci con un dialogo essenziale, quasi inesistente.
Il ritmo è scandito dalla pioggia che si scatena su macedoni e albanesi: è guerra civile. Alcuni si salvano, alcuni muoiono alla ricerca di un perché che nessuno pare spiegarsi.
Kiril, giovane monaco rompe il suo voto di silenzio per salvare Zamira, ragazza albanese in fuga poiché accusata dell’omicidio di un nemico. I due appartenenti alle contrapposte fazioni, imparano a conoscere i sentimenti ribellandosi al disastroso conflitto che non guarda in faccia nessuno. E mentre in Macedonia continua a piovere, altrove una donna piange sotto lo scroscio della doccia: è Anne, che passa le sue giornate osservando nelle foto i volti delle vittime della stessa guerra. Anne è sposata ma è innamorata del brillante fotoreporter Aleksandar Kirkow, neovincitore del premio Pulitzer, personaggio attorno al quale ruota l’intero ciclo narrativo. Un uomo ossessionato dall’idea di aver ucciso per ottenere qualche scatto, che rifiuta di prendere posizione, che detesta le armi, che non comprende questa guerra. Si tratta della sua terra, egli stesso dice, la Macedonia, nella quale dopo sedici anni decide di tornare al fine di comprendere il perché, di come la sua patria sia stata invasa dalla violenza e dalla morte. Si ritrova a scappare per mettersi in salvo insieme a Zamira (che riappare nuovamente in un gioco in cui il tempo passato-futuro appare sfalsato). L’estremo tentativo non riesce in ogni caso a risparmiarlo dall’illogica ferocia della sua stessa gente. E’ la sconfitta della guerra: l’ennesimo temporale.







