Capitolo I

Tutto ebbe inizio nella valle delle storie senza fondamento, ed è da lì che io inizierò il mio racconto.
Intrapresi questa avventura con gran forza, fiducioso del successo ed ottimista: non solo, ero convinto che sarebbe stato di grande utilità a tutta l’umanità. Il Mondo era sommerso dall’oscurità, gli uomini si combattevano e si contendevano ogni cosa avesse un valore oggettivo, l’acqua scarseggiava, la terra si stava seccando, bruciava l’odio, bruciava la rabbia, ardeva l’egoismo, ed il sangue non aveva più nessun valore. Solo l’amore poteva rimettere ordine a tutte le cose della terra. Ma ciò nonostante l’uomo sperava ancora in un futuro.
Senza neanche pensare a ciò che il destino mi stava riservando, iniziai il mio viaggio fuori dalla valle Senza Fondamento. Mi diressi verso il primo avamposto ancora abitato da grosse famiglie, il Capo Tribù lo conoscevo fin dall’infanzia, il suo nome era Timoteo, un uomo retto e giusto che non si risparmiava mai su niente e nessuno. Egli seppe in anticipo del mio arrivo, così come gli era stato riferito dalle sentinelle d’avamposto, e si fece trovare alle porte del villaggio per accogliermi di persona con tutti gli onori, cosa che di questi tempi era rara.
Di solito tutti i villaggi ancora attivi erano molto guardinghi e diffidenti anche verso coloro che si ritenevano persone “amiche”. Timoteo dopo i consueti convenevoli si apprestò subito ad ascoltare ciò che avevo da riferirgli, così io mi misi a raccontargli le mie preoccupazioni…. Raccontai di quegli uomini vestiti di bianco, di come erano apparsi e soprattutto dell’allarmante messaggio che erano venuti a portare.
Dario mi guardò, nei suoi occhi c’era molta preoccupazione, la strana atmosfera che circondava tutto il villaggio era grassa come l’olio di balena. E in quel momento apparve davanti a me, come un raggio di sole trafigge il fogliame di una foresta e ne illumina tutto il sottostante, come la brezza di primavera, il suo profumo sapeva di fragole appena strappate dalla pianta. Dario colse il mio stupore e venne in mio soccorso accennando appena un sorriso e chiamandola con il suo nome: ISABEA si chinò davanti a me versandomi dell’altro sidro, accennando un saluto con gli occhi, il mio cuore sembrava cavalcasse sulle onde e mi resi conto in quel breve istante che non avrei più potuto fare a meno di lei.
Dario era il mio grande amico d’infanzia, con lui avevamo vissuto mille avventure. Ho ancora impresso nella memoria quel fatidico giorno che fummo attaccati da un branco di lupi nella foresta di Canndarnel sud di Pascal: quel giorno Dario mi salvò la vita. Salutai e mi ritirai per trascorrere la notte e risposare: l’indomani mi aspettava una giornata lunga e faticosa
La notte mi riservò una serie di incubi, non so bene se fossero realmente incubi o delle premonizioni, fatto sta che al mio risveglio c’erano ad attendermi vicicino alla porta della mia capanna Dario e Isabea.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.