Articoli taggati con carcere minorile
Oltre i legami di sangue
I ragazzi del Rosaspina
E i minori?
Solo nel 1998 una sentenza della Corte Costituzionale ha escluso l’applicabilità del ricovero in Ospedali Psichiatrici Giudiziari, sia in via definitiva che in via provvisoria, per i minorenni. Dove vengono mandati i minori rei affetti da vizi mentali? Qual è l’iter giudiziario che seguono? Dove vengono ospitati e curati? Abbiamo chiesto alla Dott.ssa Lucia Chiappinelli, psicologa che lavora presso il Carcere Minorile di Roma, delineare il quadro della situazione.
Tra progettualità e impotenza
Qual è la funzione del carcere minorile dal punto di vista di chi lo vive e quali sono le sue prospettive future? Lo abbiamo chiesto a Leopoldo Grosso, psicologo e vice-presidente del Gruppo Abele. Avendo lavorato per tre anni, dal 1999 al 2002, come consulente ed educatore nelle strutture del Ferrante Aporti di Torino ha avuto molteplici esperienze con la quotidianità dei giovani e giovanissimi reclusi. Ecco il nostro tentativo di capire le possibilità di contatto tra i detenuti e la società civile.
Aspettando di essere liberi. L’adolescenza tra quattro mura.
La gestione di un carcere minorile deve necessariamente tener conto di dinamiche molto delicate, offrendo una realtà che sia spendibile nel momento in cui il ragazzo uscirà dal carcere. Di questa ed altre tematiche discutiamo con la dottoressa Elena Lombardi Vallauri, direttrice dell’istituto penitenziario minorile “Ferrante Aporti” di Torino.
La macchina carceraria: condizione detentiva e complessità organizzativa
Pietro Buffa, direttore della casa circondariale “Le Vallette”, dopo l’incarico di esperto del Tribunale di Sorveglianza dei minori (una delle due figure non togate che stanno nel collegio giudicante), decide di lavorare nell’ambito penitenziario. Ci descrive il mondo di cui è a capo e ci permette di avvicinarci alla realtà della vita detentiva, attraverso l’analisi di alcune dinamiche e di avvenimenti della giornata da carcerati.
Il sistema penitenziario tra norma e realtà
Com’è articolata l’amministrazione carceraria italiana? Quali sono le relazioni tra questo sistema ed i principi cardine su cui si poggia? Giancarlo Caselli, Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Torino e Presidente del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria dal 1999 al 2001, e Francesco Gianfrotta, negli stessi anni direttore dell’Ufficio centrale detenuti e trattamento presso il Dap, rispondono a due voci a questi interrogativi fondamentali, permettendoci di comprendere l’entità dei problemi del nostro sistema carcerario.
Neutralizzare i “cattivi”: un’esigenza della società
Qual è la funzione del carcere? Come si struttura questa micro-società? Ed ancora, il carcere è un’istituzione atta a riabilitare o ad allontanare semplicemente i “cattivi” dalla società? Queste ed altre domande le abbiamo poste al Prof. Amedeo Cottino, sociologo che insegna presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino, e col quale abbiamo cercato di capire quali siano i meccanismi dell’interazione tra la “società esterna” e la “società interna”.
La pena pensata: giustificazioni e teorie pro e contro il carcere
L’idea dell’esistenza di alcune regole sociali, che se infrante comportano una punizione/riparazione, risale a tempi assai remoti della storia umana. Capire come si è arrivati a definire la pena in termini di limitazione della libertà, capire su quali fondamenta razionali poggi l’idea della reclusione, capire se il carcere è destinato a sopravvivere in eterno o ad essere superato: ecco le questioni che abbiamo chiarito con l’aiuto del professor Luigi Ferrajoli, docente di filosofia del diritto all’università di Roma 3 e autore di un libro* che ha ispirato la riflessione sulle prospettive del garantismo negli ultimi 15 anni.
Carcere, le risposte dei nostri intervistati
Le interviste riunite in questo numero rappresentano un confronto, almeno per quanto, implicitamente, ogni lettore è portato a porre una voce in rapporto con le altre. Si è cercato, però, di costruire un confronto anche esplicito, ponendo a ogni personaggio due domande a sé, staccate dall’intervista specifica, e affiancare le loro risposte in un percorso “trasversale”. Mancano, da questo confronto, le opinioni degli intervistati sui CPTA, poichè l’argomento è stato affrontato di per sè per istituire un confronto con l’intera realtà del carcere affrontata nelle altre pagine.



