Articoli taggati con censura
Guerre e sofferenze ai bordi del mondo: le ragioni di una censura inconsapevole
Bombardata da migliaia di notizie che vogliono stupire, l’opinione pubblica contemporanea può facilmente cadere nella trappola della pretesa onniscienza. Eppure le immagini di violenza e di morte veicolate attraverso i mezzi di informazione spesso ripetono scenari arcinoti e nascondono conflitti che riguardano milioni di persone. Attraverso un dialogo con il direttore de “Le monde diplomatique” abbiamo cercato di capire perché i media nascondano molte più guerre di quante non ne svelino
“Terrorismo maoista” o “Guerra del popolo”?
(Roma) Si deve parlare di terrorismo o di una guerra del popolo dettata da condizioni economiche disastrose? Quali sono gli interessi internazionali che si nascondono dietro ad ingenti aiuti militari? Come si articolano le dinamiche informative? Sergio Trippodo, direttore di Stringer Asia (periodico di politica estera, economia e cultura sull’India e i Paesi limitrofi), ci permette di ampliare il quadro generale sul conflitto nepalese.
Intervista a Enrico Deaglio
Il direttore della rivista settimanale “Diario”, chiarisce, anche attraverso le sue esperienze personali di militante di Lotta Continua prima, e di giornalista dopo, le complesse interdipendenze fra informazione e politica. Dal quadro proposto emerge un’informazione orientata da una politica che, soprattutto oggi, raggiungendo il suo culmine nel momento mediatico, rischia di divenire virtuale ed in parte dipendente dai mezzi comunicativi a disposizione e quindi anche dalle risorse economiche.
Un’anomalia del giornalismo: il modello italiano
Attraverso un confronto con la stampa estera si è cercato di delineare un percorso di analisi dei meccanismi insiti nel giornalismo italiano e di definirne i caratteri peculiari: editori “impuri” ed editori “puri”, giornalismo d’inchiesta “prono” e “impertinente”, influenza e controllo sull’informazione da parte della politica e dell’economia, censura interna ed esterna ai giornali, linea politica e orientamento delle testate vengono a formare un quadro più o meno completo della situazione italiana.
Marco Travaglio, giornalista di Repubblica, ci offre la sua opinione di tecnico e produttore di informazione su quelle che sono le tematiche più “calde” e discusse del momento.
La parola al ministro
I Maggiori problemi dell’informazione italiana oggi, dalla malainformazione, al problema del pluralismo, alle polemica sulla satira e sulla censura, di cui il caso-Satyricon è l’emblema, e dal nuovo CDA RAI alla “Terza Via” in un contesto televisivo bipolare (RAI – Mediaset): questi gli argomenti trattati nell’intervista rilasciata via e-mail dal Ministro Maurizio Gasparri, la più alta carica istituzionale nel campo dell’informazione.
Un dedalo di risposte e di proposte per “risolvere” o affrontare in maniera diversa i problemi inerenti a questo settore da parte di chi, già giornalista, direttore associato de “Il secolo d’Italia” e attivista politico in diverse organizzazioni giovanili (Fronte della Gioventù e Fuan), ora riveste la carica di ministro del settore delle Comunicazioni nel Governo Berlusconi.
Breve saggio sulla libertà di informazione e i suoi modelli
Altri mondi …dei media
L’immagine dei paesi africani, che amiamo di frequente considerare come un unicum, si dimena spesso in un’ambiguità pregiudiziale: da un lato, si sognano dei luoghi esotici dove si possano effettuare safari avvincenti; dall’altro, si inorridisce di fronte alla povertà, alle malattie e alle guerre che sembrano dilaniare senza pietà queste terre e i loro abitanti. Ogni immagine, se non verificata in una realtà non parziale, rischia, però, di essere veicolo per precomprensioni che non corrispondono alla verità. Per questo abbiamo provato a sciogliere alcuni dei nodi fondamentali dell’informazione, nel “Terzo mondo”, dal “Terzo mondo” e sul “Terzo mondo”. In questo ci ha aiutato Mohammed Aden Sheyk, ministro dell’informazione in Somalia negli anni ’70, sotto il governo di Siad Barre, e recente consigliere comunale a Torino.
Professione reporter: l’esclusione del giornalista dal campo di battaglia
(Torino) Il mestiere del giornalista si sta evolvendo drammaticamente, le dinamiche dell’informazione stanno cambiando, lasciando sempre meno spazio a forme dirette come il reportage. Si sta giungendo ad una fase di “post-giornalismo”, sempre più caratterizzata dall’egemonia delle agenzie e dall’esclusione dell’inviato dal campo di battaglia. Ne parliamo con il dottor Mimmo Candito, da trent’anni corrispondente di guerra per “La Stampa” in tutti i maggiori conflitti, e direttore de “L’indice”, prestigiosa rivista letteraria di recensione e critica.
Informazione, le risposte dei nostri intervistati alle “domande trasversali”
Le interviste che abbiamo raccolto rappresentano già di per sé un confronto, quantomeno nella misura in cui, implicitamente, il lettore tende ad inserire una voce in rapporto con altre. Si è cercato, però, di costruire un confronto anche esplicito, pondendo a ogni personaggio due domande a sé, staccate dall’intervista specifica, affiancando così le loro risposte in un percorso “trasversale”.



