Francesco è nato a Torino il 10 gennaio del 1981. Dopo aver vissuto per 19 anni all’ombra della Mole, nel 2000 ha fatto il suo primo viaggio intercontinentale, in Burkina Faso. Pensava di andare a fare il “missionario” e invece è stato “salvato” dalla solidarietà degli “indigeni”. Da allora non si è più fermato. Ha vissuto e studiato in Francia, Senegal, India e Stati Uniti. Negli ultimi due anni è stato il rappresentante dell’Istituto delle Nazioni Unite per la ricerca sul crimine e la giustizia (Unicri) al Palazzo di Vetro. Dal gennaio 2011 sarà incaricato di un programma sul dialogo interculturale come mezzo di contrasto al terrorismo presso l’ufficio Unicri di Lucca. Formatosi come giornalista nel settimanale diocesano di Torino, ha continuato a coltivare questa passione scrivendo per varie riviste nazionali e internazionali. A oggi, collabora con Il Riformista e col periodico de Il Sole 24 Ore, Terzo Settore. Oltre a Il Contesto (di cui è co-fondatore), ovviamente.
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Intervista a Silvano Girotto
Ex missionario francescano, appartenente al Mir boliviano, responsabile di uno degli eventuali gruppi di resistenza cileni e pronto a far saltare un’emittente televisiva ostile a Unidad Popular, Silvano Girotto, ci guiderà in una comprensione degli eventi dal “di dentro”. Come ogni testimonianza, anche la sua sarà frutto di una visione parziale, inevitabilmente determinata dal ruolo sociale all’epoca ricoperto. Al contrario di molti testimoni, però, la sua immagine non è legata solo all’11 settembre 1973. Tuttavia, in questo racconto, l’analisi si focalizzerà, senza pregiudizi nei confronti dell’intervistato, sui giorni prossimi al colpo di stato.
Intervista a Erhard Crome
Quali furono le reazioni internazionali al colpo di stato cileno? Lo abbiamo chiesto, durante il Forum sociale europeo, a Erhard Crome, della fondazione tedesca Rosa Luxenburg, legata alla PDS e all’associazione cilena ICAL (Instituto de Ciencias Alejandro Lipschütz).
Guerre e sofferenze ai bordi del mondo: le ragioni di una censura inconsapevole
Bombardata da migliaia di notizie che vogliono stupire, l’opinione pubblica contemporanea può facilmente cadere nella trappola della pretesa onniscienza. Eppure le immagini di violenza e di morte veicolate attraverso i mezzi di informazione spesso ripetono scenari arcinoti e nascondono conflitti che riguardano milioni di persone. Attraverso un dialogo con il direttore de “Le monde diplomatique” abbiamo cercato di capire perché i media nascondano molte più guerre di quante non ne svelino
Futuro dei conflitti e conflitti del futuro
Al di là degli “assoluti”del Novecento
Didattica e opinione: il nuovo ruolo-guida della pubblicità
Anche il mondo dell’informazione è travolto da quel vortice che risucchia la Storia imprimendole una velocità progressivamente continua. Così risulta difficile accorgersi delle novità che incidono su mezzi di comunicazione apparentemente obsoleti, ma alla continua ricerca di un rinnovamento. Chi meglio di uno storico, che si è a lungo occupato del problema dell’informazione e delle sue relazioni con l’istruzione, può dunque guidarci in un percorso che necessita i dovuti distinguo da paese a paese? È infatti anche questo il ruolo di Nicola Tranfaglia, preside della Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Torino.
Altri mondi …dei media
L’immagine dei paesi africani, che amiamo di frequente considerare come un unicum, si dimena spesso in un’ambiguità pregiudiziale: da un lato, si sognano dei luoghi esotici dove si possano effettuare safari avvincenti; dall’altro, si inorridisce di fronte alla povertà, alle malattie e alle guerre che sembrano dilaniare senza pietà queste terre e i loro abitanti. Ogni immagine, se non verificata in una realtà non parziale, rischia, però, di essere veicolo per precomprensioni che non corrispondono alla verità. Per questo abbiamo provato a sciogliere alcuni dei nodi fondamentali dell’informazione, nel “Terzo mondo”, dal “Terzo mondo” e sul “Terzo mondo”. In questo ci ha aiutato Mohammed Aden Sheyk, ministro dell’informazione in Somalia negli anni ’70, sotto il governo di Siad Barre, e recente consigliere comunale a Torino.
Diritto all’informazione: bene acquisito o meta di conquista?
Spunti di riflessione emergenti: un dibattito sociale sulle possibilità di una comunicazione informativa democratica.
Quando la politica incrocia la coscienza dei cittadini
“L’Europa, continente dei valori umanistici, della Magna Carta, del Bill of Rights … della libertà, della solidarietà e soprattutto della diversità”.
Dichiarazione di Laeken sul futuro dell’Unione Europea



