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Prima della pioggia

Prima della pioggia, [Before the rain], di Micho Manchevski, Skopje, Macedonia 1994. Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia, 1994.

Matilde Adducci, Lo Sri Lanka dall’indipendenza octroyée alla guerra civile infinita, in Elisabetta Basile, Michelguglielmo Torri (a cura di), Il subcontinente indiano verso il terzo millennio, Franco Angeli, Milano 2002.

La difficoltà nel reperire testi specifici in italiano sulla storia del conflitto svolgentesi in Sri Lanka sin dal 1983, ci ha indotti a consigliare al lettore un saggio di una trentina di pagine che si trova in un libro ad ampio respiro intitolato “Il subcontinente indiano verso il terzo millennio”. Nonostante la sua brevità il saggio offre un buon punto di partenza per saperne di più sulla questione etnica nell’isola dello Sri Lanka. Matilde Adducci prende le mosse dalla questione linguistica, sottolineando come essa sia stata sempre motivo di scontro tra Tamil e Cingalesi. Il problema della lingua viene presentato però solamente come cartina tornasole per capire come i Tamil non siano stati considerati “cittadini” come gli altri sin dall’indipendenza del 1948. La vera questione, sottolinea la Adducci, è sempre stata infatti quella della cittadinanza. Il diritto alla cittadinanza, con tutti i diritti che porta con sé, non è stato riconosciuto infatti ai Tamil immigrati dall’India all’inizio del secolo scorso ma solo a quelli instauratisi in Sri Lanka da più generazioni. Questo ha fatto sì che una grossa fetta della popolazione di etnia tamil fosse di fatto considerata e trattata da outsider rispetto al resto della popolazione e si trovasse a non poter partecipare attivamente alla vita politica e sociale del paese. L’emarginazione ha portato con se un crescente sentimento di risentimento nei confronti della politica singalese che si è manifestato dapprima con l’istituzione di formazioni partitiche rivendicanti diritti, in seguito con la richiesta da parte delle stesse di una vera e propria separazione dallo stato singalese. Di pari passo al risentimento la violenza etnica andava aumentando esponenzialmente tanto da portare il paese allo scoppio della guerra civile nel 1983.

Film che racchiude parole, volti, fotografie, ricco di metafore e di intrecci con un dialogo essenziale, quasi inesistente.  Il ritmo è scandito dalla pioggia che si scatena  su macedoni e albanesi: è guerra civile. Alcuni si salvano, alcuni muoiono alla ricerca di un perché che nessuno pare spiegarsi.  Kiril, giovane monaco rompe il suo voto di silenzio per salvare Zamira, ragazza albanese in fuga poiché accusata dell’omicidio di un nemico. I due appartenenti alle contrapposte fazioni, imparano a conoscere i sentimenti ribellandosi al disastroso conflitto che non guarda in faccia nessuno. E mentre in Macedonia continua a piovere, altrove una donna piange sotto lo scroscio della doccia: è Anne, che passa le sue giornate osservando nelle foto i volti delle vittime della stessa guerra. Anne è sposata ma è innamorata del brillante fotoreporter Aleksandar Kirkow, neovincitore del premio Pulitzer, personaggio attorno al quale ruota l’intero ciclo narrativo. Un uomo ossessionato dall’idea di aver ucciso per ottenere qualche scatto, che rifiuta di prendere posizione, che detesta le armi, che non comprende questa guerra. Si tratta della sua terra, egli stesso dice, la Macedonia,  nella quale dopo sedici anni decide di tornare al fine di comprendere il perché, di come la sua patria sia stata invasa dalla violenza e dalla morte. Si ritrova a scappare per mettersi in salvo insieme a Zamira (che riappare nuovamente in un gioco in cui il tempo passato-futuro appare sfalsato). L’estremo tentativo non riesce in ogni caso a risparmiarlo dall’illogica ferocia della sua stessa gente. E’ la sconfitta della guerra: l’ennesimo temporale.

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