Un fratello maggiore

Pierrot viene svegliato nella suo cella dale prime luci dell’alba. Il suo gatto Ciccio è già sveglio da un po’.

Buongiorno Ciccio.
“Buongiorno, hai dormito bene?”
Non, molto ad essere sincero, ho ripercorso parti di quella mia vita che ti sto raccontando e sono malinconico.
“Erano cose brutte?”
Non solo, ho anche molti ricordi belli, ma poi li soffoco in parte perché sto cercando di capire dove e come tutto è cominciato.
“Tutto cosa?”
Tutto, Ciccio, tutto il mio cammino fatto di Rabbia e di Paura e di solitudine, insomma tutto quello che oggi mi porta ad essere qui in questa cella tra sbarre e cemento…
Sai, Ciccio, stavo sognando il periodo in cui i miei, troppo occupati nel lavoro mi mandavano al doposcuola dalle suore, mi ricordo le bacchettate, le mani legate dietro la schiena perché poggiavo i gomiti sul tavolo, avrei voluto scappare ma non potev, quando i genitori venivano a prenderci ero il primo a scendere, non vedevo l’ora di andarmene, di abbracciare i miei, ma vedevo tutti andare via quasi in contemporanea, io e le mie sorelle aspettavamo per ultimi, alcune volte anche intere ore in più, io stavo sugli scalini dell’uscio tutto rannicchiato e non nascondo che alcune volte il mio viso si inumidiva.
“Ma scusa, perché i tuoi genitori non venivano?”
Vedi, la loro assenza era dovuta agli impegni di lavoro, dovevano pagare un mutuo e poi non ci facevano mancare niente, come i vizi, le leccornie, i vestiti, ma io volevo solo amore, semplicemente amore… Passarono i cinque anni, e con le Suore fu una parentesi chiusa, ora era tempo delle medie, nel frattempo mio padre ospitò da noi un ragazzo, era il figlio di una prostituta.
“Come lo sapevi se eri piccolo?”
“Attraverso la televisione, i visto delle donne vicino ai falò che andavano con tanti, e qualcuno dire le solite prostitute e io avevo immagazzinato, quando andammo a trovare questa donna per ospitare il figlio la vidi vicino ad un falò insieme ad altre, vestita proprio come nella mia immagine e così mi bastò fare il gioco delle associazioni, gioco che uso ancora oggi per capire chi ho davanti e ho affinato la tecnica in tutti questi anni…
Comunque questo ragazzo più grande di me venne da noi. Ero contento, stavo con due sorelle e avere lui vicino era come se avessi un fratello più grande, mi faceva giocare, uscire e divertirmi, mi faceva vedere cose proibite come giornali con persone nude, e mi faceva bere e fumare, ero al settimo cielo.
“Eri felice”
Si Ciccio, ero molto felice, quasi come nelle feste di Natale, quando si riuniva tutta la famiglia in una casa, eravamo così tanti tra zii e cugini che c’era persino chi dormiva nella vasca da Bagno, si giocava a piatto, sette e mezzo, tombola… Quanto ridere, quanta gioia con i miei cugini…
“Dovevo essere fantastico”
Si lo era caro amico, lo era finché una notte quel ragazzo non mi si avvicinò e con la sua mano fredda cominciò ad accarezzarmi… Mi sussurrava di stare in silenzio, che mi sarebbe piaciuto, ma io ero immobile, non riuscivo a muovermi, gridavo ma le parole non uscivano, piangevo, ma le lacrime non scendevano.
“Capisco e sto vedendo sul tuo volto l’orrore e ho paura, ma ti prego, dimmi tutta la verità”

(10. Continua…)

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